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ZI08030509 - 05/03/2008
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Il primato del Papa, necessario per la comunione della Chiesa


Benedetto XVI presenta la figura di Papa Leone Magno


CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 5 marzo 2008 (ZENIT.org).- Il primato del Papa è necessario per la comunione della Chiesa universale, sostiene Benedetto XVI.

Lo ha spiegato questo mercoledì agli oltre settemila pellegrini riuniti nell'Aula Paolo VI in occasione dell'udienza generale dedicata a Papa San Leone Magno (morto nel 461), nella quale ha continuato la serie di catechesi in cui sta presentando i Padri della Chiesa.

Visto che non tutti i pellegrini avevano trovato posto nell'Aula, il Papa ha salutato altre migliaia di fedeli nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dove riposano i resti mortali di quel Pontefice.

Ricordando la figura del primo Papa ad aver assunto il nome di Leone, Benedetto XVI ha mostrato “come l’esercizio del primato romano fosse necessario allora, come lo è oggi, per servire efficacemente la comunione, caratteristica dell’unica Chiesa di Cristo”.

Papa Joseph Ratzinger lo ha evidenziato evocando il ministero del suo predecessore: “Leone Magno, costantemente sollecito dei suoi fedeli e del popolo di Roma, ma anche della comunione tra le diverse Chiese e delle loro necessità, fu sostenitore e promotore instancabile del primato romano, proponendosi come autentico erede dell’apostolo Pietro”.

“Di questo si mostrarono ben consapevoli i numerosi Vescovi, in gran parte orientali, riuniti nel Concilio di Calcedonia”, ha aggiunto.

Celebrato nell’anno 451, con 350 Vescovi partecipanti, questo Concilio fu la più importante assemblea fino ad allora celebrata nella storia della Chiesa e rappresentò il culmine del processo dei tre Concili precedenti – Nicea, Costantinopoli ed Efeso – con il quale si formulò la natura divina e umana della Persona del Figlio di Dio.

Il Papa inviò una lettera al Vescovo di Costantinopoli sulla natura di Gesù, che venendo letta nell'assemblea fu accolta, come ha ricordato il Papa, “dai Vescovi presenti con un’eloquente acclamazione, della quale è conservata notizia negli atti del Concilio: 'Pietro ha parlato per bocca di Leone', proruppero a una voce sola i Padri conciliari”.

Da quell'intervento e da altri pronunciati durante la controversia circa la natura di Cristo di quegli anni “risulta con evidenza come il Papa avvertisse con particolare urgenza le responsabilità del Successore di Pietro”.

Il suo ruolo, ha spiegato, “è unico nella Chiesa”. “E queste responsabilità il Pontefice seppe esercitare, in Occidente come in Oriente, intervenendo in diverse circostanze con prudenza, fermezza e lucidità attraverso i suoi scritti e mediante i suoi legati”.

Leone Magno esercitò questo ministero stando vicino al popolo e ai fedeli “con l’azione pastorale e la predicazione”, ha ricordato il Papa.

In particolare, ha osservato, “animò la carità in una Roma provata dalle carestie, dall’afflusso dei profughi, dalle ingiustizie e dalla povertà” e “contrastò le superstizioni pagane e l’azione dei gruppi manichei”.

Benedetto XVI ha sottolineato soprattutto una delle grandi preoccupazioni di Papa Leone: “legò la liturgia alla vita quotidiana dei cristiani: per esempio, unendo la pratica del digiuno alla carità e all’elemosina”.

“Leone Magno insegnò ai suoi fedeli – e ancora oggi le sue parole valgono per noi – che la liturgia cristiana non è il ricordo di avvenimenti passati, ma l’attualizzazione di realtà invisibili che agiscono nella vita di ognuno”.

“Impariamo quindi con San Leone Magno a credere in Cristo, vero Dio e vero Uomo, e a realizzare questa fede ogni giorno nell'azione per la pace e nell'amore per il prossimo”, ha concluso.