ZI10041813 - 18/04/2010
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Discorso del Papa durante l'incontro con i giovani di Malta
LA VALLETTA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo
del discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questa domenica
pomeriggio al porto di La Valletta durante l'incontro con i giovani
di Malta e di Gozo.
* * *
Żgħażagħ Maltin u Għawdxin,
jien kuntent ħafna li ninsab maghkom,
[Cari giovani di Malta e Gozo, sono molto felice di essere con voi,]
quale gioia è per me essere con voi oggi nella vostra terra natia. In
questo significativo anniversario ringraziamo Dio di aver inviato
l’apostolo Paolo in queste isole, che sono state fra le prime a
ricevere la Buona Novella di Nostro Signore Gesù Cristo.
Saluto cordialmente l’Arcivescovo Cremona e il Vescovo Grech che
ringrazio per le sue gentili parole, e tutti i vescovi, sacerdoti e
religiosi che sono qui. In particolare saluto voi, giovani di Malta
e Gozo, e vi ringrazio per avermi parlato dei problemi che
maggiormente vi interessano. Apprezzo il vostro desiderio di cercare
e trovare la verità e di conoscere cosa dovete fare per raggiungere
la pienezza della vita.
San Paolo, da giovane, ha avuto un’esperienza che lo ha cambiato per
sempre. Come sapete, un tempo egli era nemico della Chiesa ed ha
fatto di tutto per distruggerla. Mentre era in viaggio verso
Damasco, con l’intento di eliminare ogni cristiano che vi avesse
trovato, gli apparve il Signore in visione. Una luce accecante brillò
attorno a lui ed egli udì una voce dirgli: " perché mi
perseguiti?... Io sono Gesù, che tu perseguiti" (At
9,4-5). Paolo venne completamente sopraffatto da questo incontro con
il Signore e tutta la sua vita venne trasformata. Divenne un
discepolo fino ad essere un grande apostolo e missionario. Qui a
Malta avete un particolare motivo di rendere grazie per le fatiche
missionarie di Paolo, che divulgò il Vangelo nel Mediterraneo.
Ogni incontro personale con Gesù è un’esperienza travolgente
d’amore. Dapprima, come Paolo stesso ammette, aveva
"perseguitato ferocemente la Chiesa di Dio e cercato di
distruggerla" (cfr Gal 1,13). Ma l'odio e la rabbia
espresse in quelle parole furono completamente spazzate via dalla
potenza dell'amore di Cristo. Per il resto della sua vita, Paolo ha
avuto l’ardente desiderio di portare l’annuncio di questo amore
fino ai confini della terra.
Forse qualcuno di voi mi dirà che San Paolo è stato spesso severo nei
suoi scritti. Come posso affermare che egli ha diffuso un messaggio
d’amore? La mia risposta è questa. Dio ama ognuno di noi con una
profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare. Egli
ci conosce intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro
errore. Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera purificarci
dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù così che possiamo
avere vita in abbondanza. Quando ci richiama perché qualche cosa
nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di
cambiare e divenire più perfetti. Questo è quanto ha chiesto a San
Paolo sulla via di Damasco. Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non
rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno
di noi a cambiare e diventare più perfetti.
San Giovanni ci dice che questo amore perfetto scaccia il timore (cfr 1Gv
4,18). E perciò dico a tutti voi "Non abbiate paura!".
Quante volte ascoltiamo queste parole nelle Scritture! Sono state
indirizzate dall’angelo a Maria nell’Annunciazione, da Gesù a
Pietro, quando lo ha chiamato ad essere un discepolo, e
dall’angelo a Paolo la vigilia del suo naufragio. A quanti di voi
desiderano seguire Cristo, come coppie sposate, genitori, sacerdoti,
religiosi e fedeli laici che portano il messaggio del Vangelo al
mondo, dico: non abbiate paura! Certamente incontrerete opposizione
al messaggio del Vangelo. La cultura odierna, come ogni cultura,
promuove idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle
vissute e predicate da nostro Signore Gesù Cristo. Spesso sono
presentate con un grande potere persuasivo, rinforzato dai media e
dalla pressione sociale da gruppi ostili alla fede cristiana. E’
facile, quando si è giovani e impressionabili, essere influenzati
dai coetanei ad accettare idee e valori che sappiamo non sono ciò
che il Signore davvero vuole da noi. Ecco perché dico a voi: non
abbiate paura, ma rallegratevi del suo amore per voi; fidatevi di
lui, rispondete al suo invito ad essere discepoli, trovate
nutrimento e aiuto spirituale nei sacramenti della Chiesa.
