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Cardinal Martino: Niente più finanziamenti cattolici ad "Amnesty
International", dopo la svolta abortista
CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 13 giugno 2007(ZENIT.org).- In una intervista rilasciata al periodico statunitense National
Catholic Register, il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace, ha chiesto alla Chiesa e ai cattolici di
sospendere i contributi ad Amnesty International, dopo che la nota organizzazione
internazionale si è schierata a favore dell’aborto.
Lo scorso 25 marzo, nel corso della loro Conferenza nazionale annuale, a Edimburgo, i
circa 400 membri britannici di Amnesty International hanno espresso con un voto la
decisione di impegnarsi per la depenalizzazione dell'aborto, l'accesso a servizi per
programmi di controllo demografico, legalizzazione, gratuità e accessibilità
dell'interruzione volontaria di gravidanza.
Pur essendo stata fondata da un cattolico, l'avvocato inglese Peter Benenson, nel 1961, e
pur avendo fatto della battaglia per i diritti umani la sua bandiera, Amnesty
International non ha mai espresso un parere chiaro nei confronti della interruzione
volontaria di gravidanza.
Negli ultimi anni in particolare, l’aborto è stato indicato da alcuni membri di Amnesty
come un vero e proprio diritto da contemplare all’interno di quelle azioni di riduzione
e selezione della nascite meglio nota come parte dei programmi per i “diritti
riproduttivi”.
Nell’intervista concessa al NCR il Cardinale Renato Martino ha espresso profondo
rammarico per la presa di posizione abortista di Amnesty International,
sottolineando che “schierarsi per la depenalizzazione dell'interruzione volontaria di
gravidanza rappresenta un tradimento delle finalità istituzionali dell'organizzazione”.
Secondo il porporato, “conseguenza inevitabile di tale decisione, sarà la sospensione
di ogni finanziamento ad Amnesty da parte delle organizzazioni ed anche dei singoli
cattolici”.
“Grazie a Dio – ha spiegato il Presidente del Pontificio Consiglio – non esiste un
diritto di aborto internazionalmente riconosciuto, come si deduce anche dalla Conferenza
del Cairo delle Nazioni Unite sulla popolazione, che ha escluso l'aborto come mezzo lecito
di controllo delle nascite”.
Il Cardinale Martino, che nel 1994, quando si è tenuta questa Conferenza internazionale
in Egitto, era Nunzio Apostolico ed Osservatore Permanente della Santa Sede presso le
Nazioni Unite, si trovò a guidare per l’occasione la delegazione vaticana.
Nell’intervista, il porporato sostiene inoltre che “le lobbies abortiste stanno
continuando la loro propaganda, che si inquadra in quella che il Servo di Dio Giovanni
Paolo II chiamava la ‘cultura di morte’, ed è estremamente grave che una benemerita
organizzazione come Amnesty International si pieghi ora alle pressioni di tali
lobbies”.
Il Presidente del Pontificio Consiglio ha quindi affermato che bisogna “intensificare
l'impegno dei cattolici, ma anche di ogni persona di buona volontà, in difesa del diritto
alla vita di tutti i nascituri, senza impossibili distinzioni tra casi in cui l'uccisione
del bimbo nel seno materno sarebbe giusta e altri no”.
“La soppressione volontaria di ogni vita umana innocente – ha ribadito infine – è
sempre un delitto e mina alle basi il bene comune della famiglia umana”. |