ZI11010613 - 06/01/2011
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Benedetto XVI: i cristiani siano per l'umanità la stella che
guidò i Magi
Angelus nella solennità dell'Epifania del Signore
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 6 gennaio 2011 (ZENIT.org).-
Riportiamo il testo dell'intervento di Benedetto XVI in
occasione della recita della preghiera mariana dell'Angelus
insieme ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro
nella solennità dell'Epifania del Signore.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
Celebriamo oggi l’Epifania, la manifestazione di Gesù a
tutte le genti, rappresentate dai Magi, che giunsero a Betlemme
dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei Giudei, la cui
nascita essi avevano conosciuto dall’apparire di una nuova
stella nel cielo (cfr Mt 2,1-12). In effetti, prima
dell’arrivo dei Magi, la conoscenza di questo avvenimento era
andata poco al di là della cerchia familiare: oltre che a Maria
e a Giuseppe, e probabilmente ad altri parenti, esso era noto ai
pastori di Betlemme, i quali, udito il gioioso annuncio, erano
accorsi a vedere il bambino mentre ancora giaceva nella
mangiatoia. La venuta del Messia, l’atteso delle genti
predetto dai Profeti, rimaneva così inizialmente nel
nascondimento. Finché, appunto, giunsero a Gerusalemme quei
misteriosi personaggi, i Magi, a domandare notizie del "re
dei Giudei", nato da poco. Ovviamente, trattandosi di un
re, si recarono al palazzo reale, dove risiedeva Erode. Ma
questi non sapeva nulla di tale nascita e, molto preoccupato,
convocò subito i sacerdoti e gli scribi, i quali, sulla base
della celebre profezia di Michea (cfr 5,1), affermarono che il
Messia doveva nascere a Betlemme. E infatti, ripartiti in quella
direzione, i Magi videro di nuovo la stella, che li guidò fino
al luogo dove si trovava Gesù. Entrati, si prostrarono e lo
adorarono, offrendo doni simbolici: oro, incenso e mirra. Ecco
l’epifania, la manifestazione: la venuta e l’adorazione dei
Magi è il primo segno della singolare identità del figlio di
Dio, che è anche figlio della Vergine Maria. Da allora cominciò
a propagarsi la domanda che accompagnerà tutta la vita di
Cristo, e che in vari modi attraversa i secoli: chi è questo
Gesù?
Cari amici, questa è la domanda che la Chiesa vuole
suscitare nel cuore di tutti gli uomini: chi è Gesù? Questa è
l’ansia spirituale che spinge la missione della Chiesa: far
conoscere Gesù, il suo Vangelo, perché ogni uomo possa
scoprire sul suo volto umano il volto di Dio, e venire
illuminato dal suo mistero d’amore. L’Epifania preannuncia
l’apertura universale della Chiesa, la sua chiamata ad
evangelizzare tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in
che modo la Chiesa realizza questa missione: riflettendo la luce
di Cristo e annunciando la sua Parola. I cristiani sono chiamati
ad imitare il servizio che fece la stella per i Magi. Dobbiamo
risplendere come figli della luce, per attirare tutti alla
bellezza del Regno di Dio. E a quanti cercano la verità,
dobbiamo offrire la Parola di Dio, che conduce a riconoscere in
Gesù "il vero Dio e la vita eterna" (1 Gv
5,20).
Ancora una volta, sentiamo in noi una profonda riconoscenza
per Maria, la Madre di Gesù. Ella è l’immagine perfetta
della Chiesa che dona al mondo la luce di Cristo: è la Stella
dell’evangelizzazione. "Respice Stellam", ci
dice san Bernardo: guarda la Stella, tu che vai in cerca della
verità e della pace; volgi lo sguardo a Maria, e Lei ti mostrerà
Gesù, luce per ogni uomo e per tutti i popoli.
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue.
In Italiano ha detto:]
Rivolgo di cuore il mio saluto e i più fervidi auguri ai
fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che domani
celebreranno il Santo Natale. La bontà di Dio, apparsa in Gesù
Cristo, Verbo incarnato, rafforzi in tutti la fede, la speranza
e la carità, e dia conforto alle comunità che sono nella
prova.
Ricordo poi che l’Epifania è la Giornata Missionaria dei
Bambini, proposta dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia.
Tanti bambini e ragazzi, organizzati nelle parrocchie e nelle
scuole, formano una rete spirituale e di solidarietà per
aiutare i loro coetanei più in difficoltà. È molto bello e
importante che i bambini crescano con una mentalità aperta al
mondo, con sentimenti di amore e di fraternità, superando
l’egocentrismo e il consumismo. Cari bambini e ragazzi, con la
vostra preghiera e il vostro impegno voi collaborate alla
missione della Chiesa. Vi ringrazio per questo e vi benedico!
