SANTIAGO DE COMPOSTELA, sabato, 6 novembre 2010 (ZENIT.org).-
Pubblichiamo il testo del colloquio tenutosi questo sabato tra
Benedetto XVI e i giornalisti presenti sul volo papale diretto a
Santiago de Compostela.
Le domande sono state poste a nome dei giornalisti da padre
Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
* * *
Padre Lombardi: Santità, nel messaggio per il recente
congresso dei santuari che si svolgeva proprio a Santiago di
Compostela, lei ha detto di vivere il suo pontificato con i
sentimenti del pellegrino. Anche nel suo stemma c’è la
conchiglia del pellegrino. Vuole dirci qualcosa sulla prospettiva
del pellegrinaggio, anche nella sua vita personale e nella sua
spiritualità, e sui sentimenti con cui si reca come pellegrino a
Santiago?
Benedetto XVI: Buongiorno! Potrei dire che l’essere in
cammino è già iscritto nella mia biografia. Ma questa forse è
una cosa esteriore, tuttavia mi ha fatto pensare all’instabilità
di questa vita, all’essere in cammino. Del pellegrinaggio uno
potrebbe dire: Dio è dappertutto, non c’è bisogno di andare in
un altro luogo, ma è anche vero che la fede secondo la sua
essenza è un essere pellegrino.
La Lettera agli Ebrei dimostra che cosa vede nella figura di
Abramo che esce nella sua terra e rimane un pellegrino verso il
futuro per tutta la vita, e questo movimento abramico rimane
nell’atto della fede, è un essere pellegrino soprattutto
interiormente, ma deve anche esprimersi esteriormente. Qualche
volta, uscire dalla quotidianità, dal mondo dell’utile,
dell’utilitarismo, uscire solo per essere veramente in cammino
verso la trascendenza, trascendere se stesso e la quotidianità e
così trovare anche una nuova libertà, un tempo di ripensamento
interiore, di identificazione di se stesso, di vedere l’altro,
Dio, e così è anche il pellegrinaggio sempre: non solo un uscire
da se stesso verso il più grande ma anche un andare insieme. Il
pellegrinaggio riunisce, andiamo insieme verso l’altro e così
ci troviamo reciprocamente. Basta dire che i cammini di san
Giacomo sono un elemento nella formazione dell’unità spirituale
del Continente europeo, qui peregrinando si sono trovati, hanno
trovato l’identità comune europea, e anche oggi rinasce questo
movimento, questi sogni di essere in movimento spiritualmente e
fisicamente, di trovarsi l’un l’altro e di trovare così
silenzio, libertà, rinnovamento, e di trovare Dio.
Padre Lombardi: Grazie, Santità, adesso spostiamo lo
sguardo verso Barcellona. Quale significato può avere la
consacrazione di un tempio come la Sagrada Familia all’inizio
del secolo XXI? E c’è qualche aspetto specifico della visione
di Gaudì che l’ha colpita in particolare?
Benedetto XVI: In realtà questa cattedrale è anche un segno
proprio per il nostro tempo. Trovo nella visione di Gaudì tre
elementi soprattutto. Il primo, questa sintesi tra continuità e
novità, tradizione e creatività. Gaudì ha avuto questo coraggio
di inserirsi nella grande tradizione delle cattedrali, di osare
nel suo secolo, con una visione totalmente nuova, di nuovo questa
realtà cattedrale luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo in una
grande solennità, e questo coraggio di stare nella tradizione ma
di una creatività nuova che rinnova la tradizione e dimostra così
l’unità e il progresso della storia, è una cosa bella.
Secondo, Gaudì voleva questo trinomio: libro della natura, libro
della Scrittura, libro della liturgia. E questa sintesi è proprio
oggi di grande importanza. Nella liturgia, la Scrittura diventa
presente, diventa realtà oggi, non è più una Scrittura di
duemila anni fa ma va celebrata, realizzata. E nella celebrazione
della Scrittura parla la creazione, trova il creato e trova la sua
vera risposta, perché come ci dice San Paolo, la creatura soffre,
e invece di essere distrutta, disprezzata, aspetta i figli di Dio,
cioè quelli che la vedono nella luce di Dio. E così questa
sintesi tra senso del creato, scrittura e adorazione è proprio un
messaggio molto importante per l’oggi. E finalmente, terzo
punto, è nata questa cattedrale da una devozione tipica
dell’Ottocento: San Giuseppe, la Sacra Famiglia di Nazareth, il
mistero di Nazareth, ma proprio questa devozione di ieri, si
potrebbe dire, è di grandissima attualità perché il problema
della famiglia, del rinnovamento della famiglia come cellula
fondamentale della società è il grande tema di oggi e ci indica
dove possiamo andare sia nella costruzione della società sia
nella unità tra fede e vita, tra religione e società. La
famiglia è il tema fondamentale che si esprime qui, dicendo che
Dio stesso si è fatto figlio nella famiglia e ci chiama a
costruire e vivere la famiglia.
Padre Lombardi: E continuando su questa linea, Gaudì e la
Sagrada Familia rappresentano, come lei ha detto, il binomio fede
e arte. Come può la fede ritrovare oggi il suo posto nel mondo
dell’arte e della cultura? E’ questo uno dei temi importanti
del suo pontificato?
Benedetto XVI: E’ così. Voi sapete che io insisto molto
sulla relazione tra fede e ragione, che la fede, e la fede
cristiana, ha la sua identità solo nell’apertura alla ragione,
e che la ragione diventa se stessa se si trascende verso la fede.
