Papa: gli africani e le loro Chiese promuovano riconciliazione, pace e giustizia
Cotonou (AsiaNews) – Riconcliazione, giustizia,
pace, preoccupazione e cura per quanti hanno
fame e sete, degli stranieri, di quanti sono
nudi, malati o prigionieri, insomma di tutte le
persone che soffrono o sono messe da parte. E’
al tempo stesso l’auspicio e il compito che
Benedetto XVI lascia agli africani e in
particolare alla Chiesa africana al termine del
suo viaggio in Benin, da dove consegna alle
conferenze episcopali di tutto il continente
l'esortazione apostolica “Africae Munus -
L'impegno dell'Africa”, che raccoglie
conclusioni e proposte, rielaborate dal Papa,
del sinodo dei vescovi per l'Africa svoltosi in
Vaticano nel 2009.
Ci sono forse 50mila persone, stamattina, nello
Stade de l’Amitié di Cotonou per una messa che
Benedetto XVI celebra con oltre 200 vescovi di
tutta l'Africa, e un migliaio di sacerdoti. I
fedeli sono venuti anche da Togo, Burkina Faso,
Niger, Nigeria e Costa d'Avorio: il rito viene
celebrato in francese e latino, con letture in
diverse lingue: bariba, inglese, portoghese,
mina, yaruba, dendi. E al termine dell'omelia il
Papa saluta in lingua fon.
Nel giorno dedicato a Nostro Signore Gesù Cristo
Re dell’universo si celebrano anche i 150 anni
degli inizi dell’evangelizzazione del Benin. I
due temi si intrecciano nelle parole di
Benedetto XVI.
“Gesù, il Figlio dell’uomo, il giudice ultimo
delle nostre vite, ha voluto prendere il volto
di quanti hanno fame e sete, degli stranieri, di
quanti sono nudi, malati o prigionieri, insomma
di tutte le persone che soffrono o sono messe da
parte; il comportamento che noi abbiamo nei loro
confronti sarà dunque considerato come il
comportamento che abbiamo nei confronti di Gesù
stesso. Non vediamo in questo una semplice
formula letteraria, una semplice immagine! Tutta
l’esistenza di Gesù ne è una dimostrazione.
Lui, il Figlio di Dio, è diventato uomo, ha
condiviso la nostra esistenza, sino nei dettagli
più concreti, facendosi il servo del più piccolo
dei suoi fratelli. Lui che non aveva dove posare
il capo, sarà condannato a morire su una croce.
Questo è il Re che celebriamo!”
“Indubbiamente questo ci può
sembrare sconcertante! Ancor oggi, come 2000
anni fa, abituati a vedere i segni della
regalità nel successo, nella potenza, nel denaro
o nel potere, facciamo fatica ad accettare un
simile re, un re che si fa servo dei più
piccoli, dei più umili, un re il cui trono è una
croce. E tuttavia, ci dicono le Scritture, è
così che si manifesta la gloria di Cristo: è
nell’umiltà della sua esistenza terrena che Egli
trova il potere di giudicare il mondo. Per Lui,
regnare è servire! E ciò che ci chiede è di
seguirlo su questa via, di servire, di essere
attenti al grido del povero, del debole,
dell’emarginato”.
Gesù “ci introduce in un mondo nuovo, un mondo
di libertà e di felicità. Ancora oggi tanti
legami con il mondo vecchio, tante paure ci
tengono prigionieri e ci impediscono di vivere
liberi e lieti. Lasciamo che Cristo ci liberi da
questo mondo vecchio! La nostra fede in Lui, che
è vincitore di tutte le nostre paure, di ogni
nostra miseria, ci fa entrare in un mondo nuovo,
un mondo in cui la giustizia e la verità non
sono una parodia, un mondo di libertà interiore
e di pace con noi stessi, con gli altri e con
Dio. Ecco il dono che Dio ci ha fatto nel
Battesimo!”.
“Tutti coloro che hanno ricevuto il dono
meraviglioso della fede, questo dono
dell’incontro con il Signore risorto – dice più
avanti - sentono anche il bisogno di annunciarlo
agli altri. La Chiesa esiste per annunciare
questa Buona Novella! E tale compito è sempre
urgente! Dopo 150 anni, molti sono coloro che
non hanno ancora udito il messaggio della
salvezza di Cristo! Molti sono anche quanti
fanno resistenza ad aprire il proprio cuore alla
Parola di Dio! Molti sono coloro la cui fede è
debole, e la cui mentalità, le abitudini, il
modo di vivere ignorano la realtà del Vangelo,
pensando che la ricerca di un benessere egoista,
del guadagno facile o del potere sia lo scopo
ultimo della vita umana. Con entusiasmo siate
testimoni ardenti della fede che avete ricevuto!
