ZI09051408 - 14/05/2009
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Discorso di Benedetto XVI ai Capi religiosi della
Galilea
I Cristiani volentieri si uniscono ad Ebrei,
Musulmani, Drusi e persone di altre religioni nel
desiderio di salvaguardare i bambini dal fanatismo e
dalla violenza, mentre li preparano ad essere
costruttori di un mondo migliore.
NAZARET, giovedì, 14 maggio 2009 (ZENIT.org).-
Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato
questo giovedì da Benedetto XVI, nell’Auditorium
del Santuario dell’Annunciazione di Nazaret, in
occasione dell'incontro con i Capi religiosi della
Galilea, tra i quali erano presenti cristiani,
musulmani, ebrei, drusi.
* * *
Cari Amici,
grato per le parole di benvenuto del Vescovo
Giacinto-Boulos Marcuzzo e per la vostra calorosa
accoglienza, saluto cordialmente i leaders
delle diverse comunità presenti, comprendenti
Cristiani, Musulmani, Giudei, Drusi ed altre persone
religiose.
Avverto come una particolare benedizione il poter
visitare questa città venerata dai Cristiani come
il luogo dove l’Angelo annunciò alla Vergine
Maria che avrebbe concepito per opera dello Spirito
Santo. Qui anche Giuseppe, suo promesso sposo, vide
in sogno un Angelo e gli fu indicato di chiamare il
bambino "Gesù". Dopo questi meravigliosi
eventi che accompagnarono la sua nascita, il bambino
venne portato in questa città da Giuseppe e Maria,
dove egli "cresceva e si fortificava pieno di
sapienza e la grazia di Dio era su di lui" (Lc
2, 40).
La convinzione che il mondo è un dono di Dio e
che Dio è entrato nelle svolte e nei tornanti della
storia umana, è la prospettiva dalla quale i
Cristiani vedono che la creazione ha una ragione ed
uno scopo. Lungi dall'essere il risultato di un fato
cieco, il mondo è stato voluto da Dio e rivela il
suo splendore glorioso.
Al cuore di ogni tradizione religiosa c’è la
convinzione che la pace stessa è un dono di Dio,
anche se non può essere raggiunta senza lo sforzo
umano. Una pace durevole proviene dal riconoscimento
che il mondo non è ultimamente nostra proprietà,
ma piuttosto l'orizzonte entro il quale noi siamo
invitati a partecipare all'amore di Dio e a
cooperare nel guidare il mondo e la storia sotto la
sua ispirazione. Non possiamo fare con il mondo
tutto quello che ci piace; anzi, siamo chiamati a
conformare le nostre scelte alle complesse e
tuttavia percettibili leggi scritte dal Creatore
nell'universo e a modellare le nostre azioni secondo
la bontà divina che pervade il regno del creato.
La Galilea, una terra conosciuta per la sua
eterogeneità etnica e religiosa, è la patria di un
popolo che ben conosce gli sforzi richiesti per
vivere in armoniosa coesistenza. Le nostre diverse
tradizioni religiose hanno in sé potenzialità
notevoli in ordine alla promozione di una cultura
della pace, specialmente attraverso l’insegnamento
e la predicazione dei valori spirituali più
profondi della nostra comune umanità. Plasmando i
cuori dei giovani, noi plasmiamo il futuro della
stessa umanità. I Cristiani volentieri si
uniscono ad Ebrei, Musulmani, Drusi e persone di
altre religioni nel desiderio di salvaguardare i
bambini dal fanatismo e dalla violenza, mentre li
preparano ad essere costruttori di un mondo
migliore.
Miei cari Amici, so che voi accogliete
gioiosamente e con il saluto della pace i molti
pellegrini che giungono in Galilea. Vi incoraggio a
continuare ad esercitare il vicendevole rispetto,
mentre vi adoperate ad alleviare le tensioni
concernenti i luoghi di culto, garantendo così un
ambiente sereno per la preghiera e la meditazione,
qui e in tutta la Galilea. Rappresentando diverse
tradizioni religiose, condividete il comune
desiderio di contribuire al miglioramento della
società e di testimoniare così i valori religiosi
e spirituali che aiutano a corroborare la vita
pubblica. Vi assicuro che la Chiesa Cattolica è
impegnata a partecipare a questa nobile impresa.
