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ZI10111808 - 18/11/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-24594?l=italian
Il Papa: sostenere sempre la dignità di ogni essere umano,
“anche controcorrente”
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 18 novembre 2010 (ZENIT.org).-
La vita e la dignità di ogni essere umano devono essere difese in
ogni occasione, anche quando si tratta di andare
“controcorrente” perché nella società si diffondono idee in
senso opposto.
Papa Benedetto XVI lo afferma nel Messaggio che ha inviato ai
partecipanti alla XXV Conferenza Internazionale sul tema
“Caritas in Veritate - Per una cura della salute equa ed
umana”, promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori
Sanitari e che si concluderà questo venerdì.
Nel Messaggio, letto questo giovedì mattina dal Segretario di
Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, il Pontefice ricorda che
“la giustizia sanitaria deve essere fra le priorità
nell’agenda dei Governi e delle Istituzioni internazionali”.
“Purtroppo, accanto a risultati positivi e incoraggianti, vi
sono opinioni e linee di pensiero che la feriscono”, lamenta.
A questo proposito, cita “questioni come quelle connesse con la
cosiddetta 'salute riproduttiva', con il ricorso a tecniche
artificiali di procreazione comportanti distruzione di embrioni, o
con l’eutanasia legalizzata”.
“L’amore alla giustizia, la tutela della vita dal suo
concepimento al termine naturale, il rispetto della dignità di
ogni essere umano, vanno sostenuti e testimoniati, anche
controcorrente”, dichiara il Papa nel testo.
“I valori etici fondamentali sono patrimonio comune della
moralità universale e base della convivenza democratica”.
Per difendere questi valori, osserva il Papa, “occorre lo sforzo
congiunto di tutti, ma occorre anche e soprattutto una profonda
conversione dello sguardo interiore”.
“Solo se si guarda al mondo con lo sguardo del Creatore, che è
sguardo d’amore, l’umanità imparerà a stare sulla terra
nella pace e nella giustizia, destinando con equità la terra e le
sue risorse al bene di ogni uomo e di ogni donna”, sottolinea
infatti.
In tale contesto, conclude citando il suo Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace 2010, in cui ha auspicato
“l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità
dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene
comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario
cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che
indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può
accadere domani”.
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Ai
partecipanti alla XXV conferenza internazionale
del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori
sanitari
«Andare
controcorrente per difendere
la dignità di ogni essere umano»
Al
Venerato Fratello Zygmunt Zimowski
Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari
Con gioia desidero far giungere il mio cordiale saluto ai
partecipanti alla XXV Conferenza Internazionale, che bene si
inserisce nell’anno celebrativo dei 25 anni dalla
istituzione del Dicastero, ed offre un motivo ulteriore per
ringraziare Dio di questo prezioso strumento per
l’apostolato della misericordia. Un pensiero riconoscente
verso tutti coloro che si adoperano, nei vari settori della
pastorale della salute, per vivere quella diaconia della carità,
che è centrale nella missione della Chiesa. In questo senso,
mi è grato ricordare i Cardinali Fiorenzo Angelini e Javier
Lozano Barragán, che hanno guidato in questi 25 anni il
Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e rivolgere un
particolare saluto all’attuale Presidente del Dicastero,
l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, come pure al Segretario, al
Sotto-Segretario, agli Officiali, ai collaboratori, ai
relatori del Convegno e a tutti i presenti.
Il tema da voi scelto quest’anno "Caritas in
veritate". Per una cura della salute equa ed umana"
riveste un interesse particolare per la comunità cristiana,
in cui è centrale la cura per l’essere uomo, per la sua
dignità trascendente e per i suoi diritti inalienabili. La
salute è un bene prezioso per la persona e la collettività
da promuovere, conservare e tutelare, dedicando mezzi, risorse
ed energie necessarie affinché più persone possano
usufruirne. Purtroppo, ancora oggi permane il problema di
molte popolazioni del mondo che non hanno accesso alle risorse
necessarie per soddisfare i bisogni fondamentali, in modo
particolare per quanto riguarda la salute. È necessario
operare con maggiore impegno a tutti i livelli affinché il
diritto alla salute sia reso effettivo, favorendo l’accesso
alle cure sanitarie primarie. Nella nostra epoca si assiste da
una parte ad un’attenzione alla salute che rischia di
trasformarsi in consumismo farmacologico, medico e chirurgico,
diventando quasi un culto per il corpo, e dall’altra parte,
alla difficoltà di milioni di persone ad accedere a
condizioni di sussistenza minimali e a farmaci indispensabili
per curarsi.