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in
particolare i giovani dell’Oratorio San Vittore di Verbania e
i partecipanti al corteo storico-folcloristico, che quest’anno
è animato dalle famiglie di Città di Castello e dell’Alta
Valle del Tevere. A tutti auguro una buona festa
dell’Epifania.
[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
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ZI11010610 - 06/01/2011
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Omelia di Benedetto XVI nella solennità dell'Epifania del
Signore
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 6 gennaio 2011 (ZENIT.org).-
Pubblichiamo il testo dell'omelia che il Papa ha pronunciato
questo giovedì, solennità dell'Epifania del Signore,
celebrando la Messa nella Basilica vaticana.
* * *
Cari fratelli e sorelle,
nella solennità dell’Epifania la Chiesa continua a
contemplare e a celebrare il mistero della nascita di Gesù
salvatore. In particolare, la ricorrenza odierna sottolinea la
destinazione e il significato universali di questa nascita.
Facendosi uomo nel grembo di Maria, il Figlio di Dio è venuto
non solo per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di
Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata dai
Magi. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del
Messia (cfr Mt 2,1-12) che la Chiesa ci invita oggi a
meditare e a pregare. Nel Vangelo abbiamo ascoltato che essi,
giunti a Gerusalemme dall’Oriente, domandano: "Dov’è
colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la
sua stella e siamo venuti ad adorarlo" (v. 2). Che genere
di persone erano, e che specie di stella era quella? Essi erano
probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per
cercare di "leggere" negli astri il futuro,
eventualmente per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini
"in ricerca" di qualcosa di più, in ricerca della
vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere
nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste
quella che potremmo definire la "firma" di Dio, una
firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare.
Forse il modo per conoscere meglio questi Magi e cogliere il
loro desiderio di lasciarsi guidare dai segni di Dio è
soffermarci a considerare ciò che essi trovarono, nel loro
cammino, nella grande città di Gerusalemme.
Anzitutto incontrarono il re Erode. Certamente egli era
interessato al bambino di cui parlavano i Magi; non però allo
scopo di adorarlo, come vuole far intendere mentendo, ma per
sopprimerlo. Erode è un uomo di potere, che nell’altro riesce
a vedere solo un rivale da combattere. In fondo, se riflettiamo
bene, anche Dio gli sembra un rivale, anzi, un rivale
particolarmente pericoloso, che vorrebbe privare gli uomini del
loro spazio vitale, della loro autonomia, del loro potere; un
rivale che indica la strada da percorrere nella vita e
impedisce, così, di fare tutto ciò che si vuole. Erode ascolta
dai suoi esperti delle Sacre Scritture le parole del profeta
Michea (5,1), ma il suo unico pensiero è il trono. Allora Dio
stesso deve essere offuscato e le persone devono ridursi ad
essere semplici pedine da muovere nella grande scacchiera del
potere. Erode è un personaggio che non ci è simpatico e che
istintivamente giudichiamo in modo negativo per la sua brutalità.
Ma dovremmo chiederci: forse c’è qualcosa di Erode anche in
noi? Forse anche noi, a volte, vediamo Dio come una sorta di
rivale? Forse anche noi siamo ciechi davanti ai suoi segni,
sordi alle sue parole, perché pensiamo che ponga limiti alla
nostra vita e non ci permetta di disporre dell’esistenza a
nostro piacimento? Cari fratelli e sorelle, quando vediamo Dio
in questo modo finiamo per sentirci insoddisfatti e scontenti,
perché non ci lasciamo guidare da Colui che sta a fondamento di
tutte le cose. Dobbiamo togliere dalla nostra mente e dal nostro
cuore l’idea della rivalità, l’idea che dare spazio a Dio
sia un limite per noi stessi; dobbiamo aprirci alla certezza che
Dio è l’amore onnipotente che non toglie nulla, non minaccia,
anzi, è l’Unico capace di offrirci la possibilità di vivere
in pienezza, di provare la vera gioia.
I Magi poi incontrano gli studiosi, i teologi, gli esperti
che sanno tutto sulle Sacre Scritture, che ne conoscono le
possibili interpretazioni, che sono capaci di citarne a memoria
ogni passo e che quindi sono un prezioso aiuto per chi vuole
percorrere la via di Dio. Ma, afferma sant’Agostino, essi
amano essere guide per gli altri, indicano la strada, ma non
camminano, rimangono immobili. Per loro le Scritture diventano
una specie di atlante da leggere con curiosità, un insieme di
parole e di concetti da esaminare e su cui discutere dottamente.
Ma nuovamente possiamo domandarci: non c’è anche in noi la
tentazione di ritenere le Sacre Scritture, questo tesoro
ricchissimo e vitale per la fede della Chiesa, più come un
oggetto per lo studio e la discussione degli specialisti, che
come il Libro che ci indica la via per giungere alla vita? Penso
che, come ho indicato nell’Esortazione apostolica Verbum
Domini, dovrebbe nascere sempre di nuovo in noi la
disposizione profonda a vedere la parola della Bibbia, letta
nella Tradizione viva della Chiesa (n. 18), come la verità che
ci dice che cosa è l’uomo e come può realizzarsi pienamente,
la verità che è la via da percorrere quotidianamente, insieme
agli altri, se vogliamo costruire la nostra esistenza sulla
roccia e non sulla sabbia.
