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ZI09020112 - 01/02/2009
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Il Papa alla CISL: occorrono nuovi rapporti tra mercato e lavoro

Benedetto XVI sottolinea la necessità di una “nuova cultura della solidarietà”


CITTA' DEL VATICANO, domenica, 1° febbraio 2009 (ZENIT.org).- Una nuova sintesi tra mercato, capitale e lavoro, che non dimentichi la solidarietà e la dignità dei lavoratori. E’ questa, secondo Benedetto XVI, la soluzione per uscire dalla crisi economica.

Il Papa ne ha parlato ricevendo sabato mattina in Vaticano i dirigenti della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL), guidata dal Segretario generale, Raffaele Bonanni, per  i 60 anni di sua fondazione.

“La grande sfida ed opportunità che la preoccupante crisi economica del momento invita a saper cogliere, è di trovare una nuova sintesi tra bene comune e mercato, tra capitale e lavoro”, ha detto il Papa.

Benedetto XVI ha poggiato la sua riflessione sugli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa i quali, ha ricordato, fin dall’alba del XX secolo - con la celebre Enciclica di Leone XIII Rerum novarum - difesero l’“inalienabile dignità dei lavoratori” e contribuirono a promuovere la visione cristiana del lavoro.

 “Per superare la crisi economica e sociale che stiamo vivendo – ha affermato il Pontefice –, sappiamo che occorre uno sforzo libero e responsabile da parte di tutti; è necessario, cioè, superare gli interessi particolaristici e di settore, così da affrontare insieme ed uniti le difficoltà che investono ogni ambito della società, in modo speciale il mondo del lavoro”.

“Mai come oggi si avverte una tale urgenza – ha osservato –; le difficoltà che travagliano il mondo del lavoro spingono ad una effettiva e più serrata concertazione tra le molteplici e diverse componenti della società”.

“L’auspicio – ha proseguito – è quindi che dall’attuale crisi mondiale scaturisca la volontà comune di dar vita a una nuova cultura della solidarietà e della partecipazione responsabile, condizioni indispensabili per costruire insieme l’avvenire del nostro pianeta”.

Nel suo indirizzo di saluto al Santo Padre, Bonanni aveva affermato l’importanza di “cambiare il nostro modello di capitalismo”, sottolineando che da “finanziaria ed economica” questa crisi globale si sta sempre più trasformando in “sociale e del lavoro”, tanto da incoraggiare a “una sinergia tra le istituzioni e tutti i soggetti politici, economici e sociali, in un nuovo grande patto di concertazione, come già avvenne in altre stagioni difficili della vita del nostro Paese”.

Bonanni ha chiesto, in particolare, “uno sforzo straordinario per promuovere i più deboli della società e per ridurre le ampie fasce di povertà e di emarginazione che purtroppo rappresentano ancora una fetta consistente della popolazione italiana”.

A suo giudizio, infatti, “il capitale è sì importante ed ha un ruolo significativo da svolgere, ma a condizione che sia al servizio delle persone e che rispetti i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in ogni parte della terra, tuteli e garantisca la continuità del creato”.

Nel suo discorso, Benedetto XVI, dopo aver richiamato “il ruolo e l’importanza strategica dei sindacati”, messi in luce dalle recenti Encicliche sociali, ha inoltre ricordato ai dirigenti della CISL che “il mondo ha bisogno di persone che si dedichino con disinteresse alla causa del lavoro nel pieno rispetto della dignità umana e del bene comune”.

“La Chiesa, che apprezza il ruolo fondamentale dei sindacati, vi è vicina oggi come ieri, ed è pronta ad aiutarvi, perché possiate adempiere al meglio il vostro compito nella società”, ha concluso.

ZI09020105 - 01/02/2009
Permalink: http://www.zenit.org/article-17036?l=italian

Discorso di Benedetto XVI ai Dirigenti della CISL

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 1° febbraio 2009 (ZENIT.org).- Riportiamo le parole pronunciate questa sabato da Benedetto XVI nel ricevere in udienza i Dirigenti della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL).

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Illustri Signori, gentili Signore!

Con vivo compiacimento accolgo in voi e cordialmente saluto i membri del gruppo dirigente della Confederazione Italiana Sindacale Lavoratori: saluto in particolare il Segretario Generale, e lo ringrazio per le parole che mi ha indirizzato a nome di tutti. Egli ha ricordato che proprio 60 anni fa, la CISL muoveva i primi passi prendendo parte attiva alla fondazione del sindacato libero internazionale e recava al nascente soggetto il contributo dell’ancoraggio ai principi della dottrina sociale della Chiesa e la pratica di un sindacalismo libero ed autonomo da schieramenti politici e dai partiti. Questi stessi orientamenti voi oggi intendete ribadire, desiderando continuare a trarre dal magistero sociale della Chiesa ispirazione nella vostra azione finalizzata a tutelare gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici e dei pensionati d’Italia. Come ha opportunamente richiamato il Segretario Generale, la grande sfida ed opportunità che la preoccupante crisi economica del momento invita a saper cogliere, è di trovare una nuova sintesi tra bene comune e mercato, tra capitale e lavoro. Ed in questo ambito, significativo è il contributo che possono apportare le organizzazioni sindacali.

