Oggi il Signore ci dona di iniziare un nuovo
anno nel suo Nome e sotto lo sguardo di Maria Santissima, di cui
celebriamo la Solennità della Divina Maternità. Sono lieto di
incontrarvi per questo primo Angelus del 2010. Mi rivolgo
a voi, che siete convenuti numerosi in Piazza San Pietro, ed
anche a quanti si uniscono alla nostra preghiera mediante la
radio e la televisione: a tutti auguro che l’anno appena
incominciato sia un tempo in cui, con l’aiuto del Signore,
possiamo andare incontro a Cristo e alla volontà di Dio e così
anche migliorare la nostra casa comune che è il mondo.
Un obiettivo condivisibile da tutti, condizione
indispensabile per la pace, è quello di amministrare con
giustizia e saggezza le risorse naturali della Terra. "Se
vuoi coltivare la pace, custodisci il creato": a questo
tema, di grande attualità, ho dedicato il mio Messaggio
per l’odierna XLIII Giornata Mondiale della Pace. Mentre il Messaggio
veniva pubblicato, i Capi di Stato e di Governo erano riuniti a
Copenaghen per il vertice sul clima, dove è emersa ancora una
volta l’urgenza di orientamenti concertati sul piano globale.
Tuttavia, in questo momento, vorrei sottolineare l’importanza
che, nella tutela dell’ambiente, hanno anche le scelte dei
singoli, delle famiglie e delle amministrazioni locali. "Si
rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità
che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita" (cfr Messaggio,
n. 11). Tutti infatti siamo responsabili della protezione e
della cura del creato. Perciò, anche in questo campo, è
fondamentale l’educazione: per imparare a rispettare la
natura; orientarsi sempre più "a costruire la pace a
partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale,
familiare, comunitario e politico" (ibid.).
Se dobbiamo avere cura delle creature che ci
circondano, quale considerazione dovremo avere per le persone,
nostri fratelli e sorelle! Quale rispetto per la vita umana! Nel
primo giorno dell’anno, vorrei rivolgere un appello alle
coscienze di quanti fanno parte di gruppi armati di qualunque
tipo. A tutti e a ciascuno dico: fermatevi, riflettete, e
abbandonate la via della violenza! Sul momento, questo passo
potrà sembrarvi impossibile, ma, se avrete il coraggio di
compierlo, Dio vi aiuterà, e sentirete tornare nei vostri cuori
la gioia della pace, che forse da tempo avete dimenticata.
Affido questo appello all’intercessione della Santissima Madre
di Dio, Maria. Oggi, la liturgia ci ricorda che otto giorni dopo
la nascita del Bambino Ella, insieme con il suo sposo Giuseppe,
lo fecero circoncidere, secondo la legge di Mosè, e gli misero
nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo (cfr Lc
2,21). Questo nome, che significa "Dio salva", è il
compimento della rivelazione di Dio. Gesù è il volto di Dio,
è la benedizione per ogni uomo e per tutti i popoli, è la pace
per il mondo. Grazie, Madre Santa, che hai dato alla luce il
Salvatore, il Principe della pace!
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 15 dicembre 2009
(ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio di
Benedetto XVI per la 43ª Giornata Mondiale della Pace, che si
celebrerà il 1° gennaio 2010 sul tema: "Se vuoi coltivare
la pace, custodisci il creato".
