ZI11112001 - 20/11/2011
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"Non private i vostri popoli della speranza!"


 

L'appello di Benedetto XVI ai leader politici del continente africano


 
 

COTONOU, domenica, 20 novembre 2011 (ZENIT.org) – La seconda giornata della visita di papa Benedetto XVI in Benin, si è aperta con la Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica.

Alle 8.45 di ieri mattina, il Santo Padre si è recato presso il Palazzo Presidenziale di Cotonou, dove ha incontrato il Presidente della Repubblica del Benin, Thomas Boni Yayi, i principali esponenti del governo e delle istituzioni, il corpo diplomatico e i rappresentanti delle principali religioni del paese africano.

Dopo il discorso del presidente Yayi, Benedetto XVI ha rivolto a tutte le autorità presenti il proprio saluto solenne in fon, la lingua locale del Benin: “Doo numi!”, ha esordito il Papa, esprimendo la propria gratitudine per l’invito ricevuto.

Il Pontefice ha poi ricordato di aver più volte “unito alla parola Africa quella di speranza”, nei suoi precedenti interventi. Parlare di speranza per l’Africa, ha spiegato Benedetto XVI, non significa fare “facile retorica” ma esprimere la convinzione del Papa e della Chiesa.

Sull’Africa l’opinione pubblica e gli esperti in materia, tendono ad indulgere troppo spesso nel pessimismo, a “sottolineare ciò che non va”, spesso assumendo “il tono sentenzioso del moralizzatore o dell’esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appropriate”, ha ammonito il Santo Padre.

Spesso ci si limita a guardare al Continente nero esclusivamente con gli occhi dell’“etnologo curioso” o, peggio ancora, come “un’enorme riserva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi poco nobili”. Ma si tratta di “visioni riduttive e irrispettose, che portano ad una cosificazione poco dignitosa dell’Africa e dei suoi abitanti”, ha osservato il Papa.

Riflettendo sulla realtà socio-economica e politica del continente africano il Pontefice ha riconosciuto che negli ultimi mesi “numerosi popoli hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale, e la loro volontà di vivere armoniosamente nella diversità delle etnie e delle religioni”.

Se da un lato permangono in Africa “troppi scandali e ingiustizie, troppa corruzione ed avidità, troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte”, dall’altro ogni popolo, compresi quelli africani, “vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome”.

Alla luce dei radicali cambiamenti avvenuti nell’ultimo anno, in particolare nel Nord del continente, dalle cadute dei regimi in Tunisia, Libia ed Egitto, all’indipendenza del Sudan del Sud, il Santo Padre ha lanciato un accorato appello “un appello a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo”.

“Non private i vostri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente! - ha supplicato Benedetto XVI -. Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza”.

La Chiesa, ha proseguito il Santo Padre, “non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica”, tuttavia, sulla scia delle parole di Giovanni Paolo II, continua a ripetere “non abbiate paura!”. Di fronte alle grandi sfide del mondo “l’umanità non è sola” perché “Dio è presente”.

Un secondo punto del discorso di Benedetto XVI ha toccato il dialogo interreligioso. “Non posso conoscere l’altro se non conosco me stesso. Non posso amarlo se non amo me stesso (cfr Mt 22,39) - ha sottolineato -. La conoscenza, l’approfondimento e la pratica della propria religione sono dunque essenziali al vero dialogo interreligioso”.

Quella del dialogo interreligioso è una strada “non facile” ma comunque attuabile attraverso la “cooperazione nel campo sociale o culturale”. Inoltre “non si dialoga per debolezza” ma “si dialoga perché si crede in Dio”.

Un discorso più che mai valido in una terra come quella africana dove “sono numerose le famiglie i cui membri professano credenze diverse, e tuttavia le famiglie restano unite”. Questa unità, ha osservato il Papa è cementata in modo particolare “dall’affetto fraterno”. In questo ambito quindi l’Africa “può fornire a tutti materia di riflessione ed essere così una sorgente di speranza”.

“La buona intesa tra le culture, la considerazione non accondiscendente delle une per le altre e il rispetto dei diritti di ciascuno sono un dovere vitale. Occorre insegnarlo a tutti i fedeli delle diverse religioni. L’odio è una sconfitta, l’indifferenza un vicolo cieco, e il dialogo un’apertura!”, ha poi concluso il Papa.


 

ZI11112007 - 20/11/2011
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"Chiesa in Africa, sii sempre più il sale della terra"

Il discorso del Papa e l'Angelus al termine della Messa celebrata oggi a Cotonou

 
COTONOU, domenica, 20 novembre 2011 (ZENIT.org).- Riprendiamo il testo del discorso tenuto da Papa Benedetto XVI l al termine della Messa celebrata nello “Stadio dell'Amicizia” di Cotonou per la consegna dell'Esortazione “Africae Munus” e le parole che il Pontefice ha rivolto ai fedeli durante la recita della preghiera dell'Angelus.

