ZI09111612 - 16/11/2009
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Il Papa: “La fame è il segno più crudele e concreto della
povertà”
Intervento all'apertura del Vertice Mondiale sulla Sicurezza
Alimentare
ROMA, lunedì, 16 novembre 2009 (ZENIT.org).- La fame è “il
segno più crudele e concreto della povertà” e non ha “una
relazione di causa-effetto” con la crescita della popolazione,
ha affermato Benedetto XVI questo lunedì mattina nella sede della
FAO a Roma.
Il Papa è intervenuto alla sessione d'apertura del Vertice
Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, in svolgimento da questo
lunedì a mercoledì 18 novembre, sottolineando “la terra può
sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti”, perché,
“sebbene in alcune regioni permangano bassi livelli di
produzione agricola anche a causa di mutamenti climatici,
globalmente tale produzione è sufficiente per soddisfare sia la
domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro”.
Collaborare per uno “sviluppo umano integrale”
Secondo il Pontefice, “nonostante i Paesi più poveri siano
integrati nell'economia mondiale più ampiamente che in passato,
l'andamento dei mercati internazionali li rende maggiormente
vulnerabili e li costringe a ricorrere all'aiuto delle Istituzioni
intergovernative”.
La cooperazione, ha segnalato, deve essere “coerente con il
principio di sussidiarietà”. Per questo, è necessario
“coinvolgere le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni
relative all’uso della terra coltivabile, perché lo sviluppo
umano integrale richiede scelte responsabili da parte di tutti e
domanda un atteggiamento solidale che non consideri l'aiuto o
l'emergenza come funzionali a chi mette a disposizione le risorse
o a gruppi elitari presenti fra i beneficiari”.
La solidarietà per lo sviluppo dei Paesi poveri, del resto, può
diventare anche “una via di soluzione della crisi globale” che
ha colpito tutto il mondo.
“Sostenendo, infatti, con piani di finanziamento ispirati a
solidarietà tali Nazioni, affinché provvedano esse stesse a
soddisfare le proprie domande di consumo e di sviluppo, non solo
si favorisce la crescita economica al loro interno, ma si possono
avere ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in
altri Paesi”, ha osservato il Papa.
Contro la fame serve una “coscienza solidale”
Benedetto XVI ha quindi messo in guardia contro il pericolo di
ritenere la fame un fenomeno “strutturale, parte integrante
delle realtà socio-politiche dei Paesi più deboli, oggetto di un
senso di rassegnato sconforto se non addirittura di
indifferenza”.
“Non è così, e non deve essere così!”, ha esclamato.
Per combattere e vincere questa piaga, è essenziale
innanzitutto “ridefinire i concetti ed i principi sin qui
applicati nelle relazioni internazionali”, cercando “nuovi
parametri - necessariamente etici e poi giuridici ed economici -
in grado di ispirare l'attività di cooperazione per costruire un
rapporto paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado
di sviluppo”.
Allo stesso modo, è necessario “capire le necessità del
mondo rurale”, scongiurando l'eventualità che possa essere
considerato, “in maniera miope, come una realtà secondaria”,
così come va favorito l'accesso al mercato internazionale dei
prodotti provenienti dalle aree più povere, “oggi spesso
relegati a spazi limitati”, senza dimenticare “i diritti
fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad
un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure
all’acqua”.
Per conseguire tali obiettivi, “è necessario sottrarre le
regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine
a se stesso, orientandole a favore dell'iniziativa economica dei
Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo, che, disponendo di
maggiori entrate, potranno procedere verso quell'autosufficienza,
che è preludio alla sicurezza alimentare”.
Riprendendo la sua Enciclica Caritas
in Veritate, Benedetto XVI ha quindi ribadito la necessità di
una “coscienza solidale, che consideri l'alimentazione e
l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri
umani, senza distinzioni né discriminazioni”.
“La fame è il segno più crudele e concreto della povertà”,
ha denunciato, sottolineando che “non è possibile continuare ad
accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume
dimensioni sempre maggiori”.
“Riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni
donna resta il primo passo per favorire quella conversione del
cuore che può sorreggere l’impegno per sradicare la miseria, la
fame e la povertà in tutte le loro forme”.
Lo sviluppo rispetti l'ambiente
I metodi di produzione alimentare, ha ricordato il Vescovo di
Roma, impongono anche “un’attenta analisi del rapporto tra lo
sviluppo e la tutela ambientale”, considerando quest'ultima come
“una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico,
rispettoso del disegno di Dio il Creatore e dunque in grado di
salvaguardare il pianeta”.