Anche nel campo della salute, parte integrante
dell’esistenza di ciascuno e del bene comune, è importante
instaurare una vera giustizia distributiva che garantisca a
tutti, sulla base dei bisogni oggettivi, cure adeguate. Di
conseguenza, il mondo della salute non può sottrarsi alle
regole morali che devono governarlo affinché non diventi
disumano. Come ho sottolineato nell’Enciclica Caritas in
veritate, la Dottrina Sociale della Chiesa ha sempre
evidenziato l’importanza della giustizia distributiva e
della giustizia sociale nei vari settori delle relazioni umane
(n. 35). Si promuove la giustizia quando si accoglie la vita
dell’altro e ci si assume la responsabilità per lui,
rispondendo alle sue attese, perché in lui si coglie il volto
stesso del Figlio di Dio, che per noi si è fatto uomo.
L’immagine divina impressa nel nostro fratello fonda
l’altissima dignità di ogni persona e suscita in ciascuno
l’esigenza del rispetto, della cura e del servizio. Il
legame fra giustizia e carità, in prospettiva cristiana, è
molto stretto: "La carità eccede la giustizia, perché
amare è donare, offrire del «mio» all’altro; ma non è
mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò
che è «suo», ciò che gli spetta in ragione del suo essere
e del suo operare [...] Chi ama con carità gli altri è
anzitutto giusto verso di loro. Non solo la giustizia non è
estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o
parallela alla carità: la giustizia è ‘inseparabile dalla
carità’, intrinseca ad essa. La giustizia è la prima via
della carità" (ibid., 6). In questo senso, con
espressione sintetica e incisiva, Sant’Agostino insegnava
che "la giustizia consiste nell’aiutare i poveri"
(De Trinitate, XIV, 9: PL 42, 1045).
Chinarsi come il Buon Samaritano verso l’uomo ferito
abbandonato sul ciglio della strada è adempiere quella
"giustizia più grande" che Gesù chiede ai suoi
discepoli e attua nella sua vita, perché l’adempimento
della Legge è l’amore. La comunità cristiana, seguendo le
orme del suo Signore, ha adempiuto il mandato di andare nel
mondo a "insegnare e curare gli infermi" e nei
secoli "ha fortemente avvertito il servizio ai malati e
sofferenti come parte integrante della sua missione"
(Giovanni Paolo II, Motu Proprio Dolentium Hominum,
1), di testimoniare la salvezza integrale, che è salute
dell’anima e del corpo.
Il Popolo di Dio pellegrinante per i sentieri tortuosi della
storia unisce i suoi sforzi a quelli di tanti altri uomini e
donne di buona volontà per dare un volto davvero umano ai
sistemi sanitari. La giustizia sanitaria deve essere fra le
priorità nell’agenda dei Governi e delle Istituzioni
internazionali. Purtroppo, accanto a risultati positivi e
incoraggianti, vi sono opinioni e linee di pensiero che la
feriscono: mi riferisco a questioni come quelle connesse con
la cosiddetta "salute riproduttiva", con il ricorso
a tecniche artificiali di procreazione comportanti distruzione
di embrioni, o con l’eutanasia legalizzata. L’amore alla
giustizia, la tutela della vita dal suo concepimento al
termine naturale, il rispetto della dignità di ogni essere
umano, vanno sostenuti e testimoniati, anche controcorrente: i
valori etici fondamentali sono patrimonio comune della moralità
universale e base della convivenza democratica.
Occorre lo sforzo congiunto di tutti, ma occorre anche e
soprattutto una profonda conversione dello sguardo interiore.
Solo se si guarda al mondo con lo sguardo del Creatore, che è
sguardo d’amore, l’umanità imparerà a stare sulla terra
nella pace e nella giustizia, destinando con equità la terra
e le sue risorse al bene di ogni uomo e di ogni donna. Per
questo, "auspico […] l’adozione di un modello di
sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla
promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità,
sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di
vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere
oggi, in previsione di ciò che può accadere domani".
(Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della
Pace 2010, 9)
Ai Fratelli e Sorelle sofferenti esprimo la mia vicinanza e
l’appello a vivere anche la malattia come occasione di
grazia per crescere spiritualmente e partecipare alle
sofferenze di Cristo per il bene del mondo, e a voi tutti
impegnati nel vasto campo della salute il mio incoraggiamento
per il vostro prezioso servizio. Nel chiedere la materna
protezione della Vergine Maria, Salus infirmorum, imparto di
cuore la Benedizione Apostolica che estendo anche alle vostre
famiglie.