Qui a Malta vivete in una società che è segnata dalla fede e dai valori
cristiani. Dovreste essere orgogliosi che il vostro Paese difenda
sia il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilità
della vita di famiglia dicendo no all'aborto e al divorzio. Vi
esorto a mantenere questa coraggiosa testimonianza alla santità
della vita e alla centralità del matrimonio e della vita famigliare
per una società sana. A Malta e a Gozo le famiglie sanno come
valorizzare e prendersi cura dei loro membri anziani ed infermi, ed
accolgono i bambini come doni di Dio. Altre nazioni possono imparare
dal vostro esempio cristiano. Nel contesto della società europea, i
valori evangelici ancora una volta stanno diventando una
contro-cultura, proprio come lo erano al tempo di San Paolo.
In quest’Anno Sacerdotale, vi chiedo di essere aperti alla possibilità
che il Signore possa chiamare alcuni di voi a darsi totalmente al
servizio del suo popolo nel sacerdozio e nella vita consacrata. Il
vostro Paese ha dato molti eccellenti sacerdoti e religiosi alla
chiesa. Siate ispirati dal loro esempio e riconoscete la profonda
gioia che proviene nel dedicare la propria vita all’annuncio del
messaggio dell’amore di Dio per tutti, senza eccezione.
Ho già parlato della necessità di aver cura dei più giovani, degli
anziani e degli infermi. Ma il cristiano è chiamato a portare il
salutare messaggio del Vangelo a tutti. Dio ama ogni singola persona
di questo mondo, anzi egli ama ogni singola persona di ogni epoca
della storia del mondo. Nella morte e risurrezione di Gesù, resa
presente ogni volta che celebriamo la Messa, egli offre la vita in
abbondanza a tutte queste persone. Come cristiani siamo chiamati a
manifestare l’amore di Dio che comprende tutti. Dobbiamo perciò
soccorrere il povero, il debole, l’emarginato; dobbiamo avere una
cura speciale per coloro che sono in difficoltà, che patiscono la
depressione o l'ansia; dobbiamo aver cura del disabile e fare tutto
quello che possiamo per promuovere la loro dignità e qualità di
vita; dovremmo prestare attenzione ai bisogni degli immigrati e di
coloro che cercano asilo nelle nostre terre; dovremmo tendere la
mano con amicizia ai credenti e non. Questa è la nobile vocazione
di amore e di servizio che tutti noi abbiamo ricevuto. Lasciate che
ciò vi spinga a dedicare le vostre vite a seguire Cristo. La tibżgħux
tkunu ħbieb intimi ta’ Kristu. [Non abbiate paura di essere
amici intimi di Cristo.]
Cari giovani, mentre sto per lasciarvi, desidero che sappiate quanto vi
sono vicino e che ricordo voi, i vostri familiari e i vostri amici
nelle mie preghiere.
"Selluli għaż-żgħażagħ Maltin u Għawdxin kollha." ["Date
i miei saluti a tutti i giovani di Malta e Gozo."]
[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
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ZI10041803 - 18/04/2010
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Omelia del Papa per la Messa nel Piazzale dei Granai a Floriana
FLORIANA, domenica, 18 aprile 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito
l'omelia pronunciata da Benedetto XVI nel presiedere questa domenica
mattina la Messa nel Piazzale dei Granai a Floriana.
* * *
Cari Fratelli e Sorelle in Gesù Cristo,
Maħbubin uliedi [Miei cari figli e figlie],
Sono molto contento di essere qui con voi tutti oggi davanti alla
bella chiesa di San Publio per celebrare il grande mistero
dell’amore di Dio reso manifesto nella Santa Eucarestia. In questo
tempo, la gioia del periodo Pasquale riempie i nostri cuori perché
stiamo celebrando la vittoria di Cristo, la vittoria della vita sul
peccato e sulla morte. E’ una gioia che trasforma le nostre vite e
ci riempie di speranza nel compimento delle promesse di Dio. Cristo è
risorto alleluia!