In quest'ottica, vanno approfondite le interazioni esistenti
“tra la sicurezza ambientale e il preoccupante fenomeno dei
cambiamenti climatici”, basandosi sulla centralità della
persona umana e sopratutto delle popolazioni più vulnerabili a
entrambi i fenomeni.
Per far questo, ha concluso, non bastano “normative,
legislazioni, piani di sviluppo e investimenti”, ma occorre
“un cambiamento negli stili di vita personali e comunitari, nei
consumi e negli effettivi bisogni”, e soprattutto “avere
presente quel dovere morale di distinguere nelle azioni umane il
bene dal male per riscoprire così i legami di comunione che
uniscono la persona e il creato”.
Il direttore generale della FAO, Jacques Diouf, ha definito la
presenza del Pontefice di questo lunedì “un evento
eccezionale” che conferisce al vertice “una forte dimensione
spirituale”.
“La Chiesa si è sempre data come compito quello di alleviare
la miseria dei più bisognosi”, ha sottolineato, auspicando che
la presenza del Papa permetterà di portare la lotta contro la
fame nel mondo “a un livello di responsabilità collettiva e di
etica che trascenda le poste in gioco e gli interessi nazionali e
regionali, per riaffermare a voce chiara e forte il diritto
all'alimentazione, il primo dei diritti dell'uomo”.
Quella di questo lunedì è stata la quinta visita di un Papa
alla sede della FAO di Roma. Il Papa era accompagnato dal
Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, dagli Arcivescovi
Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, Mamberti, segretario
per i Rapporti con gli Stati, e Harvey, prefetto della Casa
pontificia, dal Vescovo De Nicolò, reggente della Prefettura, dai
monsignori Gänswein, suo segretario particolare, e Volante,
Osservatore Permanente della Santa Sede presso le organizzazioni e
gli organismi delle Nazioni Unite per l'alimentazione e
l'agricoltura.
Al giorno d'oggi, 1,02 miliardi di persone sono
sottoalimentati.
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16874&size=A
16/11/2009
VATICANO-FAO
Papa:
Una nuova coscienza solidale per vincere la fame nel mondo
di Piero Gheddo
Parlando al Vertice internazionale della Fao, Benedetto XVI
sottolinea che aiutare il miliardo e più di affamati non sono
sufficienti le soluzioni tecniche (investimenti, banche, giustizia,
clima, mercati…). É necessaria una conversione alla solidarietà.
Roma (AsiaNews) - Il discorso di Benedetto XVI alla Fao, è
una sintetica visione dei molti problemi che pone la fame nel mondo.
Non esiste soluzione facile e immediata alla tragedia di un miliardo e
più di affamati. Il papa ne è cosciente ed evita di inseguire facili
luoghi comuni e di lanciare accuse generiche per il grave ritardo
nell’adempimento delle varie “mete” che la Fao aveva stabilito
nel recente passato. Da un lato riprende e a volte precisa le varie
esortazioni su problemi tecnici che già troviamo nella recente
“Caritas in Veritate” (giustizia internazionale, aiuti dei paesi
ricchi all’agricoltura di quelli poveri, attenzione ai cambiamenti
climatici, accesso ai mercati internazionali delle economie più
povere, ecc.); dall’altro insiste con particolare forza e anche
novità di espressioni sul “ridefinire i concetti ed i principi sin
qui applicati nelle relazioni internazionali, così da rispondere
all’interrogativo: cosa può orientare l’attenzione e la
successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi?”.
La drammatica crescita del numero di chi soffre la fame è un
fatto che interroga non solo i Grandi del mondo, ma ciascun uomo e
ciascuna donna, se formati ad una “coscienza solidale, che consideri
l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di
tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”. Il
pontefice loda la Fao che agisce in questo senso, anche
allargando “gli obiettivi di questo diritto, rispetto alla sola
garanzia di soddisfare i bisogni primari”. La Chiesa è sempre stata
in primo piano nella lotta contro la fame e la miseria, creando una
“coscienza solidale”. Cioè, precisa: “Solo in nome della comune
appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad ogni
Popolo e quindi ad ogni Paese di essere solidale, cioè disposto a
farsi carico di responsabilità concrete nel venire incontro alle
altrui necessità, per favorire una vera condivisione fondata
sull’amore”.
