“La misericordia – ha detto Benedetto XVI - è in realtà il nucleo centrale
del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio, il volto con il quale Egli si è
rivelato nell’antica Alleanza e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione dell’Amore
creatore e redentore. Questo amore di misericordia illumina anche il volto della Chiesa, e
si manifesta sia mediante i Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione, sia
con le opere di carità, comunitarie e individuali. Tutto ciò che la Chiesa dice e
compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l’uomo. Quando la Chiesa deve
richiamare una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall’amore
misericordioso, perché gli uomini abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (cfr Gv
10,10). Dalla misericordia divina, che pacifica i cuori, scaturisce poi l’autentica pace
nel mondo, la pace tra popoli, culture e religioni diverse”.
“Come Suor Faustina – ha aggiunto il papa - Giovanni Paolo II si è fatto a
sua volta apostolo della Divina Misericordia. La sera dell’indimenticabile sabato 2
aprile 2005, quando chiuse gli occhi a questo mondo, era proprio la vigilia della seconda
Domenica di Pasqua, e molti notarono la singolare coincidenza, che univa in sé la
dimensione mariana – il primo sabato del mese – e quella della Divina Misericordia. In
effetti, il suo lungo e multiforme pontificato ha qui il suo nucleo centrale; tutta la sua
missione a servizio della verità su Dio e sull’uomo e della pace nel mondo si riassume
in quest’annuncio, come egli stesso ebbe a dire a Cracovia-Łagiewniki nel 2002,
inaugurando il grande Santuario della Divina Misericordia: ‘Al di fuori della
misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani’.
Il suo messaggio, come quello di Santa Faustina, riconduce dunque al volto di Cristo,
suprema rivelazione della misericordia di Dio. Contemplare costantemente quel Volto:
questa è l’eredità che egli ci ha lasciato, e che noi con gioia accogliamo e facciamo
nostra”.