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per la 32a Giornata
Nazionale per la vita (7 febbraio 2010) Chi
guarda al benessere economico alla luce del Vangelo sa che esso non è
tutto, ma non per questo è indifferente. Infatti, può servire la vita,
rendendola più bella e apprezzabile e perciò più umana. Fedele
al messaggio di Gesù, venuto a salvare l’uomo nella sua interezza, la
Chiesa si impegna per lo sviluppo umano integrale, che richiede anche il
superamento dell’indigenza e del bisogno. La disponibilità di mezzi
materiali, arginando la precarietà che è spesso fonte di ansia e
paura, può concorrere a rendere ogni esistenza più serena e distesa.
Consente, infatti, di provvedere a sé e ai propri cari una casa, il
necessario sostentamento, cure mediche, istruzione. Una certa sicurezza
economica costituisce un’opportunità per realizzare pienamente molte
potenzialità di ordine culturale, lavorativo e artistico. Avvertiamo perciò
tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte
aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano
possono avere effetti disumanizzanti. La povertà, infatti, può
abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in
se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi
di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati
dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere
dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con
crescente rassegnazione e sfiducia. Proprio
perché conosciamo Cristo, la Vita vera, sappiamo riconoscere il valore
della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà
di mezzi e risorse. Proprio perché ci sentiamo a servizio della vita
donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi
economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze
sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più
deboli e indifesi. Il
benessere economico, però, non è un fine ma un mezzo, il cui valore è
determinato dall’uso che se ne fa: è a servizio della vita, ma non è
la vita. Quando, anzi, pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne
la motivazione, si snatura e si perverte. Anche per questo Gesù ha
proclamato beati i poveri e ci ha messo in guardia dal pericolo delle
ricchezze (cfr Lc 6,20-25). Alla sua sequela e testimoniando la libertà del
Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non
confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita,
infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà.
L’uso distorto dei beni e un dissennato consumismo possono, anzi,
sfociare in una vita povera di senso e di ideali elevati, ignorando i
bisogni di milioni di uomini e di donne e danneggiando irreparabilmente
la terra, di cui siamo custodi e non padroni. Del resto, tutti
conosciamo persone povere di mezzi, ma ricche di umanità e in grado di
gustare la vita, perché capaci di disponibilità e di dono. Anche
la crisi economica che stiamo attraversando può costituire
un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la
bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni
degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire
la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale
ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio,
denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio
etico, il delitto dell’aborto. Sarebbe assai povera ed egoista una
società che, sedotta dal benessere, dimenticasse che la vita è il bene
più grande. Del resto, come insegna il Papa Benedetto XVI nella recente
Enciclica Caritas in veritate,
“rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche
importanti e benefiche ricadute sul piano economico” (n. 45), in
quanto “l’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed
economica” (n. 44). Proprio
il momento che attraversiamo ci spinge a essere ancora più solidali con
quelle madri che, spaventate dallo spettro della recessione economica,
possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci
impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza. Ci fa
ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone
della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla
come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo
spegnersi naturale. Roma, 7 ottobre 2009 Memoria della Beata Vergine del Rosario
Il Consiglio Permanente
della Conferenza Episcopale Italiana
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