Un discorso originale, nuovo nell’ambiente della Fao, dove
si dibattono i problemi tecnici, economici, commerciali che pone il
persistere della fame nel mondo, anzi l’aumento degli affamati dopo
tanti progetti, sforzi, finanziamenti, provvedimenti. Benedetto XVI
non trascura affatto le difficoltà concrete di chi opera sul campo
nella guerra contro la fame. Ma in questo discorso si appella
soprattutto alle coscienze dei singoli, perché è convinto che la
spaccatura fra ricchi e poveri del mondo (sviluppati e
sottosviluppati) è così abissale, che non si supera con un certo
numero di miliardi di dollari, che pure bisogna mettere a disposizione
di chi combatte quest’unica guerra degna di essere combattuta.
Occorre una coscienza nuova dei popoli, e soprattutto dei giovani, per
mettere in gioco se stessi e tutti possiamo contribuire a formarla.
Lo scandalo del miliardo di affamati è un grido di angoscia,
un chiaro segno del fallimento del mondo che tutti noi contribuiamo a
costruire ed a mantenere. E’ anzitutto un problema umano, di un
miliardo di uomini e donne come noi, non solo un problema
economico-tecnico. Papa Benedetto delinea in questo modo la “coscienza
solidale” capace di essere la forza motrice per una decisa svolta
nella lotta contro la fame: “Riconoscere il valore trascendente di
ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire quella
conversione del cuore, che può sorreggere l’impegno per sradicare
la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro forme”.
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ZI09111601 - 16/11/2009
Permalink: http://www.zenit.org/article-20342?l=italian
Discorso di Benedetto XVI alla FAO
"Non è possibile continuare ad accettare opulenza e
spreco"
ROMA, lunedì, 16 novembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di
seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI nel visitare
questo lunedì la sede della FAO a Roma in occasione
dell’apertura del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare
(Roma, 16-18 novembre 2009).
* * *
Signor Presidente,
Signore e Signori!
1. Ho accolto con grande piacere l'invito del Signor Jacques
Diouf, Direttore Generale della FAO, a prendere la parola nella
sessione di apertura di questo Vertice Mondiale sulla Sicurezza
Alimentare. Lo saluto cordialmente e lo ringrazio per le sue
cortesi parole di benvenuto. Saluto le alte Autorità presenti e
tutti i partecipanti. Desidero rinnovare - in continuità con i
miei venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II - la stima
per l'azione della FAO, a cui la Chiesa Cattolica e la
Santa Sede guardano con attenzione ed interesse per il quotidiano
servizio di quanti vi lavorano. Grazie alla vostra generosa opera,
sintetizzata nel motto Fiat Panis, lo sviluppo
dell'agricoltura e la sicurezza alimentare rimangono fra gli
obiettivi prioritari dell'azione politica internazionale. E sono
certo che questo spirito orienterà le decisioni del presente
Vertice, come pure quelle che saranno adottate nel comune intento
di vincere quanto prima la lotta alla fame e alla malnutrizione
nel mondo.
2. La Comunità internazionale sta affrontando in questi anni
una grave crisi economico-finanziaria. Le statistiche testimoniano
la drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a
questo concorrono l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la
diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più
povere, il limitato accesso al mercato e al cibo. Tutto ciò
mentre si conferma il dato che la terra può sufficientemente
nutrire tutti i suoi abitanti. Infatti, sebbene in alcune regioni
permangano bassi livelli di produzione agricola anche a causa di
mutamenti climatici, globalmente tale produzione è sufficiente
per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in
futuro. Questi dati indicano l'assenza di una relazione di
causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame, e ciò
è ulteriormente provato dalla deprecabile distruzione di derrate
alimentari in funzione del lucro economico. Nell’Enciclica Caritas
in veritate ho osservato che "la fame non dipende tanto
da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse
sociali, la più importante delle quali è di natura
istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche
in grado sia di garantire un accesso al cibo e all'acqua regolare
e adeguato…, sia di fronteggiare le necessità connesse con i
bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi
alimentari…". Ed ho aggiunto: "Il problema
dell'insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di
lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e
promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante
investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione,
in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e
diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di
utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche
maggiormente accessibili a livello locale, in modo da garantire
una loro sostenibilità anche nel lungo periodo" (n. 27). In
tale contesto, è necessario contrastare anche il ricorso a certe
forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore
agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo
consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e
soprattutto l'egoismo, che consente alla speculazione di entrare
persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato
alla stregua di tutte le altre merci.
