ZI11060410 - 04/06/2011
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Il Papa al mondo politico, accademico, culturale e religioso
croato
ZAGABRIA, sabato, 4 giugno 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo
del discorso pronunciato dal Papa questo sabato pomeriggio
incontrando nel Teatro Nazionale di Zagabria (Croazia) gli esponenti
della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e
imprenditoriale croato, il corpo diplomatico e i leader religiosi.
* * *
[in croato]
Signor Presidente,
Signori Cardinali,
venerati Fratelli,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!
Sono molto lieto di entrare nel vivo della mia visita
incontrando voi, che rappresentate ambiti qualificati della società
croata e il Corpo diplomatico. Il mio saluto cordiale va a ciascuno
personalmente e anche alle realtà vitali a cui appartenete: alle
comunità religiose, alle istituzioni politiche, scientifiche e
culturali, ai settori artistico, economico, sportivo.
[in italiano]
Ringrazio sentitamente Mons. Puljić e il Prof. Zurak per le
cortesi parole che mi hanno rivolto, come pure i musicisti che mi
hanno accolto con il linguaggio universale della musica. La
dimensione dell’universalità, distintiva dell’arte e della
cultura, è particolarmente congeniale al Cristianesimo e alla
Chiesa Cattolica. Cristo è pienamente uomo, e tutto ciò che è
umano trova in Lui e nella sua Parola pienezza di vita e di
significato.
Questo splendido Teatro è un luogo simbolico, che esprime la
vostra identità nazionale e culturale. Potervi incontrare qui,
riuniti insieme, è un motivo ulteriore di gioia dello spirito,
perché la Chiesa è un mistero di comunione e gioisce sempre della
comunione, nella ricchezza delle diversità. La partecipazione dei
Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità cristiane, come pure
delle religioni ebraica e musulmana, contribuisce a ricordare che la
religione non è una realtà a parte rispetto alla società: è
invece una sua componente connaturale, che costantemente richiama la
dimensione verticale, l’ascolto di Dio come condizione per la
ricerca del bene comune, della giustizia e della riconciliazione
nella verità. La religione mette l’uomo in relazione con Dio,
Creatore e Padre di tutti, e deve quindi essere una forza di pace.
Le religioni devono sempre purificarsi secondo questa loro vera
essenza per corrispondere alla loro genuina missione.
E qui vorrei introdurre il tema centrale della mia breve
riflessione: quello della coscienza. Esso è trasversale rispetto ai
differenti campi che vi vedono impegnati ed è fondamentale per una
società libera e giusta, sia a livello nazionale che sovranazionale.
Penso, naturalmente all’Europa, di cui la Croazia è da sempre
parte sul piano storico-culturale, mentre sta per entrarvi su quello
politico-istituzionale. Ebbene, le grandi conquiste dell’età
moderna, cioè il riconoscimento e la garanzia della libertà di
coscienza, dei diritti umani, della libertà della scienza e,
quindi, di una società libera, sono da confermare e da sviluppare
mantenendo però aperte la razionalità e la libertà al loro
fondamento trascendente, per evitare che tali conquiste si
auto-cancellino, come purtroppo dobbiamo constatare in non pochi
casi. La qualità della vita sociale e civile, la qualità della
democrazia dipendono in buona parte da questo punto
"critico" che è la coscienza, da come la si intende e da
quanto si investe sulla sua formazione. Se la coscienza, secondo il
prevalente pensiero moderno, viene ridotta all’ambito del
soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale, la crisi
dell’occidente non ha rimedio e l’Europa è destinata
all’involuzione. Se invece la coscienza viene riscoperta quale
luogo dell’ascolto della verità e del bene, luogo della
responsabilità davanti a Dio e ai fratelli in umanità – che è
la forza contro ogni dittatura – allora c’è speranza per il
futuro.
Sono grato al Prof. Zurak perché ha ricordato le radici
cristiane di numerose istituzioni culturali e scientifiche di questo
Paese, come del resto è avvenuto in tutto il continente europeo.
Ricordare queste origini è necessario, anche per la verità
storica, ed è importante saper leggere in profondità tali radici,
perché possano animare anche l’oggi. Decisivo, cioè, è cogliere
il dinamismo che sta dentro l’avvenimento – per esempio –
della nascita di un’università, o di un movimento artistico, o di
un ospedale. Occorre comprendere il perché e il come
ciò sia avvenuto, per valorizzare nell’oggi tale dinamismo, che
è una realtà spirituale che diventa culturale e quindi sociale.