Cooperando con uomini e donne di buona volontà,
essa cercherà di assicurare che la luce della verità,
della pace e della bontà continui a risplendere
dalla Galilea e a guidare le persone del mondo
intero a cercare tutto ciò che promuove l'unità
della famiglia umana. Dio vi benedica tutti!
[© Copyright 2009 - Libreria
Editrice Vaticana]
ZI09051410 - 14/05/2009
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Il Papa per i Vespri nel Santuario
dell’Annunciazione di Nazaret
NAZARET, giovedì, 14 maggio 2009 (ZENIT.org).-
Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato
questo giovedì da Benedetto XVI nel presiedere,
nella Basilica Superiore del Santuario
dell’Annunciazione di Nazaret, la celebrazione dei
Vespri con i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le
religiose, i movimenti ecclesiali e gli operatori
pastorali della Galilea.
* * *
Fratelli Vescovi,
Padre Custode,
cari fratelli e sorelle in Cristo!
E’ per me fonte di profonda commozione essere
presente con voi oggi proprio nel luogo dove la
Parola di Dio si è fatta carne ed è venuta ad
abitare fra noi. Quanto è opportuno trovarci qui
riuniti per cantare la Preghiera dei Vespri della
Chiesa, dando lode e grazie a Dio per le meraviglie
che egli ha fatto per noi! Ringrazio l’Arcivescovo
Sayah per le parole di benvenuto, e, tramite lui,
saluto tutti i membri della comunità Maronita qui
in Terra Santa. Saluto i sacerdoti, i religiosi, i
membri dei movimenti ecclesiali e gli operatori
pastorali venuti da tutta la Galilea. Ancora una
volta rendo lode alla cura dimostrata dai Frati
della Custodia, nel corso di molti secoli, nel
provvedere ai luoghi santi come questo. Saluto il
Patriarca Latino emerito, Sua Beatitudine Michel
Sabbah, che per più di venti anni ha guidato il suo
gregge in queste terre. Saluto i fedeli del
Patriarcato Latino ed il loro attuale Patriarca, Sua
Beatitudine Fouad Twal, così come i membri della
comunità Greco-Melchita, qui rappresentata
dall’Arcivescovo Elias Chacour. Ed in questo luogo
dove Gesù stesso crebbe fino alla maturità ed
imparò la lingua ebraica, saluto i Cristiani di
lingua ebraica, che sono per noi un richiamo alle
radici ebraiche della nostra fede.
Ciò che accadde qui a Nazareth, lontano dagli
sguardi del mondo, è stato un atto singolare di
Dio, un potente intervento nella storia attraverso
il quale un bambino fu concepito per portare la
salvezza al mondo intero. Il prodigio
dell'Incarnazione continua a sfidarci ad aprire la
nostra intelligenza alle illimitate possibilità del
potere trasformante di Dio, del suo amore per noi,
del suo desiderio di essere in comunione con noi.
Qui l'eterno Figlio di Dio divenne uomo, e rese così
possibile a noi, suoi fratelli e sorelle, di
condividere la sua figliolanza divina. Quel
movimento di abbassamento di un amore che si è
svuotato di sé ha reso possibile il movimento
inverso di esaltazione nel quale anche noi siamo
elevati a condividere la vita stessa di Dio (cfr Fil
2,6-11).
Lo Spirito che "discese su Maria" (cfr Lc
1,35) è lo stesso Spirito che si librò sulle acque
all'alba della Creazione (cfr Gn 1,2). Questo
ci ricorda che l'Incarnazione è stata un nuovo atto
creativo. Quando nostro Signore Gesù Cristo fu
concepito per opera dello Spirito Santo nel seno
verginale di Maria, Dio si unì con la nostra umanità
creata, entrando in una permanente nuova relazione
con noi e inaugurando una nuova Creazione. Il
racconto dell'Annunciazione illustra la
straordinaria gentilezza di Dio (cfr Madre Julian di
Norwich, Rivelazioni 77-79). Egli non impone
se stesso, non predetermina semplicemente la parte
che Maria avrà nel suo piano per la nostra
salvezza, egli cerca innanzitutto il suo assenso.
