07/08/2011
VATICANO
Papa: Appello per la riconciliazione e la pace in Siria e Libia
http://www.asianews.it/Papa:-Appello-per-la-riconciliazione-e-la-pace-in-Siria-e-Libia.html
Castel Gandolfo (AsiaNews)
– Benedetto XVI ha espresso “viva preoccupazione” per le
violenze in Siria e per la Libia “dove la forza delle armi non ha
risolto la situazione”, lanciando oggi un appello per la
riconciliazione fra il popolo e le autorità di Damasco e perché la
comunità internazionale si impegni con Tripoli per “un piano di
pace per il Paese, attraverso il negoziato ed il dialogo
costruttivo”.
Parlando davanti ai fedeli radunati nel cortile del Palazzo apostolico
di Castel Gandolfo, alla fine della preghiera dell’Angelus, il papa
ha detto: “Cari fratelli e sorelle, seguo con viva preoccupazione i
drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria, che hanno
provocato numerose vittime e gravi sofferenze. Invito i fedeli
cattolici a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione
prevalga sulla divisione e sul rancore. Inoltre, rinnovo alle Autorità
ed alla popolazione siriana un pressante appello, perché si
ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda
adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto
della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale. Il mio
pensiero va anche alla Libia, dove la forza delle armi non ha risolto
la situazione. Esorto gli Organismi internazionali e quanti hanno
responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e
risolutezza la ricerca di un piano di pace per il Paese, attraverso il
negoziato ed il dialogo costruttivo”.
Dal mese di marzo, sull’onda della “rivoluzione dei gelsomini”
in Tunisia ed Egitto, in Siria si susseguono manifestazioni contro la
repressione di Assad e attacchi e assedi dell’esercito, che secondo
l’opposizione hanno causato molte centinaia di morti e decine di
migliaia di arresti.
I cristiani siriani, pur appoggiando molte richieste di maggiore
libertà e democrazia, temono che la caduta di Assad possa portare a
un regime islamico radicale, che vieterebbe a loro e ad altre
minoranze una vera libertà religiosa (v. 3/8/2011, Rivolta
in Siria: le violenze non fermano il popolo assetato di libertà e
dignità).
In Libia, dal febbraio scorso è in atto una guerra civile, in cui i
ribelli di Bengasi sono di fatto sostenuti dagli aerei e dalle navi
Nato che dovrebbero difendere i civili (di Bengasi), ma che in realtà
creano morti fra la popolazione civile di Tripoli. Nonostante decine
di attacchi aerei in tutti questi mesi, la situazione è in fase di
stallo, con enormi perdite umane, economiche e di infrastrutture da
tutte le parti, anche fra i Paesi Nato.
In precedenza, nel discorso prima dell’Angelus, il papa si è
soffermato a commentare il vangelo della domenica (XIX durante
l’Anno A), che presenta il miracolo della tempesta sedata e il
salvataggio di Pietro dalle acque (Matteo 14,22-33). “E’ un
episodio – ha detto il pontefice - del quale i Padri della Chiesa
hanno colto una grande ricchezza di significato. Il mare simboleggia
la vita presente e l’instabilità del mondo visibile; la tempesta
indica ogni sorta di tribolazione, di difficoltà, che opprime
l’uomo. La barca, invece, rappresenta la Chiesa edificata su Cristo
e guidata dagli Apostoli. Gesù vuole educare i discepoli a sopportare
con coraggio le avversità della vita, confidando in Dio, in Colui che
si è rivelato al profeta Elia sull’Oreb nel ‘sussurro di una
brezza leggera’ (1 Re 19,12)”.
E sul salvataggio di Pietro: “Sant’Agostino, immaginando di
rivolgersi all’apostolo, commenta: il Signore ‘sì è abbassato e
t'ha preso per mano. Con le tue sole forze non puoi alzarti. Stringi
la mano di Colui che scende fino a te’ (Enarr. in Ps. 95,7:
PL 36, 1233). Pietro cammina sulle acque non per la propria forza, ma
per la grazia divina, in cui crede, e quando viene sopraffatto dal
dubbio, quando non fissa più lo sguardo su Gesù, ma ha paura del
vento, quando non si fida pienamente della parola del Maestro, vuol
dire che si sta allontanando la Lui ed è allora che rischia di
affondare nel mare della vita. Il grande pensatore Romano Guardini
scrive che il Signore ‘è sempre vicino, essendo alla radice del
nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con
Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza
siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova’ (Accettare
se stessi, Brescia 1992, 71)”.
“Il Signore – ha concluso Benedetto XVI - prima ancora che lo
cerchiamo o lo invochiamo, è Lui stesso che ci viene incontro,
abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza;
aspetta solo che ci fidiamo totalmente di Lui. Invochiamo la Vergine
Maria, modello di affidamento pieno a Dio, perché, in mezzo a tante
preoccupazioni, problemi, difficoltà che agitano il mare della nostra
vita, risuoni nel cuore la parola rassicurante di Gesù: Coraggio,
sono io, non abbiate paura!, e cresca la nostra fede in Lui”.
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Cosa succede in Siria e
perché questa rivoluzione
- http://www.asianews.it/Siria:-le-violenze-non-fermano-il-popolo-assetato-di-libertà.html
Rivolta in Siria: le
violenze non fermano il popolo assetato di libertà e dignità
di Samir Khalil Samir
La “primavera
siriana” non pretendeva un cambio di regime. Ma dopo tutte le violenze
di questi mesi, Assad e il suo governo, con l’esercito e i mukhabarat,
sono ormai screditati. È tempo di agire e parlare, anche per le Chiese,
timorose di un’islamizzazione del Paese.
Beirut (AsiaNews) – Alla fine, dopo tutto quello che è successo tre
giorni fa ad Hama, la più parte dei Paesi europei e gli Stati Uniti
hanno avuto una reazione indignata. C’è voluto il massacro di oltre
100 persone indifese perché l’Occidente si risvegliasse: meglio tardi
che mai. Speriamo soprattutto che questo cambiamento di politica arresti
la violenza del potere siriano contro il proprio popolo. Di per sé, il
20 giugno scorso, il presidente Bachar al-Assad aveva finito per
riconoscere la legittimità di alcune rivendicazioni; ma in seguito non
vi sono state che promesse senza effetti, mentre continua la morte degli
innocenti, che ormai si stimano a 2 mila, compresi quelli che hanno
subito le torture.
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