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Il PAPA: Fede e RAGIONE, un dialogo che illumina l'esperienza umana

La mo­dernità, se ben compresa, rivela u­na «questione antropologica» che si presenta in modo molto più com­plesso e articolato di quanto non avvenisse nelle riflessioni filosofi­che degli ultimi secoli, soprattutto in Europa.

il cristianesimo, come ho ricordato nell’enciclica Spe salvi, non è soltanto un messaggio informativo, ma perfor­mativo (cfr n. 2). Ciò significa che da sempre la fede cristiana non può essere rinchiusa nel mondo astrat­to delle teorie, ma deve essere cala­ta in un’esperienza storica concre­ta che raggiunga l’uomo nella ve­rità più profonda della sua esisten­za. Questa esperienza, condiziona­ta dalle nuove situazioni culturali e ideologiche, è il luogo che la ricer­ca teologica deve valutare e su cui è urgente avviare un dialogo fecondo con la filosofia.


Pubblichiamo il testo integrale del discorso tenuto ieri mattina, nella Sala Clementina, da Benedetto XVI davanti ai partecipanti al VI Simposio europeo dei docenti universi­ari, sul tema: «Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la Filosofia»


 Signor cardinale, venerati fra­telli nell’episcopato e nel sa­cerdozio, illustri docenti, è per me motivo di profonda gioia in­contrarvi in occasione del VI Sim­posio europeo dei docenti univer­sitari sul tema «Allargare gli oriz­zonti della razionalità. Prospettive per la filosofia», promosso dai do­centi delle Università di Roma e or­ganizzato dall’Ufficio per la pasto­rale universitaria del vicariato di Roma in collaborazione con le isti­tuzioni regionali, provinciali e del Comune di Roma. Ringrazio il si­gnor cardinale Camillo Ruini e il professore Cesare Mirabelli, che si sono fatti interpreti dei vostri sen­timenti, e rivolgo a tutti i presenti il mio cordiale benvenuto. I n continuità con l’incontro eu­ropeo dei docenti universitari dello scorso anno, il vostro sim­posio affronta un tema di grande ri­levanza accademica e culturale. De­sidero esprimere la mia gratitudine al Comitato organizzatore per tale scelta che ci permette, tra l’altro, di celebrare il decennale della pubbli­cazione della lettera enciclica Fides et ratio   del mio amato predecesso­re, il Papa Giovanni Paolo II. Già in quella occasione cinquanta docen­ti di filosofia delle Università di Ro­ma, pubbliche e pontificie, manife­starono la loro gratitudine al Papa con una dichiarazione nella quale si ribadiva l’urgenza del rilancio dello studio della filoso­fia nelle Università e nel­le scuole. Condividendo tale preoccupazione e incoraggiando la frut­tuosa collaborazione tra i docenti di diversi ate­nei, romani ed europei, desidero rivolgere ai do­centi di filosofia un par­ticolare invito a proseguire con fi­ducia nella ricerca filosofica inve­stendo energie intellettuali e coin­volgendo le nuove generazioni in tale impegno.
Gli eventi succedutisi nei die­ci anni trascorsi dalla pub­blicazione dell’enciclica hanno delineato con maggiore evi­denza lo scenario storico e cultura­le nel quale la ricerca filosofica è chiamata ad inoltrarsi. Infatti la cri­si della modernità non è sinonimo di declino della filosofia; anzi la fi­losofia deve impegnarsi in un nuo­vo percorso di ricerca per comprendere la vera natura di tale crisi e individuare prospettive nuove verso cui orientarsi. La mo­dernità, se ben compresa, rivela u­na «questione antropologica» che si presenta in modo molto più com­plesso e articolato di quanto non avvenisse nelle riflessioni filosofi­che degli ultimi secoli, soprattutto in Europa. Senza sminuire i tenta­tivi compiuti, rimane ancora molto da indagare e da comprendere. La modernità non è un semplice fe­nomeno culturale, storicamente datato; essa in realtà implica una nuova progettualità, una più esatta comprensione della natura dell’uo­mo. Non è difficile cogliere negli scritti di autorevoli pensatori con­temporanei un’onesta riflessione sulle difficoltà che si frappongono alla soluzione di questa prolungata crisi. L’apertura di credito che talu­ni autori propongono nei confron­ti delle religioni e, in particolare, del cristianesimo, è un segno evidente del sincero desiderio di far uscire dall’autosufficienza la riflessione fi­losofica.
