ANGELUS e OMELIA
Papa: la luce del Natale porti ovunque nel mondo la pace
|
![]() |
|
|
23/12/2010 MESSA DI NATALE
Città del Vaticano (AsiaNews) – Con la notte di Betlemme
“l’infinita distanza tra Dio e l’uomo è superata”, si
realizzano le promesse dei profeti e si è “accesa la luce della
bontà”. E’ un ringraziamento, quello elevato da Benedetto XVI
durante la messa della notte di Natale, che si è fatto preghiera:
“Signore, realizza totalmente la tua promessa. Spezza i bastoni
degli aguzzini. Brucia i calzari rimbombanti. Fa che finisca il
tempo dei mantelli intrisi di sangue. Realizza la promessa: ‘La
pace non avrà fine’”.
La preghiera per la pace è stata centrale nella notte, durante
la messa si è pregato per il rispetto della dignità della
persona dal concepimento alla fine naturale e perchè i
responsabili politici operino a favore di una pacifica convivenza
tra i popoli; prima, nel pomeriggio, il Papa si era affacciato
dalla finestra del suo studio per benedire il presepe di piazza
San Pietro e accendere il “lume della pace” messo sul
davanzale, secondo la tradizione polacca cara a Giovanni Paolo II.
In una basilica che a malapena ha contenuto le quasi diecimila
persone recatesi alla messa di Natale, il Papa ha dunque detto
che, quella notte, a Betlemme, “l’infinita distanza tra Dio e
l’uomo è superata. Dio non si è soltanto chinato verso il
basso, come dicono i Salmi; Egli è veramente ‘disceso’,
entrato nel mondo, diventato uno di noi per attrarci tutti a sé.
Questo bambino è veramente l’Emmanuele – il Dio-con-noi. Il
suo regno si estende veramente fino ai confini della terra. Nella
vastità universale della santa Eucaristia, Egli ha veramente
eretto isole di pace. Ovunque essa viene celebrata si ha
un’isola di pace, di quella pace che è propria di Dio. Questo
bambino ha acceso negli uomini la luce della bontà e ha dato loro
la forza di resistere alla tirannia del potere. In ogni
generazione Egli costruisce il suo regno dal di dentro, a partire
dal cuore. Ma è anche vero che ‘il bastone dell’aguzzino’
non è stato spezzato. Anche oggi marciano rimbombanti i
calzari dei soldati e sempre ancora e sempre di nuovo c’è il
‘mantello intriso di sangue’ (Is 9,3s). Così fa
parte di questa notte la gioia per la vicinanza di Dio.
Ringraziamo perché Dio, come bambino, si dà nelle nostre mani,
mendica, per così dire, il nostro amore, infonde la sua pace nel
nostro cuore. Questa gioia, tuttavia, è anche una preghiera: Signore,
realizza totalmente la tua promessa. Spezza i bastoni degli
aguzzini. Brucia i calzari rimbombanti. Fa che finisca il tempo
dei mantelli intrisi di sangue. Realizza la promessa: ‘La
pace non avrà fine’ (Is 9,6). Ti ringraziamo per la tua
bontà, ma ti preghiamo anche: mostra la tua potenza. Erigi nel
mondo il dominio della tua verità, del tuo amore – il regno
della giustizia, dell’amore e della pace".
“Il Vangelo di Natale ci racconta, alla fine, che una
moltitudine di angeli dell’esercito celeste lodava Dio e diceva:
‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli
uomini, che egli ama’. (Lc 2,14). La Chiesa ha
amplificato questa lode, che gli angeli hanno intonato di fronte
all’evento della Notte Santa, facendone un inno di gioia sulla
gloria di Dio. ‘Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa’.
Ti rendiamo grazie per la bellezza, per la grandezza, per la bontà
di Dio, che in questa notte diventano visibili a noi. L’apparire
della bellezza, del bello, ci rende lieti senza che dobbiamo
interrogarci sulla sua utilità. La gloria di Dio, dalla quale
proviene ogni bellezza, fa esplodere in noi lo stupore e la gioia.