Nella Creazione iniziale ovviamente non era
questione che Dio chiedesse il consenso delle sue
creature, ma in questa nuova Creazione egli lo
chiede. Maria sta al posto di tutta l’umanità.
Lei parla per tutti noi quando risponde all'invito
dell'angelo. San Bernardo descrive come l’intera
corte celeste stesse aspettando con ansiosa
impazienza la sua parola di consenso grazie alla
quale si compì l'unione nuziale tra Dio e
l’umanità. L'attenzione di tutti i cori degli
angeli s’era concentrata su questo momento, nel
quale ebbe luogo un dialogo che avrebbe dato avvio
ad un nuovo e definitivo capitolo della storia del
mondo. Maria disse: "Avvenga di me secondo la
tua parola". E la Parola di Dio divenne carne.
Il riflettere su questo gioioso mistero ci dà
speranza, la sicura speranza che Dio continuerà a
condurre la nostra storia, ad agire con potere
creativo per realizzare gli obiettivi che al calcolo
umano sembrano impossibili. Questo ci sfida ad
aprirci all’azione trasformatrice dello Spirito
Creatore che ci fa nuovi, ci rende una cosa sola con
Lui e ci riempie con la sua vita. Ci invita, con
squisita gentilezza, a consentire che egli abiti in
noi, ad accogliere la Parola di Dio nei nostri
cuori, rendendoci capaci di rispondere a Lui con
amore ed andare con amore l’uno verso l'altro.
Nello Stato di Israele e nei Territori Palestinesi i
Cristiani formano una minoranza della popolazione.
Forse a volte vi sembra che la vostra voce conti
poco. Molti dei vostri amici cristiani sono
emigrati, nella speranza di trovare altrove maggiore
sicurezza e migliori prospettive. La vostra
situazione richiama alla mente quella della giovane
vergine Maria, che condusse una vita nascosta a
Nazareth, con ben poco per il suo quotidiano quanto
a ricchezza e ad influenza mondana. Per citare le
parole di Maria nel suo grande inno di lode, il Magnificat,
Dio ha guardato alla sua serva nella sua umiltà, ha
ricolmato di beni l’affamato. Prendiamo forza dal
cantico di Maria, che tra poco canteremo in unione
con la Chiesa intera in tutto il mondo! Abbiate il
coraggio di essere fedeli a Cristo e di rimanere qui
nella terra che Egli ha santificato con la sua
stessa presenza! Come Maria, voi avete un ruolo da
giocare nel piano divino della salvezza, portando
Cristo nel mondo, rendendo a Lui testimonianza e
diffondendo il suo messaggio di pace e di unità.
Per questo, è essenziale che siate uniti fra voi,
così che la Chiesa nella Terra Santa possa essere
chiaramente riconosciuta come "un segno ed uno
strumento di comunione con Dio e di unità di tutto
il genere umano" (Lumen gentium, 1). La
vostra unità nella fede, nella speranza e
nell’amore è un frutto dello Spirito Santo che
dimora in voi e vi rende capaci di essere strumenti
efficaci della pace di Dio, aiutandovi a costruire
una genuina riconciliazione tra i diversi popoli che
riconoscono Abramo come loro padre nella fede. Perché,
come Maria ha gioiosamente proclamato nel suo Magnificat,
Dio è sempre memore "della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la
sua discendenza per sempre" (Lc
1,54-55).
Cari Amici in Cristo, siate certi che io
continuamente vi ricordo nella mia preghiera, e vi
chiedo di fare lo stesso per me. Volgiamoci ora
verso il nostro Padre celeste, che in questo luogo
ha guardato all’umiltà della sua serva, e
cantiamo le sue lodi in unione con la Beata Vergine
Maria, con tutti i cori degli angeli e dei santi e
con tutta la Chiesa in ogni parte del mondo.