  Fin dall’inizio del mio pontifi­cato ho ascoltato con atten­zione le richieste che mi giun­gono dagli uomini e dalle donne del nostro tempo e, alla luce di tali at­tese, ho voluto offrire una proposta di indagine che mi sembra possa suscitare interesse per il rilancio del­la filosofia e del suo ruolo insosti­tuibile all’interno del mondo acca­demico e culturale. Voi ne avete fat­to oggetto di riflessione nel vostro Simposio: è la proposta di «allarga­re gli orizzonti della razionalità». Ciò mi consente di soffermarmi su di essa con voi come tra amici che de­siderano fare un percorso comune di ricerca. Vorrei partire da una profonda convinzione, che più vol­te ho espresso: «La fede cristiana ha fatto la sua scelta netta: consuetudine per la verità dell’essere» ( J. Ratzinger, Introdu­zione al cristianesimo,  cap. III). Ta­le affermazione, che rispecchia il cammino del cristianesimo fin dai suoi albori, si rivela pienamente at­tuale nel contesto storico culturale che stiamo vivendo. Infatti solo a partire da tale premessa, che è sto­rica e teologica ad un tempo, è pos­sibile venire incontro alle nuove at­tese della riflessione filosofica. Il ri­schio che la religione, anche quella cristiana, sia strumentalizzata co­me fenomeno surrettizio è molto concreto anche oggi.
  Ma il cristianesimo, come ho ricordato nell’enciclica Spe salvi, non è soltanto un messaggio informativo, ma perfor­mativo (cfr n. 2). Ciò significa che da sempre la fede cristiana non può essere rinchiusa nel mondo astrat­to delle teorie, ma deve essere cala­ta in un’esperienza storica concre­ta che raggiunga l’uomo nella ve­rità più profonda della sua esisten­za. Questa esperienza, condiziona­ta dalle nuove situazioni culturali e ideologiche, è il luogo che la ricer­ca teologica deve valutare e su cui è urgente avviare un dialogo fecondo con la filosofia. La comprensione del cristianesimo come reale tra­sformazione dell’esistenza dell’uo­mo, se da un lato spinge la rifles­sione filosofica ad un nuovo ap­proccio con la religione, dall’altro la incoraggia a non perdere la fiducia di poter conoscere la realtà
. La pro­posta di «allargare gli orizzonti del­la razionalità » non va, pertanto, semplicemente annoverata tra le nuove linee di pensiero teologico e filosofico, ma deve essere intesa come la richiesta di una nuova a­pertura   verso la realtà a cui la per­sona umana nella sua uni-totalità è chiamata, superando antichi pre­giudizi e riduzionismi, per aprirsi anche così la strada verso una vera comprensione della modernità. Il desiderio di una pienezza di uma­nità non può essere disatteso: at­tende proposte adeguate. La fede cristiana è chiamata a farsi carico di questa urgenza storica, coinvol­gendo tutti gli uomini di buona vo­lontà in una simile impresa. Il nuo­vo dialogo tra fede e ragione, oggi ri­chiesto, non può avvenire nei ter­mini e nei modi in cui si è svolto in passato. Esso, se non vuole ridursi a sterile esercizio intellettuale, deve partire dall’attuale situazione con­creta dell’uomo, e su di essa svilup­pare una riflessione che ne raccol­ga la verità ontologico-metafisica.
  C ari amici, avete davanti a voi un cammino molto impe­gnativo. Innanzitutto è ne­cessario promuovere centri acca­demici di alto profilo, in cui la filo­sofia possa dialogare con le altre di­scipline, in particolare con la teolo­gia, favorendo nuove sintesi cultu­rali idonee a orientare il cammino della società. La dimensione euro­pea del vostro convenire a Roma – voi provenite infatti da 26 Paesi – può favorire un confronto ed uno scambio sicuramente fruttuosi. Confido che le istituzioni accademiche cattoliche siano dispo­nibili alla realizzazione di veri laboratori cultu­rali. Vorrei anche invi­tarvi a incoraggiare i gio­vani ad impegnarsi negli studi filosofici, favoren­do opportune iniziative di orientamento univer­sitario. Sono certo che le nuove generazioni, con il loro en­tusiasmo, sapranno rispondere ge­nerosamente alle attese della Chie­sa e della società.
  Tra pochi giorni avrò la gioia di a­prire l’Anno Paolino, durante il qua­le celebreremo l’Apostolo delle Gen­ti: auguro che questa singolare ini­ziativa costituisca per tutti voi un’occasione propizia per riscopri­re, sulle orme del grande Apostolo, la fecondità storica del Vangelo e le sue straordinarie potenzialità an­che per la cultura contemporanea. Con questo auspicio, imparto a tut­ti la mia benedizione.
 Benedetto XVI