VATICANO-CINA- 18/05/2011
http://www.asianews.it/Papa:-preghiamo-per-la-Chiesa-in-Cina,-per-quelli-oppressi-e-quelli-tentati-dall’opportunismo.html

Papa: preghiamo per la Chiesa in Cina, per quelli oppressi e quelli tentati dall’opportunismo

Città del Vaticano (AsiaNews) – Pregare per la Chiesa in Cina, uno dei Paesi dove Cristo è “rifiutato, ignorato o perseguitato”, per i vescovi di quel Paese “che soffrono”, perché “il loro desiderio di stare nella Chiesa una e universale superi la tentazione di un cammino indipendente da Pietro” e per “illuminare quelli che sono nel dubbio, di richiamare gli smarriti, di consolare gli afflitti, di rafforzare quanti sono irretiti dalle lusinghe dell'opportunismo”.
 
“Sappiamo – ha proseguito - che, tra i nostri fratelli vescovi, ci sono alcuni che soffrono e sono sotto pressione nell'esercizio del loro ministero episcopale. A loro, ai sacerdoti e a tutti i cattolici che incontrano difficoltà nella libera professione di fede esprimiamo la nostra vicinanza. Con la nostra preghiera possiamo aiutarli a trovare la strada per mantenere viva la fede, forte la speranza, ardente la carità verso tutti ed integra l'ecclesiologia che abbiamo ereditato dal Signore e dagli Apostoli e che ci è stata trasmessa con fedeltà fino ai nostri giorni. Con la preghiera possiamo ottenere che il loro desiderio di stare nella Chiesa una e universale superi la tentazione di un cammino indipendente da Pietro. La preghiera può ottenere, per loro e per noi, la gioia e la forza di annunciare e di testimoniare, con tutta la franchezza e senza impedimento, Gesù Cristo crocifisso e risorto, l'uomo nuovo, vincitore del peccato e della morte. Con tutti voi chiedo a Maria di intercedere perché ognuno di loro si conformi sempre più strettamente a Cristo e si doni con generosità sempre nuova ai fratelli. A Maria - ha concluso il Papa - chiedo di illuminare quelli che sono nel dubbio, di richiamare gli smarriti, di consolare gli afflitti, di rafforzare quanti sono irretiti dalle lusinghe dell'opportunismo".
 
Nel discorso rivolto alle 20mila persone presenti in piazza san Pietro per l’udienza generale, Benedetto XVI, proseguendo nel ciclo di catechesi dedicato alla preghiera, si è soffermato sulla preghiera di Abramo per gli abitanti di Sodoma e Gomorra, nella quale, in realtà, il “padre di tutti i credenti” in realtà chiede a Dio misericordia non per i giusti, ma per i peccatori.
 
Nell’episodio illustrato oggi da Benedetto XVI, “la malvagità degli abitanti di Sodoma e Gomorra era giunta al culmine, tanto da rendere necessario l’intervento di Dio per compiere un atto di giustizia e per fermare il male distruggendo quelle città”. Ma quando Dio fa sapere ad Abramo l’intenzione di distruggere le due città, Abramo chiede che non sia punito il giusto con l’empio. “La sua è una missione di salvezza, che deve rispondere al peccato che ha invaso la realtà dell’uomo; attraverso di lui il Signore vuole riportare l’umanità alla fede, all’obbedienza, alla giustizia”.
 
Abramo chiede a Dio di non punire “il giusto con l’empio” e “Abramo mette davanti a Dio la necessità di evitare una giustizia sommaria: se la città è colpevole, è giusto condannare il suo reato e infliggere la pena, ma sarebbe ingiusto punire in modo indiscriminato tutti gli abitanti. Se nella città ci sono degli innocenti, questi non possono essere trattati come i colpevoli. Dio, che è un giudice giusto, non può agire così".  
Ma approfnodendo la lettura, ha proseguito il Papa, “ci rendiamo conto che la richiesta di Abramo è ancora più seria e più profonda, perché non si limita a domandare la salvezza per gli innocenti. Abramo chiede il perdono per tutta la città e lo fa appellandosi alla giustizia di Dio”. C’è qui “una nuova idea di giustizia: non quella che si limita a punire i colpevoli, come fanno gli uomini, ma una giustizia diversa, divina, che cerca il bene e lo crea attraverso il perdono che trasforma il peccatore, lo converte e lo salva”. Con la sua preghiera Abramo invoca dunque “un intervento di salvezza che, tenendo conto degli innocenti, liberi dalla colpa anche gli empi, perdonandoli”. Il pensiero di Abramo è che “ovviamente non si possono trattare gli innocenti come i colpevoli, questo sarebbe ingiusto, bisogna invece trattare i colpevoli come gli innocenti, mettendo in atto una giustizia superiore, offrendo loro una possibilità di salvezza, perché se i malfattori accettano il perdono di Dio e confessano la colpa lasciandosi salvare, non continueranno più a fare il male, diventeranno anch’essi giusti, senza più necessità di essere puniti".  
E’ una richiesto di giustizia che “si basa sulla certezza che il Signore è misericordioso”. Abramo, così fa diminuire via via il numero dei “giusti” che basterà a salvare la città, fino a dieci. E Dio ogni volta “ascolta e accoglie” la preghiera. "Così, per l’intercessione di Abramo Sodoma potrà essere salva, se in essa si troveranno anche solamente dieci innocenti. È questa la potenza della preghiera. Perché attraverso l’intercessione, la preghiera a Dio per la salvezza degli altri, si manifesta e si esprime il desiderio di salvezza che Dio nutre sempre verso l’uomo peccatore. Il male, infatti, non può essere accettato, deve essere segnalato e distrutto attraverso la punizione: la distruzione di Sodoma aveva appunto questa funzione. Ma il Signore non vuole la morte del malvagio, ma che si converta e viva; il suo desiderio è sempre quello di perdonare, salvare, dare vita, trasformare il male in bene”. “Con la voce della sua preghiera, Abramo sta dando voce al desiderio di Dio, che non è quello di distruggere, ma di salvare Sodoma, di dare vita al peccatore convertito”.   E’ questo che il Signore vuole. “Essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo”.
 