[© Copyright 2009 - Libreria Editrice
Vaticana]
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ZI09051412 - 14/05/2009
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Il Papa nella Grotta di Nazareth, dove iniziò
l'avventura cristiana
“Qui l'eterno Figlio di Dio divenne uomo”, spiega
NAZARETH, giovedì, 14 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il
silenzio di Benedetto XVI davanti alla grotta in cui la
giovane Maria di Nazareth seppe che sarebbe diventata la
madre del Salvatore è diventato questo giovedì
pomeriggio uno dei momenti forti del pellegrinaggio in
Terra Santa, che si concluderà venerdì.
“Qui l'eterno Figlio di Dio divenne uomo”, ha detto
il Pontefice, che sta scrivendo il secondo volume del suo
libro “Gesù di Nazaret” e che ha dato a questo
viaggio innanzitutto una dimensione di preghiera.
Per lui sono stati momenti importanti, perché come ha
affermato in seguito “il riflettere su questo gioioso
mistero ci dà speranza, la sicura speranza che Dio
continuerà a condurre la nostra storia, ad agire con
potere creativo per realizzare gli obiettivi che al
calcolo umano sembrano impossibili”.
Padre José Carballo ofm, ministro generale dell'Ordine
dei Frati Minori, i religiosi che custodiscono i Luoghi
Santi, ha spiegato al Papa nel suo saluto di benvenuto che
“gli scavi archeologici qui compiuti ci mostrano
chiaramente come lungo i secoli quanti ci hanno preceduto
si sono continuamente adoperati per abbellire uno dei
luoghi più cari alla cristianità”.
Nonostante i numerosi adattamenti subiti lungo i
secoli, si riconosce che la Grotta dell'Annunciazione, che
si trova nella Basilica inferiore di Nazareth, è stata in
origine parte di un complesso abitativo meglio osservabile
all’esterno della Basilica.
Un’altra piccola grotta, con pitture e graffiti
lasciati dagli antichi pellegrini sulle pareti,
l’affianca a ovest. Pavimenti in mosaico, dove si vede
più volte rappresentata la croce in diverse forme,
ornavano gli edifici cultuali (chiesa-sinagoga, III-IV
sec.) che hanno preceduto la Basilica bizantina.
I francescani entrarono in possesso della Grotta e
delle rovine della chiesa crociata - distrutta nel XIII
secolo per ordine del sultano Baybars ad-Dhahir - nel
1620, quando l’emiro druso della montagna libanese Fakr
ed-Din le donò a padre Tommaso Obicini da Novara, Custode
di Terra Santa, scrivendo una bella pagina delle relazioni
amichevoli tra i non cristiani e la Custodia francescana
dei Luoghi Santi.
Dopo questo momento chiave del suo pellegrinaggio
spirituale, il Papa è salito alla Basilica Superiore del
Santuario dell’Annunciazione di Nazareth, il tempio più
grande dell'Oriente cristiano, consacrato il 25 marzo
1969, per presiedere la celebrazione dei Vespri con i
Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i
movimenti ecclesiali e gli operatori pastorali della
Galilea
“Ciò che accadde qui a Nazareth, lontano dagli
sguardi del mondo, è stato un atto singolare di Dio, un
potente intervento nella storia attraverso il quale un
bambino fu concepito per portare la salvezza al mondo
intero”, ha detto il Papa nel discorso che ha
pronunciato nell'atto di preghiera.
“Il prodigio dell'Incarnazione continua a sfidarci ad
aprire la nostra intelligenza alle illimitate possibilità
del potere trasformante di Dio, del suo amore per noi, del
suo desiderio di essere in comunione con noi”.
“Lo Spirito che 'discese su Maria' è lo stesso
Spirito che si librò sulle acque all'alba della
Creazione”, ha affermato. “Questo ci sfida ad aprirci
all’azione trasformatrice dello Spirito Creatore che ci
fa nuovi, ci rende una cosa sola con Lui e ci riempie con
la sua vita”.
Alla luce del mistero centrale del cristianesimo, il
Papa ha tratto alcune conclusioni per la vita dell'esigua
minoranza cristiana che vive nello Stato di Israele e nei
Territori Palestinesi.