E veniamo così alla stella. Che tipo di stella era quella
che i Magi hanno visto e seguito? Lungo i secoli questa domanda
è stata oggetto di discussione tra gli astronomi. Keplero, ad
esempio, riteneva che si trattasse di una "nova" o una
"supernova", cioè di una di quelle stelle che
normalmente emanano una luce debole, ma che possono avere
improvvisamente una violenta esplosione interna che produce una
luce eccezionale. Certo, cose interessanti, ma che non ci
guidano a ciò che è essenziale per capire quella stella.
Dobbiamo riandare al fatto che quegli uomini cercavano le tracce
di Dio; cercavano di leggere la sua "firma" nella
creazione; sapevano che "i cieli narrano la gloria di
Dio" (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può
essere intravisto nel creato. Ma, da uomini saggi, sapevano pure
che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi
profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà
e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile
incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi.
L’universo non è il risultato del caso, come alcuni vogliono
farci credere. Contemplandolo, siamo invitati a leggervi
qualcosa di profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile
fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi. Non dovremmo
lasciarci limitare la mente da teorie che arrivano sempre solo
fino a un certo punto e che – se guardiamo bene – non sono
affatto in concorrenza con la fede, ma non riescono a spiegare
il senso ultimo della realtà. Nella bellezza del mondo, nel suo
mistero, nella sua grandezza e nella sua razionalità non
possiamo non leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare
a meno di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore
del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo che
Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in una grotta a
Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi nell’Eucaristia,
sono lo stesso Dio vivente, che ci interpella, ci ama, vuole
condurci alla vita eterna.
Erode, gli esperti delle Scritture, la stella. Ma seguiamo il
cammino dei Magi che giungono a Gerusalemme. Sopra la grande
città la stella sparisce, non si vede più. Che cosa significa?
Anche in questo caso dobbiamo leggere il segno in profondità.
Per quegli uomini era logico cercare il nuovo re nel palazzo
reale, dove si trovavano i saggi consiglieri di corte. Ma,
probabilmente con loro stupore, dovettero costatare che quel
neonato non si trovava nei luoghi del potere e della cultura,
anche se in quei luoghi venivano offerte loro preziose
informazioni su di lui. Si resero conto, invece, che, a volte,
il potere, anche quello della conoscenza, sbarra la strada
all’incontro con quel Bambino. La stella li guidò allora a
Betlemme, una piccola città; li guidò tra i poveri, tra gli
umili, per trovare il Re del mondo. I criteri di Dio sono
differenti da quelli degli uomini; Dio non si manifesta nella
potenza di questo mondo, ma nell’umiltà del suo amore,
quell’amore che chiede alla nostra libertà di essere accolto
per trasformarci e renderci capaci di arrivare a Colui che è
l’Amore. Ma anche per noi le cose non sono poi così diverse
da come lo erano per i Magi. Se ci venisse chiesto il nostro
parere su come Dio avrebbe dovuto salvare il mondo, forse
risponderemmo che avrebbe dovuto manifestare tutto il suo potere
per dare al mondo un sistema economico più giusto, in cui
ognuno potesse avere tutto ciò che vuole. In realtà, questo
sarebbe una sorta di violenza sull’uomo, perché lo priverebbe
di elementi fondamentali che lo caratterizzano. Infatti, non
sarebbero chiamati in causa né la nostra libertà, né il
nostro amore. La potenza di Dio si manifesta in modo del tutto
differente: a Betlemme, dove incontriamo l’apparente impotenza
del suo amore. Ed è là che noi dobbiamo andare, ed è là che
ritroviamo la stella di Dio.
Così ci appare ben chiaro anche un ultimo elemento
importante della vicenda dei Magi: il linguaggio del creato ci
permette di percorrere un buon tratto di strada verso Dio, ma
non ci dona la luce definitiva. Alla fine, per i Magi è stato
indispensabile ascoltare la voce delle Sacre Scritture: solo
esse potevano indicare loro la via. E’ la Parola di Dio la
vera stella, che, nell’incertezza dei discorsi umani, ci offre
l’immenso splendore della verità divina. Cari fratelli e
sorelle, lasciamoci guidare dalla stella, che è la Parola di
Dio, seguiamola nella nostra vita, camminando con la Chiesa,
dove la Parola ha piantato la sua tenda. La nostra strada sarà
sempre illuminata da una luce che nessun altro segno può darci.
E potremo anche noi diventare stelle per gli altri, riflesso di
quella luce che Cristo ha fatto risplendere su di noi. Amen.
[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
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