* * *
Se vuoi coltivare la pace, custodisci il
creato
1. IN OCCASIONE DELL’INIZIO DEL NUOVO ANNO,
desidero rivolgere i più fervidi auguri di pace a tutte le
comunità cristiane, ai responsabili delle Nazioni, agli uomini
e alle donne di buona volontà del mondo intero. Per questa
XLIII Giornata Mondiale della Pace ho scelto il tema: Se vuoi
coltivare la pace, custodisci il creato. Il rispetto del
creato riveste grande rilevanza, anche perché « la creazione
è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio»1 e la
sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica
convivenza dell’umanità. Se, infatti, a causa della crudeltà
dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono
sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale –
guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici
e violazioni dei diritti umani –, non meno preoccupanti sono
le minacce originate dalla noncuranza – se non addirittura
dall’abuso – nei confronti della terra e dei beni naturali
che Dio ha elargito. Per tale motivo è indispensabile che
l’umanità rinnovi e rafforzi « quell’alleanza tra essere
umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore
di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».2
2. Nell’ Enciclica Caritas in veritate ho
posto in evidenza che lo sviluppo umano integrale è
strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto
dell’uomo con l’ambiente naturale, considerato come un
dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune
responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso
i poveri e le generazioni future. Ho notato, inoltre, che quando
la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono
considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo
evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la
consapevolezza della responsabilità.3 Ritenere, invece, il
creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere la
vocazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di
stupore, possiamo infatti proclamare: « Quando vedo i tuoi
cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai
fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il
figlio dell’uomo, perché te ne curi? » (Sal 8,4-5).
Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere
l’amore del Creatore, quell’Amore che « move il sole e
l’altre stelle».4
3. Vent’anni or sono, il Papa Giovanni
Paolo II, dedicando il Messaggio della Giornata Mondiale della
Pace al tema Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato,
richiamava l’attenzione sulla relazione che noi, in quanto
creature di Dio, abbiamo con l’universo che ci circonda. « Si
avverte ai nostri giorni – scriveva – la crescente
consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata... anche
dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura ». E
aggiungeva che la coscienza ecologica « non deve essere
mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi,
trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative
concrete».5 Già altri miei Predecessori avevano fatto
riferimento alla relazione esistente tra l’uomo e
l’ambiente. Ad esempio, nel 1971, in occasione
dell’ottantesimo anniversario dell’Enciclica Rerum
Novarum di Leone XIII, Paolo VI ebbe a sottolineare che «
attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura,
(l’uomo) rischia di distruggerla e di essere a sua volta
vittima di siffatta degradazione ». Ed aggiunse che in tal caso
« non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia
permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere
distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non
padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che
potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste
dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana".6
4. Pur evitando di entrare nel merito di
specifiche soluzioni tecniche, la Chiesa, « esperta in umanità
», si premura di richiamare con forza l’attenzione sulla
relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Nel
1990, Giovanni Paolo II parlava di « crisi ecologica » e,
rilevando come questa avesse un carattere prevalentemente etico,
indicava l’« urgente necessità morale di una nuova
solidarietà».7 Questo appello si fa ancora più pressante
oggi, di fronte alle crescenti manifestazioni di una crisi che
sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione.
Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che
derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la
desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di
vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde
acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi
naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e
tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti
« profughi ambientali »: persone che, a causa del degrado
dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso
insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le
incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte
ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati
all’accesso alle risorse naturali? Sono tutte questioni che
hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani,
come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla
salute, allo sviluppo.
5. Va, tuttavia, considerato che la crisi
ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni
ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto
stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue
relazioni con i suoi simili e con il creato. Saggio è,
pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante
del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso
dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni
e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del
pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e
morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni
parte del mondo.8 L’umanità ha bisogno di un profondo
rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire
quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui
costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi,
che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere
economico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo,
anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano a
riprogettare il comune cammino degli uomini. Obbligano, in
particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e
alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando
con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e
rigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale
crisi diventa occasione di discernimento e di nuova
progettualità.