Dal Vaticano, 15 novembre 2010
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ZI10111809 - 18/11/2010
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Il Pontefice chiede più impegno per rendere effettivo il
diritto alla salute
Il mondo sanitario “non può sottrarsi alle regole
morali”, sottolinea
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 18 novembre 2010 (ZENIT.org).-
L'impegno “a tutti i livelli” affinché il diritto alla salute
diventi veramente effettivo e tutti ne possano godere è ciò che
Papa Benedetto XVI chiede nel Messaggio che ha inviato ai
partecipanti alla Conferenza Internazionale promossa dal
Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari in svolgimento
questi giovedì e venerdì in Vaticano.
Nel testo, indirizzato all'Arcivescovo Zygmunt Zimowski,
Presidente del Pontificio Consiglio, il Papa sottolinea che la
Conferenza – sul tema “Caritas in Veritate - Per una cura
della salute equa ed umana” – “bene si inserisce nell’anno
celebrativo dei 25 anni dalla istituzione del Dicastero” e
“offre un motivo ulteriore per ringraziare Dio di questo
prezioso strumento per l’apostolato della misericordia”.
Il tema scelto, osserva, “riveste un interesse particolare per
la comunità cristiana, in cui è centrale la cura per l’essere
uomo, per la sua dignità trascendente e per i suoi diritti
inalienabili”.
La salute, infatti, “è un bene prezioso per la persona e la
collettività da promuovere, conservare e tutelare, dedicando
mezzi, risorse ed energie necessarie affinché più persone
possano usufruirne”.
“Purtroppo – denuncia il Vescovo di Roma –, ancora oggi
permane il problema di molte popolazioni del mondo che non hanno
accesso alle risorse necessarie per soddisfare i bisogni
fondamentali, in modo particolare per quanto riguarda la
salute”.
Se in alcuni luoghi si assiste “ad un’attenzione alla salute
che rischia di trasformarsi in consumismo farmacologico, medico e
chirurgico, diventando quasi un culto per il corpo”, infatti, in
altri c'è la “difficoltà di milioni di persone ad accedere a
condizioni di sussistenza minimali e a farmaci indispensabili per
curarsi”.
Di fronte a questa realtà, “è necessario operare con maggiore
impegno a tutti i livelli affinché il diritto alla salute sia
reso effettivo, favorendo l’accesso alle cure sanitarie
primarie”.
Anche nel campo sanitario, constata il Papa, “è importante
instaurare una vera giustizia distributiva che garantisca a tutti,
sulla base dei bisogni oggettivi, cure adeguate”.
Il mondo della salute, quindi, “non può sottrarsi alle regole
morali che devono governarlo affinché non diventi disumano”.
“L’immagine divina impressa nel nostro fratello fonda
l’altissima dignità di ogni persona e suscita in ciascuno
l’esigenza del rispetto, della cura e del servizio”.
Giustizia e carità
Il Papa richiama quindi la sua Enciclica Caritas
in Veritate, nella quale ricorda come la Dottrina Sociale
della Chiesa abbia sempre evidenziato “l’importanza della
giustizia distributiva e della giustizia sociale nei vari settori
delle relazioni umane”.
“Si promuove la giustizia quando si accoglie la vita
dell’altro e ci si assume la responsabilità per lui,
rispondendo alle sue attese, perché in lui si coglie il volto
stesso del Figlio di Dio, che per noi si è fatto uomo”,
sottolinea.
Il legame fra giustizia e carità, in prospettiva cristiana, è
del resto “molto stretto”.
Sempre nella sua Enciclica sociale, Benedetto XVI spiega infatti
che “la carità eccede la giustizia, perché amare è donare,
offrire del 'mio' all’altro; ma non è mai senza la giustizia,
la quale induce a dare all’altro ciò che è 'suo', ciò che gli
spetta in ragione del suo essere e del suo operare”.
“Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di
loro. Non solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo
non è una via alternativa o parallela alla carità: la giustizia
è ‘inseparabile dalla carità’, intrinseca ad essa. La
giustizia è la prima via della carità”.
“Chinarsi come il Buon Samaritano verso l’uomo ferito
abbandonato sul ciglio della strada è adempiere quella 'giustizia
più grande' che Gesù chiede ai suoi discepoli e attua nella sua
vita, perché l’adempimento della Legge è l’amore”,
conclude il Vescovo di Roma nel suo Messaggio.
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