“Forse a volte vi sembra che la vostra voce conti
poco. Molti dei vostri amici cristiani sono emigrati,
nella speranza di trovare altrove maggiore sicurezza e
migliori prospettive. La vostra situazione richiama alla
mente quella della giovane vergine Maria, che condusse una
vita nascosta a Nazareth, con ben poco per il suo
quotidiano quanto a ricchezza e ad influenza mondana”,
ha sottolineato.
Il Pontefice ha quindi citato un passaggio del
Magnificat, in cui la Vergine dice che Dio ha guardato
all'umiltà della sua serva, per dare “forza” ai
cattolici.
“Abbiate il coraggio di essere fedeli a Cristo e di
rimanere qui nella terra che Egli ha santificato con la
sua stessa presenza!”, li ha esortati.
“Come Maria, voi avete un ruolo da giocare nel piano
divino della salvezza, portando Cristo nel mondo, rendendo
a Lui testimonianza e diffondendo il suo messaggio di pace
e di unità”.
Per questo, ha concluso, “è essenziale che siate
uniti fra voi, così che la Chiesa nella Terra Santa possa
essere chiaramente riconosciuta come un segno ed uno
strumento di comunione con Dio e di unità di tutto il
genere umano”.
Al termine dei Vespri, l'ambiente di raccoglimento si
è trasformato in un'atmosfera festosa quando i presenti
hanno cantato in italiano, tra versi arabi, “Benedetto,
Benvenuto a Nazareth”.
Questo venerdì, ultimo giorno della visita del Papa in
Terra Santa, verrà dedicato alla promozione del dialogo
ecumenico, perché al mattino, nella sede del Patriarcato
greco-ortodosso di Gerusalemme, il Pontefice incontrerà i
rappresentanti delle altre Chiese e comunità cristiane.
Dopo aver visitato il Santo Sepolcro, culmine del suo
pellegrinaggio spirituale, e aver fatto visita al
Patriarca armeno apostolico, si dirigerà all'aeroporto di
Tel Aviv, da dove è previsto che parta per Roma alle
14.00 ora locale.
ZI09051401 - 14/05/2009
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Il Papa per la Messa presso il Monte del Precipizio a
Nazaret
NAZARET, giovedì, 14 maggio 2009 (ZENIT.org).-
Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia pronunciata
da Benedetto XVI nel presiedere questo giovedì mattina
la celebrazione eucaristica, secondo il rito latino,
presso il Monte del Precipizio a Nazaret, a conclusione
dell’Anno per la Famiglia indetto dalla Chiesa
Cattolica in Terra Santa.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
"La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché
ad essa siete stati chiamati in un solo corpo!" (Col
3,15). Con queste parole dell’apostolo Paolo, saluto
tutti voi con affetto nel Signore. Mi rallegro di essere
venuto a Nazareth, luogo benedetto dal mistero
dell’Annunciazione, il posto che ha visto gli anni
nascosti della crescita di Cristo in sapienza, età e
grazia (cfr Lc 2,52). Ringrazio l’Arcivescovo
Elia Chacour per le cortesi parole di benvenuto, ed
abbraccio con il segno della pace i miei confratelli
Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e tutti i fedeli della
Galilea, che, nella diversità dei riti e delle
tradizioni, danno espressione all’universalità della
Chiesa di Cristo. Porgo un rispettoso saluto al
Presidente di Israele, che ci onora della sua presenza.
Desidero ringraziare in modo speciale quanti hanno reso
possibile questa celebrazione, particolarmente coloro
che sono stati coinvolti nella pianificazione e nella
costruzione di questo nuovo teatro con il suo splendido
panorama.
Qui nella città di Gesù, Maria e Giuseppe, siamo
riuniti per segnare la conclusione dell’Anno della
Famiglia celebrato dalla Chiesa nella Terra Santa. Come
segno promettente per il futuro, benedirò la prima
pietra di un Centro internazionale per la Famiglia, che
sarà costruito a Nazareth. Preghiamo affinché esso
promuova una forte vita familiare in questa regione,
offra sostegno ed assistenza alle famiglie ovunque, e le
incoraggi nella loro insostituibile missione nella
società.