6. Non è forse vero che all’origine di quella
che, in senso cosmico, chiamiamo « natura », vi è « un
disegno di amore e di verità »? Il mondo « non è il prodotto
di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del
caso... Il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il
quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla
sua saggezza e alla sua bontà».9 Il Libro della Genesi, nelle
sue pagine iniziali, ci riporta al progetto sapiente del cosmo,
frutto del pensiero di Dio, al cui vertice si collocano l’uomo
e la donna, creati ad immagine e somiglianza del Creatore per «
riempire la terra » e « dominarla » come « amministratori »
di Dio stesso (cfr Gen 1,28). L’armonia tra il
Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura
descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva,
dell’uomo e della donna, che hanno bramato occupare il posto
di Dio, rifiutando di riconoscersi come sue creature. La
conseguenza è che si è distorto anche il compito di «
dominare » la terra, di « coltivarla e custodirla » e tra
loro e il resto della creazione è nato un conflitto (cfr Gen
3,17-19). L’essere umano si è lasciato dominare
dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella
relazione con il creato si è comportato come sfruttatore,
volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Ma il vero
significato del comando iniziale di Dio, ben evidenziato nel Libro
della Genesi, non consisteva in un semplice conferimento di
autorità, bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità.
Del resto, la saggezza degli antichi riconosceva che la natura
è a nostra disposizione non come « un mucchio di rifiuti
sparsi a caso»,10 mentre la Rivelazione biblica ci ha
fatto comprendere che la natura è dono del Creatore, il quale
ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo
possa trarne gli orientamenti doverosi per « custodirla e
coltivarla » (cfr Gen 2,15).11 Tutto ciò che esiste
appartiene a Dio, che lo ha affidato agli uomini, ma non perché
ne dispongano arbitrariamente. E quando l’uomo, invece di
svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio, a Dio si
sostituisce, finisce col provocare la ribellione della natura,
« piuttosto tiranneggiata che governata da lui».12 L’uomo,
quindi, ha il dovere di esercitare un governo
responsabile della creazione, custodendola e coltivandola.13
7. Purtroppo, si deve constatare che una
moltitudine di persone, in diversi Paesi e regioni del pianeta,
sperimenta crescenti difficoltà a causa della negligenza o del
rifiuto, da parte di tanti, di esercitare un governo
responsabile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico Vaticano II
ha ricordato che « Dio ha destinato la terra e tutto quello che
essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli».14
L’eredità del creato appartiene, pertanto, all’intera
umanità. Invece, l’attuale ritmo di sfruttamento mette
seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse
naturali non solo per la generazione presente, ma soprattutto
per quelle future.15 Non è difficile allora costatare che il
degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di
progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi
interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria
minaccia per il creato. Per contrastare tale fenomeno, sulla
base del fatto che « ogni decisione economica ha una
conseguenza di carattere morale »,16 è anche necessario
che l’attività economica rispetti maggiormente l’ambiente.
Quando ci si avvale delle risorse naturali, occorre preoccuparsi
della loro salvaguardia, prevedendone anche i costi – in
termini ambientali e sociali –, da valutare come una voce
essenziale degli stessi costi dell’attività economica.
Compete alla comunità internazionale e ai governi nazionali
dare i giusti segnali per contrastare in modo efficace quelle
modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso
dannose. Per proteggere l’ambiente, per tutelare le risorse e
il clima occorre, da una parte, agire nel rispetto di norme ben
definite anche dal punto di vista giuridico ed economico, e, dall’altra,
tenere conto della solidarietà dovuta a quanti abitano le
regioni più povere della terra e alle future generazioni.
8. Sembra infatti urgente la conquista di una
leale solidarietà inter-generazionale. I costi derivanti
dall’uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a
carico delle generazioni future: « Eredi delle generazioni
passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi
abbiamo degli obblighi verso tutti e non possiamo
disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire
la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale,
ch’è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere.