Fate risplendere in ogni luogo il volto
amorevole del Salvatore, in particolare davanti
ai giovani alla ricerca di ragioni di vita e di
speranza in un mondo difficile!”.
“Una delle prime missioni della
Chiesa - aggiunge all’Angelus, al momento della
consegna della Africae Munus - è l’annuncio di
Gesù Cristo e del suo Vangelo ad gentes, ossia
l’evangelizzazione di coloro che, in un modo o
nell’altro, sono lontane dalla Chiesa. Mi auguro
che questa Esortazione vi guiderà nell’annuncio
della Buona Novella di Gesù in Africa”.
Lo sguardo verso il futuro caratterizza anche le
130 pagine della “Africae Munus”, la consegna
del quale alle Chiese d’Africa è centrrale in
questa visita del Papa. Dedicato al tema della
riconciliazione, giustizia e pace, l’esortazione
è divisa in due parti: nella prima, esamina le
strutture portanti della missione ecclesiale nel
continente, che ha l'obiettivo di giungere alla
riconciliazione, alla giustizia e alla pace,
guardando soprattutto all'evangelizzazione;
nella seconda, sono indicati i campi di
apostolato della Chiesa, in particolare nei
settori dell'educazione, della salute e dei
mezzi di comunicazione sociale. Su tutto
predomina la speranza: consapevole del
patrimonio intellettuale, culturale e religioso
del continente, ma anche delle sfide attuali che
l’Africa deve affrontare.
La riconciliazione alla quale la
Chiesa esorta deve essere con Dio e con il
prossimo, via necessaria alla pace. E se è vero
che la costruzione di un ordine sociale giusto
compete alla sfera politica, la Chiesa ha però
il dovere di formare le coscienze degli uomini e
delle donne, educandoli alla giustizia divina,
fondata sull'amore.Vivere la giustizia di Cristo
significa, allora, adoperarsi per porre fine
alla confisca dei beni a scapito di popoli
interi, definita inaccettabile e immorale, ai
frequenti e sanguinosi conflitti, dietro i quali
si celano gli interessi di “responsabili da
punire”, guardare alla sussidiarietà, alla
solidarietà e alla carità, nella logica delle
Beatitudini. Per questo, "un'attenzione
preferenziale deve essere riservata al povero,
all'affamato, al malato, al prigioniero, al
migrante, al rifugiato o allo sfollato" (AM 27).
Non solo a loro. Il documento chiede difesa e
protezione per:la famiglia, sottoposta a minacce
come la distorsione della nozione di matrimonio,
la svalutazione della maternità, la
banalizzazione dell’aborto, la facilitazione del
divorzio e il relativismo di una “nuova etica”;
le donne, che hanno un compito insostituibile
nella società e nella Chiesa; i bambini,
minacciati da “trattamenti intollerabili”, come
per i bambini-soldato, quelli costretti a
lavorare, i maltrattati a causa della loro
disabilità, quelli considerati stregoni, i
discriminati perché albini, quelli venduti come
schiavi sessuali; la vita lottando contro
l'aborto, la droga, l'alcolismo, le malattie,
come l'Aids. Chi è colpito da quest’ultimo male
merita “amore e rispetto” e per lui “occorre
trovare soluzioni e rendere accessibili a tutti
i trattamenti e le medicine”, ma anche
promuovere un cambiamento di atteggiamenti e un
approccio etico.
Nella prospettiva della riconciliazione,
centrale è anche il dialogo, non solo con gli
altri cristiani, ma anche con le religioni
tradizionali e con l’islam. I musulmani a volte
sono aggressivi, ma il Papa ribadisce
l’importanza di perseverare nella stima verso i
musulmani e sottolinea la disponibilità al
dialogo nel rispetto della libertà religiosa.
L’Esortazione si conclude con un forte accento
sulla speranza: il Papa affida all’intercessione
di Maria il cammino dell’evangelizzazione del
continente perché “ciascuno diventi sempre più
apostolo della riconciliazione, della giustizia
e della pace” e perché la Chiesa in Africa possa
essere “uno dei polmoni spirituali
dell’umanità”.