Saluto il Presidente della Repubblica e la Signora Abela, le Autorità
civili di questa amata Nazione e tutto il popolo di Malta e Gozo.
Ringrazio l’Arcivescovo Cremona per le sue gentili parole e saluto
anche il Vescovo Grech e il Vescovo Depasquale, l’Arcivescovo
Mercieca, il Vescovo Cauchi e gli altri Vescovi e sacerdoti presenti,
così come i fedeli cristiani della Chiesa che è in Malta e in Gozo.
Fin dal mio arrivo ieri sera ho avvertito la stessa calorosa
accoglienza che i vostri antenati hanno riservato all’apostolo Paolo
nell’anno sessanta.
Molti viaggiatori sono sbarcati qui nel corso della vostra storia. La
ricchezza e la varietà della cultura maltese è un segno che il
vostro popolo ha tratto grande profitto dallo scambio di doni ed
ospitalità con i viaggiatori venuti dal mare. Ed è significativo che
voi abbiate saputo esercitare il discernimento nell’individuare il
meglio di ciò che essi avevano da offrire.
Vi esorto a continuare a fare così. Non tutto quello che il mondo
oggi propone è meritevole di essere accolto dai Maltesi. Molte voci
cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e
nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze
con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della
Chiesa. Se siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare
l’episodio del Vangelo di oggi, quando i discepoli, tutti esperti
pescatori, hanno faticato tutta la notte, ma non hanno preso neppure
un solo pesce. Poi, quando Gesù è apparso sulla riva, ha indicato
loro dove pescare e hanno potuto realizzare una pesca così grande,
che a stento potevano trascinarla. Lasciati a se stessi, i loro sforzi
erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto a loro, hanno
catturato una grande quantità di pesci. Miei cari fratelli e sorelle,
se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi
insegnamenti, raccoglieremo sempre grandi frutti.
La prima lettura della Messa odierna è di quelle che so che amate
ascoltare: il racconto del naufragio di Paolo sulla costa di Malta e
la calorosa accoglienza a lui riservata dalla popolazione di queste
isole. Notate come i componenti dell’equipaggio della barca, per
poter sopravvivere, furono costretti a gettare fuori il carico,
l’attrezzatura della barca ed anche il frumento che era il loro
unico sostentamento. Paolo li esortò a porre la loro fiducia solo in
Dio, mentre la barca era scossa dalle onde. Anche noi dobbiamo porre
la nostra fiducia in lui solo. Si è tentati di pensare che
l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro
desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così.
In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel
quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può
proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della
vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro, come ha fatto per
Paolo ed i suoi compagni, alla deriva sulle coste di Malta. Essi hanno
fatto ciò che Paolo esortava loro di compiere e fu così che
"tutti poterono mettersi in salvo a terra" (At 27,44).
Più di ogni carico che possiamo portare con noi - nel senso delle
nostre realizzazioni umane, delle nostre proprietà, della nostra
tecnologia - è la nostra relazione con il Signore che fornisce la
chiave della nostra felicità e della nostra realizzazione umana. Ed
egli ci chiama ad una relazione di amore. Fate attenzione alla domanda
che per tre volte egli rivolge a Pietro sulla riva del lago:
"Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?". Sulla base della
risposta affermativa di Pietro, Gesù gli affida un compito, il
compito di pascere il suo gregge. Qui vediamo il fondamento di ogni
ministero pastorale nella Chiesa. E’ il nostro amore per il Signore
che deve plasmare ogni aspetto della nostra predicazione ed
insegnamento, della celebrazione dei sacramenti, e della nostra cura
per il Popolo di Dio. E’ il nostro amore per il Signore che ci
spinge ad amare quelli che Egli ama, e ad accettare volentieri il
compito di comunicare il suo amore a coloro che serviamo. Durante la
passione del Signore, Pietro lo ha rinnegato tre volte. Ora, dopo la
Resurrezione, Gesù lo invita tre volte a dichiarare il suo amore,
offrendo in tal modo salvezza e perdono, e allo stesso tempo
affidandogli la sua missione. La pesca miracolosa aveva sottolineato
la dipendenza degli apostoli da Dio per il successo dei loro progetti
terreni. Il dialogo tra Pietro e Gesù ha sottolineato il bisogno
della divina misericordia per guarire le loro ferite spirituali, le
ferite del peccato. In ogni ambito della nostra vita necessitiamo
dell’aiuto della grazia di Dio. Con lui possiamo fare ogni cosa:
senza di lui non possiamo fare nulla.
Conosciamo dal Vangelo di san Marco i segni che accompagnano coloro
che hanno posto la loro fede in Gesù: prenderanno in mano serpenti e
questo non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi
guariranno (cfr Mc 16,18). Tali segni sono stati presto riconosciuti
dai vostri antenati, quando Paolo venne fra loro. Una vipera si attaccò
alla sua mano ma egli semplicemente la scosse e gettò nel fuoco senza
soffrire alcun danno. Paolo fu condotto a vedere il padre di Publio,
il "protos" dell’isola, e dopo aver pregato e imposto le
mani su di lui, lo guarì dalla febbre. Di tutti i doni portati a
queste rive nel corso della storia della vostra gente, quello portato
da Paolo è stato il più grande di tutti, ed è vostro merito che
esso sia stato subito accolto e custodito. Għożżu l-fidi u l-valuri
li takom l-Appostlu Missierkom San Pawl. [Preservate la fede e i
valori che vi sono stati trasmessi dal vostro padre, l’apostolo San
Paolo.] Continuate ad esplorare la ricchezza e la profondità del dono
di Paolo e procurate di consegnarlo non solo ai vostri figli, ma a
tutti coloro che incontrate oggi. Ogni visitatore di Malta dovrebbe
essere impressionato dalla devozione della sua gente, dalla fede
vibrante manifestata nelle celebrazioni nei giorni di festa, dalla
bellezza delle sue chiese e dei suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno
di essere condiviso con altri, ha bisogno di essere espresso. Come
insegnò Mosè al popolo di Israele, i precetti del Signore "ti
stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando
ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti
coricherai e quando ti alzerai" (Dt 6,6-7). Ciò è stato ben
capito dal primo santo canonizzato di Malta, Dun Ġor Preca. La sua
instancabile opera di catechesi, ispirando giovani ed anziani con un amore per la dottrina
cristiana ed una profonda devozione al Verbo incarnato, è diventata
un esempio che vi esorto a mantenere. Ricordate che lo scambio di beni
tra queste isole ed il resto del mondo è un processo a due vie.
Quello che ricevete, valutatelo con cura, e ciò che possedete di
valore sappiatelo condividere con gli altri.
Desidero rivolgere una particolare parola ai sacerdoti qui presenti in
questo anno dedicato alla celebrazione del grande dono del sacerdozio.
Dun Ġor era un prete di straordinaria umiltà, bontà, mitezza e
generosità, profondamente dedito alla preghiera e con la passione di
comunicare le verità del vangelo. Prendetelo come modello ed
ispirazione per voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto di
pascere il gregge del Signore. Ricordate anche la domanda che il
Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: "Mi ami tu?".
Questa è la domanda che egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate?
Desiderate servirlo con il dono della vostra intera vita? Desiderate
condurre altri a conoscerlo ed amarlo? Con Pietro abbiate il coraggio
di rispondere: "Sì, Signore, tu sai che io ti amo" e
accogliete con cuore grato il magnifico compito che egli vi ha
assegnato. La missione affidata ai sacerdoti è veramente un servizio
alla gioia, alla gioia di Dio che brama irrompere nel mondo (cfr
Omelia, 24 aprile 2005).
Guardando ora attorno a me alla grande folla raccolta qui in Floriana
per la celebrazione dell'eucarestia, mi torna alla mente la scena
descritta nella seconda lettura di oggi, nella quale miriadi di
miriadi e migliaia di migliaia unirono le loro voci in un grande inno
di lode: "A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode,
onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap 5,13).
Continuate a cantare questo inno, a lode del Signore risorto ed in
ringraziamento per i suoi molteplici doni. Con le parole di San Paolo,
Apostolo di Malta, concludo la mia esortazione a voi questa mattina:
"L-imħabba tiegħi tkun magħkom ilkoll fi Kristu Ġesù"
["Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!"] (1 Cor
16,24).
Ikun imfaħħar Ġesù Kristu! [Sia lodato Gesù Cristo!]
[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana]
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