Alla base di tutto ci sono uomini e donne, ci sono delle persone,
delle coscienze, mosse dalla forza della verità e del bene. Ne sono
stati citati alcuni, tra i figli illustri di questa terra.
Vorrei soffermarmi su Padre Ruđer Josip Bošković, gesuita, che
nacque a Dubrovnik trecento anni or sono, il 18 maggio 1711. Egli
impersona molto bene il felice connubio tra la fede e la scienza,
che si stimolano a vicenda per una ricerca al tempo stesso aperta,
diversificata e capace di sintesi. La sua opera maggiore, la Theoria
philosophiae naturalis, pubblicata a Vienna e poi a Venezia a
metà del Settecento, porta un sottotitolo molto significativo: redacta
ad unicam legem virium in natura existentium, cioè
"secondo l’unica legge delle forze esistenti in natura".
In Bošković c’è l’analisi, c’è lo studio di molteplici
rami del sapere, ma c’è anche la passione per l’unità. E
questo è tipico della cultura cattolica. Per questo è segno di
speranza la fondazione di un’Università Cattolica in Croazia.
Auspico che essa contribuisca a fare unità tra i diversi ambiti
della cultura contemporanea, i valori e l’identità del vostro
Popolo, dando continuità al fecondo apporto ecclesiale alla storia
della nobile Nazione croata. Ritornando a Padre Bošković, gli
esperti dicono che la sua teoria della "continuità",
valida sia nelle scienze naturali sia nella geometria, si accorda in
modo eccellente con alcune delle grandi scoperte della fisica
contemporanea. Che dire? Rendiamo omaggio all’illustre Croato, ma
anche all’autentico Gesuita; rendiamo omaggio al cultore della
verità che sa bene quanto essa lo superi, ma che sa anche, alla
luce della verità, impegnare fino in fondo le risorse della ragione
che Dio stesso gli ha dato.
Oltre all’omaggio, però, occorre far tesoro del metodo,
dell’apertura mentale di questi grandi uomini. Ritorniamo dunque
alla coscienza come chiave di volta per l’elaborazione culturale e
per la costruzione del bene comune. È nella formazione delle
coscienze che la Chiesa offre alla società il suo contributo più
proprio e prezioso. Un contributo che comincia nella famiglia e che
trova un importante rinforzo nella parrocchia, dove i bambini e i
ragazzi, e poi i giovani imparano ad approfondire le Sacre
Scritture, che sono il "grande codice" della cultura
europea; e al tempo stesso imparano il senso della comunità fondata
sul dono, non sull’interesse economico o sull’ideologia, ma
sull’amore, che è "la principale forza propulsiva per il
vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera" (Caritas
in veritate, 1). Questa logica della gratuità, appresa
nell’infanzia e nell’adolescenza, si vive poi in ogni ambito,
nel gioco e nello sport, nelle relazioni interpersonali,
nell’arte, nel servizio volontario ai poveri e ai sofferenti, e
una volta assimilata la si può declinare nei più complessi ambiti
della politica e dell’economia, collaborando per una polis
che sia accogliente e ospitale e al tempo stesso non vuota, non
falsamente neutra, ma ricca di contenuti umani, con un forte
spessore etico. È qui che i Christifideles laici sono
chiamati a spendere generosamente la loro formazione, guidati dai
principi della Dottrina sociale della Chiesa, per una autentica
laicità, per la giustizia sociale, per la difesa della vita e della
famiglia, per la libertà religiosa e di educazione.
[in croato]
Illustri amici, la vostra presenza e la tradizione culturale
croata mi hanno suggerito queste brevi riflessioni. Ve le lascio
quale segno della mia stima e soprattutto della volontà della
Chiesa di camminare con la luce del Vangelo in mezzo a questo
popolo. Vi ringrazio per la vostra attenzione e di cuore benedico
tutti voi, i vostri cari e le vostre attività.
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
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Discorso di Benedetto XVI ai giovani croati
Veglia nella piazza del Bano Josip Jelačić di Zagabria
ZAGABRIA, sabato, 4 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso
che Benedetto XVI ha rivolto durante la veglia di preghiera con i
giovani croati che ha presieduto questo sabato sera nella piazza
delBano Josip Jelačić di Zagabria.