Nel pieno rispetto della legittima autonomia di ogni istituzione, la Chiesa, esperta in umanità, non si stanca di offrire il contributo del suo insegnamento e della sua esperienza a coloro che intendono servire la causa dell’uomo, del lavoro e del progresso, della giustizia sociale e della pace. La sua attenzione alle problematiche sociali è cresciuta nel corso dell’ultimo secolo. Proprio per questo, i miei venerati Predecessori, attenti ai segni dei tempi, non hanno mancato di fornire opportune indicazioni ai credenti e agli uomini di buona volontà, illuminandoli nel loro impegno per la salvaguardia della dignità dell’uomo e le reali esigenze della società.

All’alba del XX secolo, con l’Enciclica Rerum novarum, il Papa Leone XIII fece una difesa accorata dell’inalienabile dignità dei lavoratori. Gli orientamenti ideali, contenuti in tale documento, contribuirono a rafforzare l’animazione cristiana della vita sociale; e questo si tradusse, tra l’altro, nella nascita e nel consolidarsi di non poche iniziative di interesse civile, come i centri di studi sociali, le società operaie, le cooperative e i sindacati. Si verificò pure un impulso notevole verso una legislazione del lavoro rispettosa delle legittime attese degli operai, specialmente delle donne e dei minori, e si ebbe anche un sensibile miglioramento dei salari e delle stesse condizioni di lavoro. Di questa Enciclica, che ha avuto "il privilegio" di essere commemorata da vari successivi documenti pontifici, Giovanni Paolo II ha voluto solennizzare il centesimo anniversario pubblicando l’Enciclica Centesimus annus, nella quale osserva che la dottrina sociale della Chiesa, specialmente in questo nostro periodo storico, considera l’uomo inserito nella complessa rete di relazioni che è tipica delle società moderne. Le scienze umane, per parte loro, contribuiscono a metterlo in grado di capire sempre meglio se stesso, in quanto essere sociale. "Soltanto la fede, però, - nota il mio venerato Predecessore - gli rivela pienamente la sua identità vera, e proprio da essa prende avvio la dottrina sociale della Chiesa, la quale, avvalendosi di tutti gli apporti delle scienze e della filosofia, si propone di assistere l’uomo nel cammino della salvezza" (n. 54).

Nella sua precedente Enciclica sociale Laborem exercens del 1981, dedicata al tema del lavoro, Papa Giovanni Paolo II aveva sottolineato che la Chiesa non ha mai smesso di considerare i problemi del lavoro all’interno di una questione sociale che è andata assumendo progressivamente dimensioni mondiali. Anzi, il lavoro – egli insiste - va visto come la "chiave essenziale" dell’intera questione sociale, perché condiziona lo sviluppo non solo economico, ma anche culturale e morale, delle persone, delle famiglie, delle comunità e dell’intera umanità (cfr n. 1). Sempre in questo importante documento vengono posti in luce il ruolo e l’importanza strategica dei sindacati, definiti "un indispensabile elemento della vita sociale, specialmente nelle moderne società industrializzate" (cfr n. 20).

C’è un altro elemento che ritorna frequentemente nel magistero dei Papi del Novecento ed è il richiamo alla solidarietà ed alla responsabilità. Per superare la crisi economica e sociale che stiamo vivendo, sappiamo che occorre uno sforzo libero e responsabile da parte di tutti; è necessario, cioè, superare gli interessi particolaristici e di settore, così da affrontare insieme ed uniti le difficoltà che investono ogni ambito della società, in modo speciale il mondo del lavoro. Mai come oggi si avverte una tale urgenza; le difficoltà che travagliano il mondo del lavoro spingono ad una effettiva e più serrata concertazione tra le molteplici e diverse componenti della società. Il richiamo alla collaborazione trova significativi riferimenti anche nella Bibbia. Ad esempio, nel libro del Qoèlet leggiamo: "Meglio essere in due che uno solo, perchè otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi" (4,9-10). L’auspicio è quindi che dall’attuale crisi mondiale scaturisca la volontà comune di dar vita a una nuova cultura della solidarietà e della partecipazione responsabile, condizioni indispensabili per costruire insieme l’avvenire del nostro pianeta.

Cari amici, la celebrazione del 60° anniversario di fondazione della vostra organizzazione sindacale sia motivo per rinnovare l’entusiasmo degli inizi e riscoprire ancor più il vostro originario carisma. Il mondo ha bisogno di persone che si dedichino con disinteresse alla causa del lavoro nel pieno rispetto della dignità umana e del bene comune. La Chiesa, che apprezza il ruolo fondamentale dei sindacati, vi è vicina oggi come ieri, ed è pronta ad aiutarvi, perché possiate adempiere al meglio il vostro compito nella società. Nell’odierna festa di san Giovanni Bosco, desidero infine affidare l’attività e i progetti del vostro sindacato a questo Apostolo dei giovani, che con grande sensibilità sociale fece del lavoro un prezioso strumento di formazione e di educazione delle nuove generazioni. Invoco, inoltre, su di voi e sulle vostre famiglie la protezione della Madonna e di san Giuseppe, buon padre e lavoratore esperto che si prese quotidiana cura della famiglia di Nazaret. Per parte mia, vi assicuro un ricordo nella preghiera, mentre con affetto benedico voi qui presenti e tutti gli iscritti alla vostra Confederazione.