3. La debolezza degli attuali meccanismi della sicurezza
alimentare e la necessità di un loro ripensamento sono
testimoniati, in un certo senso, dalla stessa convocazione di
questo Vertice. Infatti, nonostante i Paesi più poveri siano
integrati nell'economia mondiale più ampiamente che in passato,
l'andamento dei mercati internazionali li rende maggiormente
vulnerabili e li costringe a ricorrere all'aiuto delle Istituzioni
intergovernative, che senza dubbio prestano un'opera preziosa e
indispensabile. Il concetto, però, di cooperazione deve
essere coerente con il principio di sussidiarietà: è
necessario coinvolgere "le comunità locali nelle scelte e
nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile" (ibid.),
perché lo sviluppo umano integrale richiede scelte responsabili
da parte di tutti e domanda un atteggiamento solidale che non
consideri l'aiuto o l'emergenza come funzionali a chi mette a
disposizione le risorse o a gruppi elitari presenti fra i
beneficiari. Di fronte a Paesi che manifestano necessità di
apporti esterni, la Comunità internazionale ha il dovere di
partecipare con gli strumenti della cooperazione, sentendosi
corresponsabile del loro sviluppo, "mediante la solidarietà
della presenza, dell'accompagnamento, della formazione e del
rispetto" (ibid., 47). All’interno di questo
contesto di responsabilità si colloca il diritto di
ciascun Paese a definire il proprio modello economico, prevedendo
i modi per garantire la propria libertà di scelta e di obiettivi.
In una tale prospettiva, la cooperazione deve diventare strumento
efficace, libero da vincoli e da interessi che possono assorbire
una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo.
E’ inoltre importante sottolineare come la via solidaristica per
lo sviluppo dei Paesi poveri possa diventare anche una via di
soluzione della crisi globale in atto. Sostenendo, infatti, con
piani di finanziamento ispirati a solidarietà tali Nazioni,
affinché provvedano esse stesse a soddisfare le proprie domande
di consumo e di sviluppo, non solo si favorisce la crescita
economica al loro interno, ma si possono avere ripercussioni
positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi (cfr ibid.,
27).
4. Nell’odierna situazione permane ancora un livello di
sviluppo diseguale tra e nelle Nazioni, che
determina, in molte aree del pianeta, condizioni di precarietà,
accentuando la contrapposizione tra povertà e ricchezza. Tale
confronto non riguarda più solo i modelli di sviluppo, ma anche e
soprattutto la percezione stessa che sembra affermarsi circa un
fenomeno come l'insicurezza alimentare. Vi è il rischio cioè che
la fame venga ritenuta come strutturale, parte integrante delle
realtà socio-politiche dei Paesi più deboli, oggetto di un senso
di rassegnato sconforto se non addirittura di indifferenza. Non è
così, e non deve essere così! Per combattere e vincere la fame
è essenziale cominciare a ridefinire i concetti ed i principi
sin qui applicati nelle relazioni internazionali, così da
rispondere all'interrogativo: cosa può orientare l'attenzione e
la successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi?
La risposta non va ricercata nel profilo operativo della
cooperazione, ma nei principi che devono ispirarla: solo in nome
della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può
richiedere ad ogni Popolo e quindi ad ogni Paese di essere
solidale, cioè disposto a farsi carico di responsabilità
concrete nel venire incontro alle altrui necessità, per favorire
una vera condivisione fondata sull'amore.
5. Tuttavia, sebbene la solidarietà animata dall’amore
ecceda la giustizia, perché amare è donare, offrire del
‘mio’ all’altro, essa non è mai senza la giustizia,
che induce a dare all’altro ciò che è ‘suo’ e che gli
spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso,
infatti, ‘donare’ all’altro del ‘mio’, senza avergli
dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia (cfr ibid.,
6). Se si mira all'eliminazione della fame, l'azione
internazionale è chiamata non solo a favorire la crescita
economica equilibrata e sostenibile e la stabilità politica, ma
anche a ricercare nuovi parametri - necessariamente etici e
poi giuridici ed economici - in grado di ispirare
l'attività di cooperazione per costruire un rapporto paritario
tra Paesi che si trovano in un differente grado di sviluppo. Ciò,
oltre a colmare il divario esistente, potrebbe favorire la capacità
di ogni Popolo di sentirsi protagonista, confermando così che la
fondamentale uguaglianza dei diversi Paesi affonda le sue radici
nella comune origine della famiglia umana, sorgente di quei
principi della "legge naturale" chiamati ad ispirare
scelte ed indirizzi di ordine politico, giuridico ed economico
nella vita internazionale (cfr ibid., 59). San Paolo ha
parole illuminanti in merito: "Non si tratta infatti – egli
scrive - di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma
che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza
supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza
supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta
scritto: Colui che raccolse molto non abbondò, e colui che
raccolse poco non ebbe di meno" (2 Cor
8,13-15).