* * *
[in croato:]
Cari giovani! Vi saluto tutti con grande affetto! Sono
particolarmente contento di essere con voi, in questa piazza storica
che rappresenta il cuore della città di Zagabria. Un luogo di
incontri e di comunicazione, dove spesso dominano il rumore e il
movimento della vita quotidiana. Ora, la vostra presenza la trasforma
quasi in un "tempio", la cui volta è il cielo stesso, che
questa sera sembra come chinarsi su di noi. Nel silenzio vogliamo
accogliere la Parola di Dio che è stata proclamata, perché illumini
le nostre menti e riscaldi i nostri cuori
[in italiano:]
Ringrazio vivamente Mons. Srakić, il Presidente della Conferenza
Episcopale, per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro; e
in modo particolare saluto e ringrazio i due giovani, che ci hanno
offerto le loro belle testimonianze. L’esperienza vissuta da Daniel
ricorda quella di sant’Agostino: è l’esperienza del cercare
l’amore "fuori" e poi scoprire che è più vicino a me di
me stesso, mi "tocca" nel profondo e mi purifica… Mateja
invece ci ha parlato della bellezza della comunità, che apre il
cuore, la mente e il carattere… Grazie a tutti e due!
San Paolo – nella Lettura che è stata proclamata – ci ha
invitato ad essere "sempre lieti nel Signore" (Fil 4,4).
E’ una parola che fa vibrare l’anima, se consideriamo che
l’Apostolo delle genti scrive questa Lettera ai cristiani di Filippi
mentre si trova in carcere, in attesa di essere giudicato. Egli è
incatenato, ma l’annuncio e la testimonianza del Vangelo non possono
essere imprigionati. L’esperienza di san Paolo rivela come sia
possibile, nel nostro cammino, custodire la gioia anche nei momenti
oscuri. A quale gioia egli fa riferimento? Tutti sappiamo che nel
cuore di ognuno dimora un forte desiderio di felicità. Ogni azione,
ogni scelta, ogni intenzione porta celata in sé questa intima e
naturale esigenza. Ma molto spesso ci si accorge di aver riposto la
fiducia in realtà che non appagano quel desiderio, anzi, rivelano
tutta la loro precarietà. Ed è in questi momenti che si sperimenta
il bisogno di qualcosa che vada "oltre", che doni senso al
vivere quotidiano.
[in croato:]
Cari amici, la vostra giovinezza è un tempo che il Signore vi
dona per poter scoprire il significato dell’esistenza!
[in italiano:]
È il tempo dei grandi orizzonti, dei sentimenti vissuti con
intensità, ma anche delle paure per le scelte impegnative e durature,
delle difficoltà nello studio e nel lavoro, degli interrogativi
intorno al mistero del dolore e della sofferenza. Ancora di più,
questo tempo stupendo della vostra vita porta in sé un anelito
profondo, che non annulla tutto il resto ma lo eleva per dargli
pienezza. Nel Vangelo di Giovanni Gesù, rivolgendosi ai suoi primi
discepoli, chiede: "Che cosa cercate?" (Gv 1,38).
Cari giovani, queste parole, questa domanda attraversa il tempo e lo
spazio, interpella ogni uomo e ogni donna che si apre alla vita e
cerca la strada giusta... Ed ecco la cosa sorprendente: la voce di
Cristo ripete anche a voi: "Che cosa cercate?". Gesù vi
parla oggi: mediante il Vangelo e lo Spirito Santo, Egli è vostro
contemporaneo. È Lui che cerca voi, prima ancora che voi lo
cerchiate! Rispettando pienamente la vostra libertà, Egli si avvicina
a ciascuno di voi e si propone come la risposta autentica e decisiva a
quell’anelito che abita il vostro essere, al desiderio di una vita
che valga la pena di essere vissuta. Lasciate che vi prenda per mano!
Lasciate che entri sempre di più come amico e compagno del vostro
cammino! DateGli fiducia, non vi deluderà mai! Gesù vi fa conoscere
da vicino l’amore di Dio Padre, vi fa comprendere che la vostra
felicità si realizza nell’amicizia con Lui, nella comunione con
Lui, perché siamo stati creati e salvati per amore, e solo
nell’amore, quello che vuole e cerca il bene dell’altro,
sperimentiamo veramente il significato della vita e siamo contenti di
viverla, anche nelle fatiche, nelle prove, nelle delusioni, anche
andando controcorrente.