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[Consegna dell'Esortazione “Africae Munus”]

(in francese)

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!

Durante questa solenne celebrazione liturgica, abbiamo reso grazie al Signore per il dono della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, celebrata nell’ottobre del 2009 sul tema La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace: "Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo" (Mt 5,13-14). Ringrazio tutti i Padri sinodali per il loro contributo ai lavori di questa Assemblea sinodale. La mia gratitudine va anche al Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Mons. Nikola Eterović, per il lavoro compiuto e per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro.

Dopo aver firmato ieri l’Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus, sono felice oggi di poter consegnare a tutte le Chiese particolari, tramite voi, Presidenti delle Conferenze Episcopali dell’Africa, sia nazionali che regionali, e i Presidenti dei Sinodi delle Chiese orientali cattoliche. Dopo ricezione di questo documento, prendono avvio a livello locale le fasi di assimilazione e di applicazione dei dati teologici, ecclesiologici, spirituali e pastorali contenuti in questa Esortazione. Questo testo intende promuovere, incoraggiare e consolidare le diverse iniziative locali già esistenti. Intende altresì ispirarne altre per la Chiesa cattolica in Africa.

(in inglese)

Una delle prime missioni della Chiesa è l’annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo ad gentes, ossia l’evangelizzazione di coloro che, in un modo o nell’altro, sono lontane dalla Chiesa. Mi auguro che questa Esortazione vi guiderà nell’annuncio della Buona Novella di Gesù in Africa. Questa non è solamente un messaggio o una parola. E’ soprattutto apertura e adesione ad una Persona: Gesù Cristo, il Verbo incarnato. Lui solo possiede parole di vita eterna (cfr Gv 6,68)! Sull’esempio di Cristo, tutti i cristiani sono chiamati a rispecchiare la misericordia del Padre e la luce dello Spirito Santo. L’evangelizzazione presuppone e comporta anche la riconciliazione, e promuove la pace e la giustizia.

(in portoghese)

Cara Chiesa in Africa, sii sempre più il sale della terra, di questa terra che Gesù Cristo ha benedetto con la sua presenza quando vi ha trovato rifugio! Sii il sale della terra africana, benedetta dal sangue di tanti martiri, uomini, donne e bambini, testimoni della fede cristiana fino al dono supremo della loro vita! Sii luce del mondo, luce dell’Africa che spesso, attraverso le prove, cerca la via della pace e della giustizia per tutti i suoi abitanti. La tua luce è Gesù Cristo, "Luce del mondo" (Gv 8,12). Dio ti benedica, cara Africa!

[Testo originale: Plurilingue]

*

[Angelus]

Cari fratelli e sorelle!

Al termine di questa solenne celebrazione eucaristica, uniti da Cristo, ci rivolgiamo con fiducia verso sua Madre, per pregare l’Angelus. Dopo aver consegnato l’Esortazione apostolica Africae Munus, desidero affidare alla Vergine Maria, Nostra Signora d’Africa, la nuova tappa che si apre per la Chiesa in questo Continente, affinché ella accompagni il futuro di questa evangelizzazione dell’intera Africa e particolarmente quella di questa terra del Benin.

Maria ha accolto gioiosamente l’invito del Signore a diventare la Madre di Gesù. Che ella ci porti a rispondere alla missione che Dio ci affida oggi! Maria è questa donna della nostra terra che ha ricevuto il privilegio di dare alla luce il Salvatore del mondo. Chi meglio di Lei conosce il valore e la bellezza della vita umana? Che mai venga meno il nostro stupore davanti al dono della vita! Chi meglio di Lei conosce i nostri bisogni di uomini e donne ancora in pellegrinaggio sulla terra? Ai piedi della Croce, unita al suo Figlio crocifisso, Ella è la Madre della speranza. Questa speranza ci permette di assumere il quotidiano con la forza che dà la verità manifestata da Gesù.

Cari fratelli e sorelle dell’Africa, terra ospitale per la Santa Famiglia, continuate a coltivare i valori familiari cristiani. Mentre tante famiglie sono divise, esiliate, funestate da conflitti senza fine, siate gli artefici della riconciliazione e della speranza. Con Maria, la Vergine del Magnificat, possiate sempre rimanere nella gioia. Questa gioia sia al cuore delle vostre famiglie e dei vostri Paesi!

Con le parole dell’Angelus rivolgiamoci ora verso la nostra amata Madre. Affidiamole le intenzioni che portiamo nel cuore e preghiamola per l’Africa e per il mondo intero.

[Testo originale: Francese]

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana