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ZI10110210 - 02/11/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-24358?l=italian

Benedetto XVI: la santità è l'obiettivo del cristiano

Nella solennità di Tutti i Santi

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 novembre 2010 (ZENIT.org).- La santità è l'obiettivo della vita del cristiano, sostiene Benedetto XVI, riconoscendo che in questa prospettiva la morte non fa più paura.

Rivolgendosi questo lunedì alle migliaia di fedeli riunite in Piazza San Pietro in Vaticano nella solennità di Tutti i Santi, il Pontefice ha affermato che questa festa “ci invita ad innalzare lo sguardo al Cielo e a meditare sulla pienezza della vita divina che ci attende”.

“La santità, imprimere Cristo in se stessi, è lo scopo della vita del cristiano”, ha detto parlando dalla finestra del suo studio.

Il Pontefice ha aggiunto che “pregustiamo il dono e la bellezza della santità ogni volta che partecipiamo alla Liturgia eucaristica, in comunione con la 'moltitudine immensa' degli spiriti beati, che in Cielo acclamano in eterno la salvezza di Dio”.

Allo stesso tempo, ha rilevato, nella vita dei santi “diventa ovvio” che “chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino”.

In questa prospettiva, il Papa ha invitato a commemorare tutti i fedeli defunti, come propone la liturgia il 2 novembre, visitando se possibile i luoghi in cui riposano i resti dei nostri cari.

“I cimiteri ci ricordano che la morte cristiana fa parte del cammino di assimilazione a Dio e scomparirà quando Dio sarà tutto in tutti – ha osservato –. La separazione dagli affetti terreni è certo dolorosa, ma non dobbiamo temerla, perché essa, accompagnata dalla preghiera di suffragio della Chiesa, non può spezzare il legame profondo che ci unisce in Cristo”.

“L’eternità non è un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità dell’essere, della verità, dell’amore”, ha concluso.

 

ZI08110306 - 03/11/2008
Permalink: http://www.zenit.org/article-16007?l=italian

Benedetto XVI: le prove e le "beatitudini" preparano alla santità

In occasione della Solennità di Tutti i Santi

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 3 novembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito le parole pronunciate questo sabato da Benedetto XVI in occasione della preghiera mariana dell'Angelus, recitata con i fedeli ed i pellegrini presenti in Piazza San Pietro.

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Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo oggi con grande gioia la festa di Tutti i Santi. Visitando un vivaio botanico, si rimane stupefatti dinanzi alla varietà di piante e di fiori, e viene spontaneo pensare alla fantasia del Creatore che ha reso la terra un meraviglioso giardino. Analogo sentimento ci coglie quando consideriamo lo spettacolo della santità: il mondo ci appare come un "giardino", dove lo Spirito di Dio ha suscitato con mirabile fantasia una moltitudine di santi e sante, di ogni età e condizione sociale, di ogni lingua, popolo e cultura. Ognuno è diverso dall’altro, con la singolarità della propria personalità umana e del proprio carisma spirituale. Tutti però recano impresso il "sigillo" di Gesù (cfr Ap 7,3), cioè l’impronta del suo amore, testimoniato attraverso la Croce. Sono tutti nella gioia, in una festa senza fine, ma, come Gesù, questo traguardo l’hanno conquistato passando attraverso la fatica e la prova (cfr Ap 7,14), affrontando ciascuno la propria parte di sacrificio per partecipare alla gloria della risurrezione.

La solennità di Tutti i Santi si è venuta affermando nel corso del primo millennio cristiano come celebrazione collettiva dei martiri. Già nel 609, a Roma, il Papa Bonifacio IV aveva consacrato il Pantheon dedicandolo alla Vergine Maria e a tutti i Martiri. Questo martirio, peraltro, possiamo intenderlo in senso lato, cioè come amore per Cristo senza riserve, amore che si esprime nel dono totale di sé a Dio e ai fratelli. Questa meta spirituale, a cui tutti i battezzati sono protesi, si raggiunge seguendo la via delle "beatitudini" evangeliche, che la liturgia ci indica nell’odierna solennità (cfr Mt 5,1-12a). E’ la stessa via tracciata da Gesù e che i santi e le sante si sono sforzati di percorrere, pur consapevoli dei loro limiti umani. Nella loro esistenza terrena, infatti, sono stati poveri in spirito, addolorati per i peccati, miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati per la giustizia. E Dio ha partecipato loro la sua stessa felicità: l’hanno pregustata in questo mondo e, nell’aldilà, la godono in pienezza. Sono ora consolati, eredi della terra, saziati, perdonati, vedono Dio di cui sono figli. In una parola: "di essi è il Regno dei cieli" (cfr Mt 5,3.10).

In questo giorno sentiamo ravvivarsi in noi l’attrazione verso il Cielo, che ci spinge ad affrettare il passo del nostro pellegrinaggio terreno. Sentiamo accendersi nei nostri cuori il desiderio di unirci per sempre alla famiglia dei santi, di cui già ora abbiamo la grazia di far parte. Come dice un celebre canto spiritual: "Quando verrà la schiera dei tuoi santi, oh come vorrei, Signore, essere tra loro!". Possa questa bella aspirazione ardere in tutti i cristiani, ed aiutarli a superare ogni difficoltà, ogni paura, ogni tribolazione! Mettiamo, cari amici, la nostra mano in quella materna di Maria, Regina di tutti i Santi, e lasciamoci condurre da Lei verso la patria celeste, in compagnia degli spiriti beati "di ogni nazione, popolo e lingua" (Ap 7,9). Ed uniamo nella preghiera già il ricordo dei nostri cari defunti che domani commemoreremo.