[in croato:]
Cari giovani, radicati in Cristo, potrete vivere in pienezza
quello che siete.
[in italiano:]
Come sapete, su questo tema ho impostato il mio Messaggio per la
prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che ci vedrà riuniti in
agosto a Madrid e verso la quale siamo in cammino. Sono partito da
un’incisiva espressione di san Paolo: "Radicati e fondati in
Cristo, saldi nella fede" (Col 2,7). Crescendo
nell’amicizia con il Signore, attraverso la sua Parola,
l’Eucaristia e l’appartenenza alla Chiesa, con l’aiuto dei
vostri sacerdoti, potrete testimoniare a tutti la gioia di aver
incontrato Colui che sempre vi accompagna e vi chiama a vivere nella
fiducia e nella speranza. Il Signore Gesù non è un Maestro che
illude i suoi discepoli: Egli dice chiaramente che il cammino con Lui
richiede l’impegno e il sacrificio personale, ma ne vale la pena!
Cari giovani amici, non lasciatevi disorientare da promesse allettanti
di facili successi, da stili di vita che privilegiano l’apparire a
scapito dell’interiorità. Non cedete alla tentazione di riporre
fiducia assoluta nell’avere, nelle cose materiali, rinunciando a
scorgere la verità che va oltre, come una stella alta nel cielo, dove
Cristo vuole condurvi. Lasciatevi guidare alle altezze di Dio! Nella
stagione della vostra giovinezza, vi sostiene la testimonianza di
tanti discepoli del Signore che hanno vissuto il loro tempo portando
nel cuore la novità del Vangelo. Pensate a Francesco e Chiara
d’Assisi, a Rosa di Viterbo, a Teresa di Gesù Bambino, a Domenico
Savio.
[in croato:]
Quanti giovani santi e sante nella grande compagnia della
Chiesa! Ma qui, in Croazia, io e voi pensiamo al Beato Ivan Merz.
[in italiano:]
Un giovane brillante, inserito a pieno titolo nella vita sociale,
che dopo la morte della giovane Greta, il suo primo amore, intraprende
il cammino universitario. Durante gli anni della prima guerra mondiale
si trova di fronte alla distruzione e alla morte, ma tutto ciò lo
plasma e lo forgia, facendogli superare momenti di crisi e di lotta
spirituale. La fede di Ivan si rafforza al punto che si dedica allo
studio della Liturgia ed inizia un intenso apostolato tra i giovani
stessi. Egli scopre la bellezza della fede cattolica e capisce che la
vocazione della sua vita è vivere e far vivere l’’amicizia con
Cristo. Di quanti gesti di carità, di bontà che stupiscono e
commuovono è pieno il suo cammino! Muore il 10 maggio 1928, a soli
trentadue anni, dopo alcuni mesi di malattia, offrendo la sua vita per
la Chiesa e per i giovani.
Questa giovane esistenza, donata per amore, porta il profumo di
Cristo, ed è per tutti un invito a non temere di affidare se stessi
al Signore, così come contempliamo, in modo particolare nella Vergine
Maria, la Madre della Chiesa, qui venerata e amata con il titolo di
"Majka Boja od Kamenitih vrata" ["Madre di Dio
della Porta di Pietra"]. Questa sera, a Lei voglio affidare
ciascuno di voi, perché vi accompagni con la sua protezione e
soprattutto vi aiuti ad incontrare il Signore e in Lui trovare il
significato pieno della vostra esistenza. Maria non ha temuto di
donare tutta se stessa al progetto di Dio; in Lei noi vediamo a quale
meta siamo chiamati: la piena comunione con il Signore.
[in croato:]
Tutta la nostra vita è un cammino verso l’Unità e Trinità
d’Amore che è Dio; possiamo vivere nella certezza di non essere mai
abbandonati. Cari giovani croati, vi abbraccio tutti come figli! Vi
porto nel cuore e vi lascio la mia Benedizione. "Siate sempre
lieti nel Signore"! La sua gioia, la gioia del vero amore, sia la
vostra forza. Amen. Siano lodati Gesù e Maria!
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
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