Il Papa ricorda che siamo una sola famiglia umana

di Andrea Tornielli
17-01-2011

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-il-papa-ricorda-che-siamo-una-sola-famiglia-umana-569.htm

Siamo «una sola famiglia umana», una «sola famiglia di fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più multietniche e interculturali, dove anche le persone di varie religioni sono spinte al dialogo, perché si possa trovare una serena e fruttuosa convivenza nel rispetto delle legittime differenze».

Lo ha detto ieri all’Angelus Benedetto XVI, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il Papa, riflettendo sul crescente fenomeno delle migrazioni, ha pregato «affinché i cuori si aprano all’accoglienza cristiana e di operare perché crescano nel mondo la giustizia e la carità, colonne per la costruzione di una pace autentica e duratura», spiegando che proprio le parole di Gesù - «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» - ci richiamano «a riconoscerci tutti come fratelli in Cristo».

Il Concilio Vaticano II, ha ricordato Ratzinger, afferma che «tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra; essi hanno anche un solo fine ultimo, Dio, del quale la provvidenza, la testimonianza di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti».

Alla fine degli anni Trenta, quando l’ideologia razzista e antisemita del nazismo imperava in Europa (ma c’erano tracce di antisemitismo anche nelle cosiddette società libere e democratiche), Pio XI chiese a un gesuita americano di preparare una bozza di enciclica che si sarebbe dovuta intitolare Humani generis unitas e avrebbe dovuto riaffermare l’unità del genere umano. La morte di Papa Ratti sopraggiunse prima della sua pubblicazione.

L’idea centrale di quel testo, vale a dire l’esistenza di una sola famiglia umana, fu ripreso da Pio XII nella sua prima enciclica programmatica, Summi Pontificatus. Oggi l’ideologia nazista non c’è più (purtroppo l’antisemitismo esiste ancora), ma il mondo fatica a considerarsi «una sola famiglia umana», specie di fronte alle migrazioni, un fenomeno epocale difficilmente governabile. C’è chi emigra per motivi economici, chi per motivi politici, chi è in fuga da discriminazioni o vere persecuzioni.

«Tutti, dunque – ha ricordato Benedetto XVI – fanno parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione».

Certo, Benedetto XVI, riaffermando il diritto ad emigrare che la Chiesa «riconosce ad ogni uomo, ha anche ricordato che gli Stati «hanno il diritto di regolare i flussi migratori e di difendere le proprie frontiere, sempre assicurando il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana». E che gli immigrati, inoltre, «hanno il dovere di integrarsi nel Paese di accoglienza, rispettandone le leggi e l’identità nazionale».

«Si tratterà allora – ha concluso – di coniugare l’accoglienza che si deve a tutti gli esseri umani, specie se indigenti, con la valutazione delle condizioni indispensabili per una vita dignitosa e pacifica per gli abitanti originari e per quelli sopraggiunti». Equilibrio non sempre facile, come dimostra il recente appello del direttore della Caritas di Venezia, don Dino Pistolato, il quale ha dichiarato che «la situazione occupazionale è drammatica, non si possono aprire i flussi migratori a centomila persone in questo momento: sarebbe una scelta pericolosa. Bisogna imparare a guardare in faccia la realtà anche quando è brutta: accoglienza significa poter offrire lavoro, alloggi e dignità, non alimentare il panico mandando al massacro i nuovi arrivati e alimentando il razzismo».

Fingere che non esistano problemi di integrazione e un certo «buonismo», possono dunque finire per alimentare il razzismo, ha detto il sacerdote veneto. Come pure, non nascondiamocelo, può finire per alimentarlo anche l’uso di espressioni sprezzanti, la violenza verbale, certi stereotipi duri a morire, l’idea di essere noi in un fortino assediato da orde di nemici barbari.

Il richiamo del Papa sull’essere una «sola famiglia di fratelli e sorelle» è dunque un invito a non dimenticare mai, anche quando si prendono o si condividono scelte dolorose come la regolazione dei flussi migratori, questo sguardo di umanità, compassione, condivisione.

