| http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=10936&dos=115&size=A 30/11/2007 VATICANO
La speranza del Papa è anche per gli atei
di Bernardo Cervellera
Con la nuova enciclica, Benedetto XVI chiede ai cristiani di
superare una concezione individualistica della salvezza e di essere ministri di speranza
per la società mondiale. E chiede anche agli atei di avere il coraggio di fare “autocritica”
dopo i fallimenti sociali e l’ambiguità del progresso scientifico.
Roma (AsiaNews) - Con la nuova magistrale enciclica “Spe Salvi” Benedetto XVI
chiede a tutti i cristiani di diventare “ministri di speranza per gli altri” (n. 34).
C’è una specie di richiamo al valore universale della missione, che è più di una pia
esortazione: i cristiani sono chiamati a “produrre” speranza per il mondo nel campo
della scienza, della cultura e della politica.
La mancanza di speranza della nostra società contemporanea è davanti agli occhi di
tutti. I problemi sociali che attanagliano intere popolazioni – fame, malattie, diritti
umani - continuano a non trovare soluzioni per l’inanità di molti governi e
organizzazioni internazionali; perché si preferisce non rischiare il proprio potere e
ricchezza; perché si preferisce rafforzare gli eserciti e programmare guerre invece che
opere di pace.
La conclusione è un’umanità stanca che si trova ogni giorno davanti agli stessi
problemi e una gioventù sempre meno interessata al bene comune. Questo vale per l’Asia,
dove giovani cinesi e indiani sognano solo carriera e denaro per sé, ma ancora di più
nel vecchio occidente. “Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella
formazione etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo interiore (cfr Ef 3,16; 2 Cor 4,16),
allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l'uomo e per il mondo” (n. 23). Se
n’è accorto il governo vietnamita che dopo anni di ideologia materialista si rende
conto di aver creato solo una classe corrotta di politici e una gioventù disperata che
affoga nel sesso e nella droga e non si preoccupa dei suoi anziani. E per cercare di
salvare il Paese ora il governo chiede alla Chiesa cattolica di istruire i giovani, di
innervare la società con valori che essi hanno perduto. È quasi una specie di rivincita
per il defunto card. Van Thuan (citatissimo nell’enciclica), che ha passato 13 anni di
prigionia e di isolamento mentre nel suo Paese dominava l’ubriacatura violenta e
ideologica dei vietcong.
Il papa chiede ai cristiani di pensare alla speranza non solo in termini individuali,
ma anche sociali e per questo addita come modelli i martiri (“persone [che] si sono
opposte allo strapotere dell'ideologia e dei suoi organi politici, e, mediante la loro
morte, hanno rinnovato il mondo”, n. 8) e le persone consacrate, i vergini, che “per
amore di Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo,
per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima” (n. 8).
Per rendere fruttuosa la testimonianza cristiana, il pontefice suggerisce la preghiera,
la compassione e la consolazione verso chi soffre, ma anche l’accettare di soffrire per
la verità: “La verità e la giustizia devono stare al di sopra della mia comodità ed
incolumità fisica, altrimenti la mia stessa vita diventa menzogna” (n. 38). E ancora,
in un altro passo, parlando della “hypostole”, cioè “il sottrarsi di chi
non osa dire apertamente e con franchezza la verità forse pericolosa”, aggiunge: “Questo
nascondersi davanti agli uomini per spirito di timore nei loro confronti conduce alla «
perdizione » (Eb 10,39)” (cfr. n. 9). |