È inoltre mia speranza che questa tappa del mio
pellegrinaggio attiri l’attenzione di tutta la Chiesa
verso questa città di Nazareth. Abbiamo tutti bisogno,
come disse qui il Papa Paolo VI, di tornare a Nazareth,
per contemplare sempre di nuovo il silenzio e l’amore
della Sacra Famiglia, modello di ogni vita familiare
cristiana. Qui, sull’esempio di Maria, di Giuseppe e
di Gesù, possiamo giungere ad apprezzare ancor di più
la santità della famiglia, che, nel piano di Dio, si
basa sulla fedeltà per la vita intera di un uomo e di
una donna, consacrata dal patto coniugale ed aperta al
dono di Dio di nuove vite. Quanto hanno bisogno gli
uomini e le donne del nostro tempo di riappropriarsi di
questa verità fondamentale, che è alla base della
società, e quanto importante è la testimonianza di
coppie sposate in ordine alla formazione di coscienze
mature e alla costruzione della civiltà dell’amore!
Nella prima lettura odierna, tratta dal Siracide, la
parola di Dio presenta la famiglia come la prima scuola
della sapienza, una scuola che educa i propri membri
nella pratica di quelle virtù che portano alla felicità
autentica e ad un durevole appagamento. Nel piano divino
per la famiglia, l’amore del marito e della moglie
porta frutto in nuove vite, e trova quotidiana
espressione negli amorevoli sforzi dei genitori di
assicurare un’integrale formazione umana e spirituale
per i loro figli. Nella famiglia ogni persona, sia che
si tratti del bambino più piccolo o del genitore più
anziano, viene considerata per ciò che è in se stessa
e non semplicemente come un mezzo per altri fini. Qui
iniziamo a vedere qualcosa del ruolo essenziale della
famiglia come primo mattone di costruzione di una società
ben ordinata e accogliente. Possiamo inoltre giungere ad
apprezzare, all’interno della società più ampia, il
ruolo dello Stato chiamato a sostenere le famiglie nella
loro missione educatrice, a proteggere l’istituto
della famiglia e i suoi diritti nativi, come pure a far
sì che tutte le famiglie possano vivere e fiorire in
condizioni di dignità.
Scrivendo ai Colossesi, l’apostolo Paolo parla
istintivamente della famiglia quando cerca di illustrare
le virtù che edificano "l’unico corpo", che
è la Chiesa. Quali "scelti da Dio, santi e
amati", siamo chiamati a vivere in armonia e in
pace l’uno con l’altro, mostrando anzitutto
magnanimità e perdono, con l’amore quale più alto
vincolo di perfezione (cfr Col 3,12-14). Come nel
patto coniugale, l’amore dell’uomo e della donna
viene innalzato dalla grazia fino a divenire
condivisione ed espressione dell’amore di Cristo e
della Chiesa (cfr Ef 5,32), così anche la
famiglia fondata sull’amore viene chiamata ad essere
una "Chiesa domestica", luogo di fede, di
preghiera e di preoccupazione amorevole per il bene vero
e durevole di ciascuno dei propri membri.
Mentre riflettiamo su tali realtà in questa che è
la città dell’Annunciazione, il nostro pensiero si
volge naturalmente a Maria, "piena di grazia",
la Madre della Santa Famiglia e nostra Madre. Nazareth
ci ricorda il dovere di riconoscere e rispettare dignità
e missione concesse da Dio alle donne, come pure i loro
particolari carismi e talenti. Sia come madri di
famiglia, come una vitale presenza nella forza lavoro e
nelle istituzioni della società, sia nella particolare
chiamata a seguire il Signore mediante i consigli
evangelici di castità, povertà e obbedienza, le donne
hanno un ruolo indispensabile nel creare quella
"ecologia umana" (cfr Centesimus annus,
39) di cui il mondo, e anche questa terra, hanno così
urgente bisogno: un ambiente in cui i bambini imparino
ad amare e ad apprezzare gli altri, ad essere onesti e
rispettosi verso tutti, a praticare le virtù della
misericordia e del perdono.
Qui pensiamo pure a san Giuseppe, l’uomo giusto che
Dio pose a capo della sua casa. Dall’esempio forte e
paterno di Giuseppe, Gesù imparò le virtù della pietà
virile, della fedeltà alla parola data, dell’integrità
e del duro lavoro. Nel falegname di Nazareth poté
vedere come l’autorità posta al servizio dell’amore
sia infinitamente più feconda del potere che cerca di
dominare. Quanto bisogno ha il nostro mondo
dell’esempio, della guida e della calma forza di
uomini come Giuseppe!