Ma ugualmente importante è la relazione tra fede e arte, perché
la verità, scopo e vita della ragione, si esprime nella bellezza
e diventa se stessa nella bellezza, si trova come verità. E
quindi dove c’è la verità deve nascere la bellezza, dove
l’essere umano si realizza in modo corretto, buono, si esprime
nella bellezza. La relazione tra verità e bellezza è
inscindibile e perciò abbiamo bisogno della bellezza. Nella
Chiesa, dall’inizio, anche nella grande modestia e povertà del
tempo delle persecuzioni, l’arte, la pittura, l’esprimersi
della salvezza di Dio nelle immagini del mondo, il canto, e poi
anche l’edificio, tutto questo è costitutivo per la Chiesa e
rimane costitutivo per sempre. Così la Chiesa è stata madre
delle arti per secoli e secoli, il grande tesoro dell’arte –
musica, architettura, pittura – è nato dalla fede nella Chiesa.
Oggi c’è un certo dissenso, ma questo fa male sia all’arte
sia alla fede: l’arte che perdesse la radice della trascendenza,
non andrebbe più verso Dio, sarebbe un’arte dimezzata,
perderebbe la radice viva; e una fede che avesse l’arte solo nel
passato, non sarebbe più fede nel presente, ed è oggi che si
deve esprimere di nuovo come verità che è sempre presente. Perciò
il dialogo o l’incontro, direi, tra arte e fede è inscritto
nella più profonda essenza della fede, dobbiamo fare di tutto
perché anche oggi la fede si esprima in autentica arte, come Gaudì
nella continuità e della novità, e perché l’arte non perda il
contatto con la fede.
Padre Lombardi: In questi mesi si sta avviando il nuovo
dicastero per la nuova evangelizzazione. E molti si sono domandati
se proprio la Spagna, con gli sviluppi della secolarizzazione e
della diminuzione rapida della pratica religiosa, sia uno dei
Paesi a cui lei ha pensato come obiettivo per questo nuovo
dicastero, o addirittura se non ne sia l’obiettivo principale…
Benedetto XVI: Con questo dicastero ho pensato di per sé al
mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà di
pensare nei concetti della Scrittura, della teologia, è
universale, ma c’è naturalmente un centro e questo è il mondo
occidentale con il suo secolarismo, la sua laicità, e la
continuità della fede che deve cercare di rinnovarsi per essere
fede oggi e per rispondere alla sfida della laicità.
Nell’Occidente tutti i grandi Paesi hanno il loro proprio modo
di vivere questo problema: abbiamo avuto ad esempio i viaggi in
Francia, nella Repubblica Ceca, nel Regno Unito, dove dappertutto
è presente in modo specifico per questa nazione, per questa
storia, lo stesso problema, e questo vale anche in modo forte per
la Spagna. La Spagna è stato sempre da una parte un Paese
originario della fede, pensiamo che la rinascita del cattolicesimo
nell’epoca moderna avviene soprattutto grazie alla Spagna,
figure come Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa e San Giovanni
d’Avila, sono figure che hanno finalmente rinnovato il
cattolicesimo e formato la fisionomia del cattolicesimo moderno.
Ma è ugualmente vero che in Spagna è nata anche una laicità, un
anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo come abbiamo
visto proprio negli anni Trenta, e questa disputa, più questo
scontro tra fede e modernità, ambedue molto vivaci, si realizza
anche oggi di nuovo in Spagna: perciò per il futuro della fede e
dell’incontro – non lo scontro! - ma incontro tra fede e
laicità, ha un punto centrale anche proprio nella cultura
spagnola. In questo senso ho pensato a tutti i grandi Paesi
dell’Occidente ma soprattutto anche alla Spagna.
Padre Lombardi: Con il viaggio a Madrid dell’anno prossimo
per la Giornata mondiale della gioventù, lei avrà fatto tre
viaggi in Spagna, cosa che non avviene per nessun altro Paese.
Come mai questo privilegio? E’ un segno di amore o di
particolare preoccupazione?
Benedetto XVI: Naturalmente è un segno di amore. Si potrebbe
dire che è per caso che vengo tre volte in Spagna. La prima, il
grande incontro internazionale delle famiglie, a Valencia: come il
Papa potrebbe essere assente, se le famiglie del mondo si
incontrano? Il prossimo anno la Gmg, l’incontro della gioventù
del mondo a Madrid, e il Papa non può essere assente in questa
occasione. E finalmente abbiamo l’Anno Santo di San Giacomo,
abbiamo la consacrazione dopo più di cento anni di lavoro della
cattedrale della Sagrada Familia di Barcellona, come potrebbe non
venire il Papa? Di per sé quindi le occasioni sono le sfide,
quasi una necessità di andarci, ma proprio il fatto che proprio
in Spagna si concentrino tante occasioni, mostra anche che è
realmente un Paese pieno di dinamismo, pieno di forza della fede,
e la fede risponde alle sfide che sono ugualmente presenti in
Spagna: perciò diciamo il caso ha fatto sì che venissi, ma
questo caso dimostra una realtà più profonda, la forza della
fede e la forza della sfida per la fede.
Padre Lombardi: Grazie Santità. E ora se vuole dire qualche
altra cosa per concludere questo nostro incontro, c’è qualche
messaggio particolare che lei spera di dare alla Spagna e al mondo
di oggi con questo viaggio?
Benedetto XVI: Io direi che questo viaggio ha due temi. Ha il
tema del pellegrinaggio, dell’essere in cammino, e ha il tema
della bellezza, della espressione della verità nella bellezza,
della continuità tra tradizione e rinnovamento. Io penso che
questi due temi del viaggio siano anche un messaggio: essere in
cammino, non perdere il cammino della fede, cercare la bellezza
della fede, la novità e la tradizione della fede che sa
esprimersi e sa incontrarsi con la bellezza moderna, con il mondo
di oggi. Grazie.
[Trascrizione non ufficiale a cura di ZENIT]