I cristiani non dovrebbero mai dimenticare che credono in un Dio fatto Uomo e divenuto emigrante, che ha conosciuto, da bambino, il dramma dell’esilio.

 

ZI11011609 - 16/01/2011
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Il Papa: le migrazioni, occasione per diffondere la Parola di Dio

Angelus nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 16 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Le migrazioni che tanto caratterizzano la società odierna possono essere uno strumento prezioso per la diffusione della Parola di Dio, ha affermato Benedetto XVI nel suo intervento in occasione dell'Angelus.

Il Papa ha ricordato che questa domenica ricorreva la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, “che ogni anno ci invita a riflettere sull’esperienza di tanti uomini e donne, e tante famiglie, che lasciano il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita”.

Alla migrazione volontaria, ha segnalato, si affianca quella “forzata da guerre o persecuzioni”, che avviene spesso “in condizioni drammatiche”.

“La Chiesa, da sempre, vive al proprio interno l’esperienza della migrazione”, ha riconosciuto il Pontefice, segnalando che “talvolta, purtroppo, i cristiani si sentono costretti a lasciare, con sofferenza, la loro terra, impoverendo così i Paesi in cui sono vissuti i loro avi”.

“D’altra parte, gli spostamenti volontari dei cristiani, per diversi motivi, da una città all’altra, da un Paese all’altro, da un continente all’altro, sono occasione per incrementare il dinamismo missionario della Parola di Dio e fanno sì che la testimonianza della fede circoli maggiormente nel Corpo mistico di Cristo, attraversando i popoli e le culture, e raggiungendo nuove frontiere, nuovi ambienti”.

In questo contesto, il tema del Messaggio inviato dal Papa per l'occasione, “Una sola famiglia umana”, “indica il fine, la meta del grande viaggio dell’umanità attraverso i secoli: formare un’unica famiglia, naturalmente con tutte le differenze che la arricchiscono, ma senza barriere, riconoscendoci tutti fratelli”.

Per questo, ha aggiunto Benedetto XVI collegandosi alla Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, che si celebrerà dal 18 al 25 gennaio, “è fondamentale che i cristiani, pur essendo sparsi in tutto il mondo e, perciò, diversi per culture e tradizioni, siano una cosa sola, come vuole il Signore”.

La Settimana di quest'anno, ha indicato, si ispira ad un passo degli Atti degli Apostoli, “Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera” (At 2,42).

“Invito tutti a chiedere con costanza a Dio di continuare a santificare tutti i suoi figli nella verità di Cristo, che possiamo crescere nella conoscenza della sua Parola e servire all'edificazione del suo regno con umiltà e amore”, ha auspicato nel suo saluto ai pellegrini di lingua spagnola.

“La materna intercessione della Santissima Vergine Maria esorti tutti i cuori, affinché si eliminino le barriere di separazione e, guariti da ogni divisione, diamo una testimonianza credibile del Vangelo della Salvezza”, ha aggiunto.

Nei suoi saluti dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha anche ricordato la prossima beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, programmata per il 1° maggio prossimo.

“La data scelta è molto significativa – ha riconosciuto –: sarà infatti la II Domenica di Pasqua, che egli stesso intitolò alla Divina Misericordia, e nella cui vigilia terminò la sua vita terrena”.

“Quanti lo hanno conosciuto, quanti lo hanno stimato e amato, non potranno non gioire con la Chiesa per questo evento. Siamo felici!”.

Il Pontefice ha poi concluso assicurando un “particolare ricordo nella preghiera” alle “popolazioni dell’Australia, del Brasile, delle Filippine e dello Sri Lanka, recentemente colpite da devastanti inondazioni”.

“Il Signore accolga le anime dei defunti, dia forza agli sfollati e sostenga l’impegno di quanti si stanno prodigando per alleviare sofferenze e disagi”.