Infine, nel contemplare la Sacra Famiglia di
Nazareth, rivolgiamo lo sguardo al bambino Gesù, che
nella casa di Maria e di Giuseppe crebbe in sapienza e
conoscenza, sino al giorno in cui iniziò il ministero
pubblico. Qui vorrei lasciare un pensiero particolare ai
giovani presenti. Il Concilio Vaticano II insegna che i
bambini hanno un ruolo speciale nel far crescere i loro
genitori nella santità (cfr Gaudium et spes,
48). Vi prego di riflettere su questo e di lasciare che
l’esempio di Gesù vi guidi non soltanto nel mostrare
rispetto ai vostri genitori, ma anche nell’aiutarli a
scoprire più pienamente l’amore che dà alla nostra
vita il senso più completo. Nella Sacra Famiglia di
Nazareth fu Gesù ad insegnare a Maria e Giuseppe
qualcosa della grandezza dell’amore di Dio, suo
celeste Padre, la sorgente ultima di ogni amore, il
Padre da cui ogni paternità in cielo e in terra prende
nome (cfr Ef 3,14-15).
Cari amici, nella colletta della Messa odierna
abbiamo chiesto al Padre di "aiutarci a vivere come
la Sacra Famiglia, unita nel rispetto e
nell’amore". Rinnoviamo qui il nostro impegno ad
essere lievito di rispetto e di amore nel mondo che ci
attornia. Questo Monte del Precipizio ci ricorda, come
lo ha fatto con generazioni di pellegrini, che il
messaggio del Signore fu talvolta sorgente di
contraddizione e di conflitto con i propri ascoltatori.
Purtroppo, come il mondo sa, Nazareth ha sperimentato
tensioni negli anni recenti che hanno danneggiato i
rapporti fra le comunità cristiana e musulmana. Invito
le persone di buona volontà di entrambe le comunità a
riparare il danno che è stato fatto, e in fedeltà al
comune credo in un unico Dio, Padre dell’umana
famiglia, ad operare per edificare ponti e trovare modi
per una pacifica coesistenza. Ognuno respinga il potere
distruttivo dell’odio e del pregiudizio, che uccidono
l’anima umana prima ancora che il corpo!
Permettetemi di concludere con una parola di
gratitudine e di lode per quanti si adoperano per
portare l’amore di Dio ai bambini di questa città e
per educare le generazioni future nelle vie della pace.
Penso in modo speciale agli sforzi delle Chiese locali,
particolarmente nelle loro scuole e nelle istituzioni
caritative, per abbattere i muri e per essere fertile
terreno d’incontro, di dialogo, di riconciliazione e
di solidarietà. Incoraggio i sacerdoti, i religiosi, i
catechisti e gli insegnanti che sono impegnati, insieme
con i genitori e quanti si dedicano al bene dei nostri
ragazzi, a perseverare nel dare testimonianza al
Vangelo, ad aver fiducia nel trionfo del bene e della
verità e a confidare che Dio farà crescere ogni
iniziativa destinata a diffondere il suo Regno di santità,
solidarietà, giustizia e pace. Al tempo stesso
riconosco con gratitudine la solidarietà che tanti
nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo mostrano
verso i fedeli della Terra Santa, sostenendo i lodevoli
programmi ed attività del Catholic Near East Welfare
Association.
"Si faccia di me secondo la tua parola" (Lc
1,38). La Vergine dell’Annunciazione, che
coraggiosamente aprì il cuore al misterioso piano di
Dio, e divenne Madre di tutti i credenti, ci guidi e ci
sostenga con la sua preghiera. Ottenga per noi e le
nostre famiglie la grazia di aprire le orecchie a quella
parola del Signore che ha il potere di edificarci (cfr At
20,32), di ispirarci decisioni coraggiose e di guidare i
nostri passi sulla via della pace!
[© Copyright 2009 - Libreria
Editrice Vaticana]
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