Si tratta di una responsabilità che le generazioni presenti
hanno nei confronti di quelle future, una responsabilità
che appartiene anche ai singoli Stati e alla Comunità
internazionale».17 L’uso delle risorse naturali dovrebbe
essere tale che i vantaggi immediati non comportino conseguenze
negative per gli esseri viventi, umani e non umani, presenti e a
venire; che la tutela della proprietà privata non ostacoli la
destinazione universale dei beni;18 che l’intervento
dell’uomo non comprometta la fecondità della terra, per il
bene di oggi e per il bene di domani. Oltre ad una leale
solidarietà inter-generazionale, va ribadita l’urgente
necessità morale di una rinnovata solidarietà
intra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i
Paesi in via di sviluppo e quelli altamente industrializzati: «
la comunità internazionale ha il compito imprescindibile di
trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento
delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei
Paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro».19 La
crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si
proietti nello spazio e nel tempo. È infatti importante
riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la
responsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi meno
sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono
tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al
creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e
politiche ambientali efficaci appartiene a tutti. Ciò potrebbe
realizzarsi più facilmente se vi fossero calcoli meno
interessati nell’assistenza, nel trasferimento delle
conoscenze e delle tecnologie più pulite.
9. È indubbio che uno dei principali nodi da
affrontare, da parte della comunità internazionale, è quello
delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e
sostenibili per soddisfare i bisogni di energia della presente
generazione e di quelle future. A tale scopo, è necessario che
le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire
comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio
fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo
utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e
l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «
ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo
che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi».20 La
crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per
elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello
di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei
confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato
ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto,
l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità
dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene
comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del
necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza,
virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò
che può accadere domani.21
10. Per guidare l’umanità verso una gestione
complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del
pianeta, l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza
nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e
nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano. La «
nuova solidarietà », che Giovanni Paolo II propose nel Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace del 1990,2 2 e la «
solidarietà globale », che io stesso ho richiamato nel Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace del 2009,23 risultano
essere atteggiamenti essenziali per orientare l’impegno di
tutela del creato, attraverso un sistema di gestione delle
risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale,
soprattutto nel momento in cui va emergendo, in maniera sempre
più evidente, la forte interrelazione che esiste tra la lotta
al degrado ambientale e la promozione dello sviluppo umano
integrale. Si tratta di una dinamica imprescindibile, in quanto
« lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza
lo sviluppo solidale dell’umanità».24 Tante sono oggi le
opportunità scientifiche e i potenziali percorsi innovativi,
grazie ai quali è possibile fornire soluzioni
soddisfacenti ed armoniose alla relazione tra l’uomo e
l’ambiente. Ad esempio, occorre incoraggiare le ricerche volte
ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la
grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta
attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria
dell’acqua ed al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo
riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui
stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai
cambiamenti climatici. Vanno altresì esplorate appropriate
strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli coltivatori
e sulle loro famiglie, come pure occorre approntare idonee
politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimento dei
rifiuti, per la valorizzazione delle sinergie esistenti tra il
contrasto ai cambiamenti climatici e la lotta alla povertà.
Occorrono politiche nazionali ambiziose, completate da un
necessario impegno internazionale che apporterà importanti
benefici soprattutto nel medio e lungo termine. È necessario,
insomma, uscire dalla logica del mero consumo per promuovere
forme di produzione agricola e industriale rispettose
dell’ordine della creazione e soddisfacenti per i bisogni
primari di tutti. La questione ecologica non va affrontata solo
per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale
profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la
ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale,
ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene
comune. D’altronde, come ho già avuto modo di ricordare, «
la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le
sue aspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo
umano al graduale superamento di certi condizionamenti
materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce
nel mandato di «coltivare e custodire la terra» (cfr
Gen 2,15), che Dio ha affidato all’uomo, e va orientata
a rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che
deve essere specchio dell’amore creatore di Dio».25
11. Appare sempre più chiaramente che il tema
del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno
di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione
attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista
sociale, ambientale e finanche economico. Si rende ormai
indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca
tutti ad adottare nuovi stili di vita « nei quali la
ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli
altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che
determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli
investimenti».26 Sempre più si deve educare a costruire la
pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale,
familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili
della protezione e della cura del creato. Tale
responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio
di sussidiarietà, è importante che ciascuno si
impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga
superata la prevalenza degli interessi particolari. Un ruolo di
sensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari
soggetti della società civile e alle Organizzazioni
non-governative, che si prodigano con determinazione e generosità
per la diffusione di una responsabilità ecologica, che dovrebbe
essere sempre più ancorata al rispetto dell’ « ecologia
umana ». Occorre, inoltre, richiamare la responsabilità dei media
in tale ambito, proponendo modelli positivi a cui ispirarsi.