6. Signor Presidente, Signore e Signori, per combattere la fame
promuovendo uno sviluppo umano integrale occorre anche capire le
necessità del mondo rurale, come pure evitare che la tendenziale
diminuzione dell'apporto dei donatori crei incertezze nel
finanziamento delle attività di cooperazione: va scongiurato il
rischio che il mondo rurale possa essere considerato, in maniera
miope, come una realtà secondaria. Al tempo stesso, va favorito
l'accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle
aree più povere, oggi spesso relegati a spazi limitati. Per
conseguire tali obiettivi è necessario sottrarre le regole del commercio
internazionale alla logica del profitto fine a se stesso,
orientandole a favore dell'iniziativa economica dei Paesi
maggiormente bisognosi di sviluppo, che, disponendo di maggiori
entrate, potranno procedere verso quell'autosufficienza, che è
preludio alla sicurezza alimentare.
7. Non si devono poi dimenticare i diritti fondamentali della
persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione
sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua; essi
rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri
diritti, ad iniziare da quello, primario, alla vita. È
necessario, pertanto maturare "una coscienza solidale, che
consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti
universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né
discriminazioni" (Caritas in veritate, 27). Quanto
pazientemente è stato realizzato in questi anni dalla FAO, se da
un lato ha favorito l'allargamento degli obiettivi di questo
diritto rispetto alla sola garanzia di soddisfare i bisogni
primari, dall'altro ha evidenziato la necessità di una sua
regolamentazione adeguata.
8. I metodi di produzione alimentare impongono altresì
un’attenta analisi del rapporto tra lo sviluppo e la tutela
ambientale. Il desiderio di possedere e di usare in maniera
eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima
di ogni degrado dell’ambiente. La tutela ambientale si pone
quindi come una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico,
rispettoso del disegno della creazione di Dio e dunque in grado di
salvaguardare il pianeta (cfr ibid., 48-51). Se l'umanità
intera è chiamata ad essere cosciente dei propri obblighi verso
le generazioni che verranno, è anche vero che sugli Stati e sulle
Organizzazioni Internazionali ricade il dovere di tutelare
l'ambiente come bene collettivo. In tale ottica, vanno
approfondite le interazioni esistenti tra la sicurezza ambientale
e il preoccupante fenomeno dei cambiamenti climatici, avendo come focus
la centralità della persona umana ed in particolare delle
popolazioni più vulnerabili a entrambi i fenomeni. Non bastano
però normative, legislazioni, piani di sviluppo e investimenti,
occorre un cambiamento negli stili di vita personali e comunitari,
nei consumi e negli effettivi bisogni, ma soprattutto è
necessario avere presente quel dovere morale di distinguere nelle
azioni umane il bene dal male per riscoprire così i legami di
comunione che uniscono la persona e il creato.
9. È importante ricordare – ho osservato sempre
nell’Enciclica Caritas in veritate - che "il degrado
della natura è… strettamente connesso alla cultura che modella
la convivenza umana: quando l'«ecologia umana» è
rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae
beneficio". È vero: "Il sistema ecologico si regge
sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in
società sia il buon rapporto con la natura". Ed "Il
problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società".
Pertanto, "i doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano
con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa
e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e
conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità
e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge
l'ambiente e danneggia la società" (cfr ibid., 51).
10. La fame è il segno più crudele e concreto della povertà.
Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando
il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori. Signor
Presidente, Signore e Signori, da parte della Chiesa cattolica ci
sarà sempre attenzione verso gli sforzi per sconfiggere la fame;
ci sarà l'impegno a sostenere, con la parola e con le opere,
l'azione solidale - programmata, responsabile e regolata - che
tutte le componenti della Comunità internazionale saranno
chiamate ad intraprendere. La Chiesa non pretende di interferire
nelle scelte politiche; essa, rispettosa del sapere e dei
risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla
ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori
autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame.
È questo il segno più immediato e concreto della solidarietà
animata dalla carità, segno che non lascia spazio a ritardi e
compromessi. Tale solidarietà si affida alla tecnica, alle leggi
ed alle istituzioni per venire incontro alle aspirazioni di
persone, comunità e interi popoli, ma non deve escludere la
dimensione religiosa, con la sua potente forza spirituale e di
promozione della persona umana. Riconoscere il valore trascendente
di ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire
quella conversione del cuore che può sorreggere l’impegno per
sradicare la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro
forme.
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