Chi intravede Dio prova gioia, e in questa notte vediamo qualcosa
della sua luce. Ma anche degli uomini parla il messaggio degli
angeli nella Notte Santa: ‘Pace agli uomini che egli ama’. La
traduzione latina di tale parola, che usiamo nella liturgia e che
risale a Girolamo, suona diversamente: ‘Pace agli uomini di
buona volontà’. L’espressione ‘gli uomini di buona volontà’
proprio negli ultimi decenni è entrata in modo particolare nel
vocabolario della Chiesa. Ma quale traduzione è giusta? Dobbiamo
leggere ambedue i testi insieme; solo così comprendiamo la parola
degli angeli in modo giusto. Sarebbe sbagliata
un’interpretazione che riconoscesse soltanto l’operare
esclusivo di Dio, come se Egli non avesse chiamato l’uomo ad una
risposta libera di amore. Sarebbe sbagliata, però, anche
un’interpretazione moralizzante, secondo cui l’uomo con la sua
buona volontà potrebbe, per così dire, redimere se stesso. Ambedue
le cose vanno insieme: grazia e libertà; l’amore di Dio, che ci
previene e senza il quale non potremmo amarLo, e la nostra
risposta, che Egli attende e per la quale, nella nascita del suo
Figlio, addirittura ci prega. L’intreccio di grazia e libertà,
l’intreccio di chiamata e risposta non lo possiamo scindere in
parti separate l’una dall’altra. Ambedue sono inscindibilmente
intessute tra loro. Così questa parola è insieme promessa e
chiamata. Dio ci ha prevenuto con il dono del suo Figlio. Sempre
di nuovo Dio ci previene in modo inatteso. Non cessa di cercarci,
di sollevarci ogniqualvolta ne abbiamo bisogno. Non abbandona la
pecora smarrita nel deserto in cui si è persa. Dio non si lascia
confondere dal nostro peccato. Egli ricomincia sempre nuovamente
con noi. Tuttavia aspetta il nostro amare insieme con Lui. Egli ci
ama affinché noi possiamo diventare persone che amano insieme con
Lui e così possa esservi pace sulla terra”.
|
25/12/2010
Città del Vaticano (AsiaNews) - La luce del Natale risplenda
nuovamente in Terra Santa e ispiri israeliani e palestinesi alla
pace, consoli i cristiani iracheni, porti sicurezza e rispetto dei
diritti umani in Afghanistan e Pakistan, favorisca la
riconciliazione tra le Coree, rafforzi i cattolici cinesi “affinché
non si perdano d’animo per le limitazioni alla loro libertà di
religione e di coscienza”. Sono alcuni degli auspici contenti nel
messaggio Urbi et Orbi, a Roma e al mondo, di Benedetto XVI per il
Natale, che il Papa ha pronunciato oggi, davanti alle50mila persone
presenti in piazza san Pietro.
ANGELUS e OMELIA Papa: la luce del Natale porti ovunque nel mondo la pace
Al termine del messaggio, Benedetto XVI ha inviato l’augurio
natalizio in 65 lingue, tra le quali russo, mongolo, kazako,
turco, arabo, ebraico, aramaico, armeno, hindi, tamil, malayalam,
bengalese, birmano, urdu, cinese, giapponese, coreano, vietnamita,
singalese, tailandese, indonesiano, cambogiano, filippino.
Questo il testo del messaggio del Papa per il Natale 2010:
"Verbum caro factum est" - "Il Verbo si fece
carne" (Gv 1,14).
Cari fratelli e sorelle, che mi ascoltate da Roma e dal mondo
intero, con gioia vi annuncio il messaggio del Natale: Dio si è
fatto uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio non è
lontano: è vicino, anzi, è l’"Emmanuele",
Dio-con-noi. Non è uno sconosciuto: ha un volto, quello di Gesù.
E’ un messaggio sempre nuovo, sempre sorprendente, perché
oltrepassa ogni nostra più audace speranza. Soprattutto perché
non è solo un annuncio: è un avvenimento, un accadimento, che
testimoni credibili hanno veduto, udito, toccato nella Persona di
Gesù di Nazareth! Stando con Lui, osservando i suoi atti e
ascoltando le sue parole, hanno riconosciuto in Gesù il Messia; e
vedendolo risorto, dopo che era stato crocifisso, hanno avuto la
certezza che Lui, vero uomo, era al tempo stesso vero Dio, il
Figlio unigenito venuto dal Padre, pieno di grazia e di verità (cfr
Gv 1,14).
"Il Verbo si fece carne". Di fronte a questa
rivelazione, riemerge ancora una volta in noi la domanda: come è
possibile? Il Verbo e la carne sono realtà tra loro opposte; come
può la Parola eterna e onnipotente diventare un uomo fragile e
mortale? Non c’è che una risposta: l’Amore. Chi ama vuole
condividere con l’amato, vuole essere unito a lui, e la Sacra
Scrittura ci presenta proprio la grande storia dell’amore di Dio
per il suo popolo, culminata in Gesù Cristo.
In realtà, Dio non cambia: Egli è fedele a Se stesso. Colui che
ha creato il mondo è lo stesso che ha chiamato Abramo e che ha
rivelato il proprio Nome a Mosè: Io sono colui che sono … il
Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe … Dio misericordioso e
pietoso, ricco di amore e di fedeltà (cfr Es 3,14-15; 34,6). Dio
non muta, Egli è Amore da sempre e per sempre. E’ in Se stesso
Comunione, Unità nella Trinità, ed ogni sua opera e parola mira
alla comunione. L’incarnazione è il culmine della creazione.
Quando nel grembo di Maria, per la volontà del Padre e l’azione
dello Spirito Santo, si formò Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il
creato raggiunse il suo vertice. Il principio ordinatore
dell’universo, il Logos, incominciava ad esistere nel mondo, in
un tempo e in uno spazio.
"Il Verbo si fece carne". La luce di questa verità si
manifesta a chi la accoglie con fede, perché è un mistero
d’amore. Solo quanti si aprono all’amore sono avvolti dalla
luce del Natale. Così fu nella notte di Betlemme, e così è
anche oggi. L’incarnazione del Figlio di Dio è un avvenimento
che è accaduto nella storia, ma nello stesso tempo la oltrepassa.
Nella notte del mondo si accende una luce nuova, che si lascia
vedere dagli occhi semplici della fede, dal cuore mite e umile di
chi attende il Salvatore. Se la verità fosse solo una formula
matematica, in un certo senso si imporrebbe da sé. Se invece la
Verità è Amore, domanda la fede, il "sì" del nostro
cuore.
E che cosa cerca, in effetti, il nostro cuore, se non una Verità
che sia Amore? La cerca il bambino, con le sue domande, così
disarmanti e stimolanti; la cerca il giovane, bisognoso di trovare
il senso profondo della propria vita; la cercano l’uomo e la
donna nella loro maturità, per guidare e sostenere l’impegno
nella famiglia e nel lavoro; la cerca la persona anziana, per dare
compimento all’esistenza terrena.
"Il Verbo si fece carne". L’annuncio del Natale è
luce anche per i popoli, per il cammino collettivo dell’umanità.
L’"Emmanuele", Dio-con-noi, è venuto come Re di
giustizia e di pace. Il suo Regno – lo sappiamo – non è di
questo mondo, eppure è più importante di tutti i regni di questo
mondo. E’ come il lievito dell’umanità: se mancasse, verrebbe
meno la forza che manda avanti il vero sviluppo: la spinta a
collaborare per il bene comune, al servizio disinteressato del
prossimo, alla lotta pacifica per la giustizia. Credere nel Dio
che ha voluto condividere la nostra storia è un costante
incoraggiamento ad impegnarsi in essa, anche in mezzo alle sue
contraddizioni. E’ motivo di speranza per tutti coloro la cui
dignità è offesa e violata, perché Colui che è nato a Betlemme
è venuto a liberare l’uomo dalla radice di ogni schiavitù.
La luce del Natale risplenda nuovamente in quella Terra dove Gesù
è nato e ispiri Israeliani e Palestinesi nel ricercare una
convivenza giusta e pacifica. L’annuncio consolante della venuta
dell’Emmanuele lenisca il dolore e consoli nelle prove le care
comunità cristiane in Iraq e in tutto il Medio Oriente, donando
loro conforto e speranza per il futuro ed animando i Responsabili
delle Nazioni ad una fattiva solidarietà verso di esse. Ciò
avvenga anche in favore di coloro che ad Haiti soffrono ancora per
le conseguenze del devastante terremoto e della recente epidemia
di colera. Così pure non vengano dimenticati coloro che in
Colombia ed in Venezuela, ma anche in Guatemala e in Costa Rica,
hanno subito le recenti calamità naturali.
La nascita del Salvatore apra prospettive di pace duratura e di
autentico progresso alle popolazioni della Somalia, del Darfur e
della Costa d’Avorio; promuova la stabilità politica e sociale
del Madagascar; porti sicurezza e rispetto dei diritti umani in
Afghanistan e in Pakistan; incoraggi il dialogo fra Nicaragua e
Costa Rica; favorisca la riconciliazione nella Penisola Coreana.
La celebrazione della nascita del Redentore rafforzi lo spirito di
fede, di pazienza e di coraggio nei fedeli della Chiesa nella Cina
continentale, affinché non si perdano d’animo per le
limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza e,
perseverando nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano
viva la fiamma della speranza. L’amore del "Dio con
noi" doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che
soffrono discriminazione e persecuzione, ed ispiri i leader
politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della
libertà religiosa di tutti. Cari fratelli e sorelle, "il
Verbo si fece carne", è venuto ad abitare in mezzo a noi, è
l’Emmanuele, il Dio che si è fatto a noi vicino. Contempliamo
insieme questo grande mistero di amore, lasciamoci illuminare il
cuore dalla luce che brilla nella grotta di Betlemme! Buon Natale
a tutti!
|
|