Occuparsi dell’ambiente richiede, cioè, una visione larga e
globale del mondo; uno sforzo comune e responsabile per passare
da una logica centrata sull’egoistico interesse nazionalistico
ad una visione che abbracci sempre le necessità di tutti i
popoli. Non si può rimanere indifferenti a ciò che accade
intorno a noi, perché il deterioramento di qualsiasi parte del
pianeta ricadrebbe su tutti. Le relazioni tra persone, gruppi
sociali e Stati, come quelle tra uomo e ambiente, sono chiamate
ad assumere lo stile del rispetto e della « carità nella verità
». In tale ampio contesto, è quanto mai auspicabile che
trovino efficacia e corrispondenza gli sforzi della comunità
internazionale volti ad ottenere un progressivo disarmo ed un
mondo privo di armi nucleari, la cui sola presenza minaccia la
vita del pianeta e il processo di sviluppo integrale
dell’umanità presente e di quella futura.
12. La Chiesa ha una responsabilità
per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito
pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di
Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo
contro il pericolo della distruzione di se stesso. Il degrado
della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che
modella la convivenza umana, per cui « quando l’«ecologia
umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia
ambientale ne trae beneficio".27 Non si può
domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono
aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il
libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente
come su quello dell’etica personale, familiare e sociale.28 I
doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona
considerata in se stessa e in relazione agli altri. Volentieri,
pertanto, incoraggio l’educazione ad una responsabilità
ecologica, che, come ho indicato nell’Enciclica Caritas in
veritate, salvaguardi un’autentica « ecologia umana » e,
quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità
della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la
dignità della persona e l’insostituibile missione della
famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al
rispetto della natura.29 Occorre salvaguardare il patrimonio
umano della società. Questo patrimonio di valori ha la sua
origine ed è iscritto nella legge morale naturale, che è
fondamento del rispetto della persona umana e del creato.
13. Non va infine dimenticato il fatto,
altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si
sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto
con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una
sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi
constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi.
D’altra parte, una corretta concezione del rapporto
dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la
natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se
il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una
concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al
biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la
differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli
altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad
eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo,
favorendo una visione egualitaristica della « dignità » di
tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo
panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola
natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per
l’uomo. La Chiesa invita, invece, ad impostare la questione in
modo equilibrato, nel rispetto della « grammatica » che il
Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il
ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo
di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno
abdicare. Infatti, anche la posizione contraria di
assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per
essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla
stessa dignità umana.30
14. Se vuoi coltivare la pace,
custodisci il creato. La ricerca della pace da parte di
tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata
dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste
tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato. Illuminati dalla
divina Rivelazione e seguendo la Tradizione della Chiesa, i
cristiani offrono il proprio apporto. Essi considerano il cosmo
e le sue meraviglie alla luce dell’opera creatrice del Padre e
redentrice di Cristo, che, con la sua morte e risurrezione, ha
riconciliato con Dio « sia le cose che stanno sulla terra, sia
quelle che stanno nei cieli » (Col 1,20). Il Cristo,
crocifisso e risorto, ha fatto dono all’umanità del suo
Spirito santificatore, che guida il cammino della storia, in
attesa del giorno in cui, con il ritorno glorioso del Signore,
verranno inaugurati « nuovi cieli e una terra nuova » (2 Pt
3,13), in cui abiteranno per sempre la giustizia e la pace.
Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace
è, pertanto, dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente da
affrontare con rinnovato e corale impegno; ecco una
provvidenziale opportunità per consegnare alle nuove
generazioni la prospettiva di un futuro migliore per tutti. Ne
siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni
livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia
del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro
intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad
elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e
Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni
donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se
vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2009
BENEDICTUS PP. XVI