Ma la misericordia di Dio nella storia del suo popolo si allarga ulteriormente. “Se per salvare Sodoma servivano dieci giusti, il profeta Geremia dirà che basta un solo giusto per salvare Gerusalemme”. Il numero è sceso ancora, la bontà di Dio si mostra ancora più grande. “Eppure questo ancora non basta, la sovrabbondante misericordia di Dio non trova la risposta di bene che cerca e Gerusalemme cade sotto l’assedio del nemico”.
 
“Bisognerà che Dio stesso diventi quel giusto. L’infinito e sorprendente amore divino sarà pienamente manifestato quando il Figlio di Dio si farà uomo, il Giusto definitivo, il perfetto Innocente, che porterà la salvezza al mondo intero morendo sulla croce, perdonando e intercedendo per coloro che «non sanno quello che fanno». Allora la preghiera di ogni uomo troverà la sua risposta, allora ogni nostra intercessione sarà pienamente esaudita".

 

ZI11051816 - 18/05/2011
Permalink: http://www.zenit.org/article-26756?l=italian

Il Papa: per salvare l'uomo, Dio ha bisogno di cuori aperti al bene

Nell'Udienza generale dedicata alla preghiera di intercessione

ROMA, mercoledì, 18 maggio 2011 (ZENIT.org).- La giustizia divina crea il bene con il perdono, ma Dio ha bisogno di cuori aperti per salvare l'uomo dalla “spirale del peccato”. E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI, in occasione dell’Udienza generale in piazza San Pietro, riflettendo sulla figura di Abramo e sulla sua capacità di intercedere presso Dio per la salvezza dell’umanità.

Nella catechesi odierna il Papa ha infatti preso le mosse da un episodio che vede protagonista Abramo, il grande patriarca ebreo, tratto dal capitolo 18 della Genesi, in cui si racconta di quando Dio era pronto a distruggere gli abitanti di Sodoma e Gomorra per la loro malvagità.

Ma ecco, afferma il Pontefice, che “Abramo mette davanti a Dio la necessità di evitare una giustizia sommaria” e non si limita a intercedere per gli innocenti, ma per tutti e “così facendo, mette in gioco una nuova idea di giustizia: non quella che si limita a punire i colpevoli, come fanno gli uomini, ma una giustizia diversa, divina, che cerca il bene e lo crea attraverso il perdono che trasforma il peccatore, lo converte e lo salva”.

“Con la sua preghiera, dunque – ha continuato Benedetto XVI –, Abramo non invoca una giustizia meramente retributiva, ma un intervento di salvezza che, tenendo conto degli innocenti, liberi dalla colpa gli empi, perdonandoli”.

Per Abramo, non si possono trattare gli innocenti come i colpevoli ma anzi bisogna “trattare i colpevoli come gli innocenti, mettendo in atto una giustizia ‘superiore’, offrendo loro una possibilità di salvezza, perché se i malfattori accettano il perdono di Dio e confessano la colpa lasciandosi salvare, non continueranno più a fare il male, diventeranno anch’essi giusti, senza più necessità di essere puniti”.

“Con la sua supplica – ha poi spiegato il Pontefice – , Abramo sta prestando la propria voce, ma anche il proprio cuore, alla volontà divina: il desiderio di Dio è misericordia, amore e volontà di salvezza (…) Con la voce della sua preghiera, Abramo sta dando voce al desiderio di Dio, che non è quello di distruggere, ma di salvare Sodoma, di dare vita al peccatore convertito”.

Purtroppo, ha ricordato il Papa, neanche dieci giusti vengono trovati in Sodoma e Gomorra e le città saranno distrutte. Questo perché Dio, pur nella sua bontà, ha bisogno “di una piccola particella di bene da cui partire per salvare un grande male”, una “trasformazione dall’interno, un qualche appiglio di bene” per tramutare “l’odio in amore, la vendetta in perdono”.

Ma se per Sodoma e Gomorra la salvezza dipendeva da dieci giusti, Gerusalemme – come dirà il profeta Geremia – potrà essere salvata anche da un solo giusto.

“Il numero – ha sottolineato il Pontefice – è sceso ancora, la bontà di Dio si mostra ancora più grande. Eppure questo ancora non basta, la sovrabbondante misericordia di Dio non trova la risposta di bene che cerca e Gerusalemme cade sotto l’assedio del nemico”.

“Bisognerà che Dio stesso diventi quel giusto. E questo è il mistero dell’Incarnazione: per garantire un giusto Egli stesso si fa uomo” diventando “il Giusto definitivo, il perfetto Innocente, che porterà la salvezza al mondo intero morendo sulla croce, perdonando e intercedendo per coloro che ‘non sanno quello che fanno’”.

“Allora la preghiera di ogni uomo troverà la sua risposta, allora ogni nostra intercessione sarà pienamente esaudita”, ha quindi concluso