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Discorso
rivolto ieri dal Papa ai partecipanti al Forum delle Organizzazioni non-governative
(ONG)
Eccellenze, Rappresentanti della Santa Sede presso gli Organismi Internazionali, cari
amici, sono lieto di dare il mio benvenuto a tutti voi che siete convenuti a Roma per
riflettere insieme sul contributo che le Organizzazioni non governative (Ong) di
ispirazione cattolica possono offrire, in stretta collaborazione con la Santa Sede, alla
soluzione delle tante problematiche e sfide che affronta la molteplice attività delle
Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali e regionali. A ciascuno di voi
rivolgo il mio cordiale saluto. Ringrazio in particolare il sostituto della Segreteria di
Stato che si è fatto cortese interprete dei comuni sentimenti, delineandomi nel contempo
gli obbiettivi del vostro forum. Saluto, inoltre, il giovane rappresentante delle
Organizzazioni non governative, qui presente.
Ai lavori di quest’importante riunione prendono parte rappresentanti di realtà
nate negli anni in cui sbocciava per la prima volta l’azione del laicato cattolico a
livello internazionale, come pure membri di altre associazioni sorte recentemente, di pari
passo con l’attuale processo di integrazione globale. Vi è poi chi si dedica
prevalentemente all’azione di advocacy, e chi si occupa principalmente della
gestione concreta di progetti di cooperazione allo sviluppo. Alcune vostre organizzazioni
si configurano nella Chiesa come associazioni pubbliche e private di fedeli o
partecipano al carisma di taluni Istituti di Vita consacrata, altre hanno solo un
riconoscimento giuridico nell’ordine civile e annoverano fra i loro membri anche non
cattolici e non cristiani. Tutti, però, vi accomuna l’unica passione per la dignità
dell’uomo, quella stessa passione che ispira costantemente l’azione della Santa Sede
presso le diverse istanze internazionali. Ed è proprio per questo che si è voluto
promuovere l’incontro di questi giorni: per esprimervi cioè gratitudine e apprezzamento
per quanto già fate, collaborando attivamente con i rappresentanti Pontifici presso gli
Organismi internazionali. Allo stesso tempo si intende rendere ancor più stretta e,
dunque, più efficace questa comune azione al servizio del bene integrale della persona
umana e dell’umanità.
Non bisogna, del resto, dimenticare che questa unità di scopi è possibile
realizzarla attraverso ruoli e modalità diverse. Infatti, mentre la diplomazia
multilaterale della Santa Sede deve, prevalentemente, affermare i grandi principi
fondamentali della vita internazionale, perché il contributo specifico della gerarchia
della Chiesa è « servire la formazione della coscienza, affinché le
esigenze della
giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili » ( Deus Caritas
est, 28, a), dall’altra parte « il compito immediato di operare per un giusto
ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici – nel caso della vita
internazionale, dei diplomatici cristiani e dei membri delle Ong – che sono chiamati a
partecipare in prima persona alla vita pubblica... a configurare retamente la vita
sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo
le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità » ( ibid,
29). La cooperazione internazionale tra i governi, nata già alla fine del secolo XIX e
sviluppatasi sempre più nel secolo scorso, nonostante le tragiche interruzioni delle
due guerre mondiali, ha contribuito significativamente alla creazione di un ordine
internazionale più giusto. A tale riguardo, possiamo osservare con soddisfazione
ai risultati ottenuti, quali il riconoscimento universale del primato giuridico e politico
dei diritti umani, la fissazione di obiettivi condivisi per il pieno godimento
dei diritti economici e sociali da parte di tutti gli abitanti della terra, la promozione
della ricerca di un sistema economico mondiale giusto e, ultimamente, la salvaguardia dell’ambiente
e la promozione del dialogo interculturale.
Tuttavia, spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica
relativistica che pare ritenere, come unica garanzia di una convivenza pacifica tra i
popoli, il negare cittadinanza alla verità sull’uomo e sulla sua dignità nonché alla
possibilità di un agire etico fondato sul riconoscimento della legge morale naturale.
Viene così di fatto ad imporsi una concezione del diritto e della politica, in cui il
consenso tra gli Stati, ottenuto talvolta
«Se vissuti nella solidarietà, il pluralismo e la diversità non dividono ma sono
condizione per una maggiore efficacia» in funzione di interessi di corto respiro o
manipolato da pressioni ideologiche, risulterebbe essere la sola ed ultima fonte delle
norme internazionali. I frutti amari di tale logica relativistica nella vita
internazionale sono purtroppo evidenti: si pensi, ad esempio, al tentativo di considerare
come diritti dell’uomo le conseguenze di certi stili egoistici di vita, oppure al
disinteresse per le necessità economiche e sociali dei popoli più deboli, o al disprezzo
del diritto umanitario e ad una difesa selettiva dei diritti umani. Auspico
che lo studio e il confronto di questi giorni permetta di individuare modi efficaci e
concreti per far recepire a livello internazionale gli insegnamenti della dottrina sociale
della Chiesa. In tale senso, vi incoraggio ad opporre al relativismo la grande creatività
della verità circa l’innata dignità dell’uomo e dei diritti che ne conseguono.
Una tale creatività consentirà di dare una risposta più adeguata alle molteplici sfide
presenti nell’odierno dibattito internazionale e soprattutto permetterà di promuovere
iniziative concrete, che vanno vissute in spirito di comunione e libertà.
Occorre uno spirito di solidarietà che conduca a promuovere uniti quei
principi etici non «negoziabili» per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento
della vita sociale. Solidarietà intrisa di forte senso di amore fraterno che
porti ad apprezzare le iniziative altrui, a facilitarle e a collaborare con esse. In forza
di questo spirito non si mancherà, ogni volta che sia utile o necessario, di coordinarsi
sia tra le diverse Ong sia con i rappresentanti della Santa Sede, sempre nel rispetto
della diversità di natura, di fini istituzionali e dei metodi operativi. D’altra parte,
un autentico spirito di libertà, vissuto nella solidarietà, spingerà l’iniziativa dei
membri delle Ong ad espandersi in una vasta pluralità di orientamenti e di soluzioni
circa le questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di
ciascuno. Infatti, se vissuti nella solidarietà, il legittimo pluralismo e la diversità
non solo non diventano motivo di divisione e concorrenza, ma sono condizione di maggiore
efficacia. L’azione delle Organizzazioni che voi rappresentate sarà dunque
veramente feconda se resterà fedele al Magistero della Chiesa, ancorata nella comunione
con i suoi pastori e soprattutto con il Successore di Pietro, ed affronterà con un’apertura
prudente le sfide dell’ora presente.
Cari amici, vi rinnovo il mio grazie per l’odierna vostra presenza e per il
vostro impegno nel promuovere la causa della giustizia e della pace all’interno dell’umana
famiglia. Mentre vi assicuro il mio speciale ricordo nella preghiera, invoco su di voi e
sulle Organizzazioni che rappresentate la protezione materna di Maria, Regina Mundi,
imparto con affetto la mia Benedizione Apostolica a voi, alle vostre famiglie e a quanti
sono membri delle vostre associazioni.
Benedetto XVI
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