Città del Vaticano (AsiaNews) – Il
mistero dell’Epifania è la “manifestazione alle genti” di “Cristo Luce del mondo”.
Solo in Lui c’è la speranza di cancellare la "nebbia
fitta” che “avvolge le nazioni", che si dimostra nell’attuale
globalizzazione piena di conflitti, disordini e rapine….. In
Lui, testimoniato dalla Chiesa, si costruisce “un mondo giusto e solidale” in cui “tutti
gli esseri umani… possano vivere come fratelli e sorelle”, dove si preferisce “il
bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”.
"Una stella spunta da Giacobbe / e uno scettro sorge da Israele"
(Nm 24,17), ma è destinata a tutti i popoli. “Appare qui – spiega il pontefice - il
significato, nella prospettiva storica, del simbolo della luce applicato alla nascita di
Cristo: esso esprime la speciale benedizione di Dio sulla discendenza di Abramo, destinata
ad estendersi a tutti i popoli della terra”.
Per capire più in profondità “il senso dell’Epifania”, Benedetto XVI
mette in luce soprattutto il “grande affresco” della Torre di Babele (cfr. Gen. 11)
dove al gesto di superbia degli uomini segue “la confusione delle lingue e la
dispersione dell’umanità su tutta la terra.
“L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme, per adorare il neonato
Messia, è …. l’inizio di un movimento opposto a quello di Babele:
dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione. Scorgiamo un
legame tra l’Epifania e la Pentecoste: se il Natale di Cristo, che è il Capo, è anche
il Natale della Chiesa, suo corpo, noi vediamo nei Magi i popoli che si aggregano al resto
d’Israele, preannunciando il grande segno della "Chiesa poliglotta", attuato
dallo Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua.
..... una benedizione che vuole raggiungere tutti i popoli e tutti gli esseri
umani perché possano vivere come fratelli e sorelle, figli dell’unico Padre. Sta qui la
verità sull’uomo e sull’intera sua storia. Tale disegno, preannunciato dai profeti,
è stato rivelato in Gesù Cristo, ed ora si sta realizzando mediante la Chiesa. Ma esso
è contrastato da spinte di divisione e di sopraffazione, che lacerano l’umanità a
causa del peccato e del conflitto di egoismi”.
Riferendosi alla lettura del profeta Isaia proclamata nella liturgia di oggi,
il papa aggiunge: “Anche oggi … resta vero quanto diceva il
profeta: ‘nebbia fitta avvolge le nazioni’”.
E spiega: “Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di
ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento
delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di
quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è
bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al
lusso di pochi e alla miseria di molti”.
Citando la sua enciclica Spe salvi , Benedetto
XVI mette in relazione le divisioni del mondo con la mancanza di
speranza e di fede in Gesù Cristo: “Questa grande speranza può essere solo Dio … non
un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano" (n. 31): il Dio che si è
manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto. Se c’è una grande
speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la
felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo.
La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità.
È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato
dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare
un ordine di sviluppo giusto e sostenibile”.
Benedetto XVI ha concluso la sua omelia con un invito alla speranza e al
coraggio: “ C’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Il coraggio dei Magi, che intrapresero un
lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e
offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una
salda speranza. Ce lo ottenga Maria, accompagnandoci nel nostro pellegrinaggio terreno con
la sua materna protezione. Amen”.
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 6 gennaio 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa e ogni
cristiano sono stelle comete dell'umanità, ha affermato questa domenica Benedetto XVI in
occasione dell'Angelus recitato insieme ai fedeli e ai pellegrini convenuti in piazza San
Pietro nella solennità dell'Epifania del Signore.
Questa festa, ha spiegato, ricorda la manifestazione di Gesù “ai popoli del mondo
intero, rappresentati dai Magi che giunsero dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei
Giudei” dopo aver visto una stella nuova, in cui avevano riconosciuto il segno della
nascita del Messia.
“Fin dal suo primo apparire, dunque, la luce di Cristo incomincia ad attirare a sé
gli uomini che Dio ama, di ogni lingua, popolo e cultura”, ha osservato il Pontefice
parlando dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico vaticano.
“E’ la forza dello Spirito Santo che muove i cuori e le menti alla ricerca della
verità, della bellezza, della giustizia, della pace”.
Come affermava Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et Ratio, ha ricordato
Benedetto XVI, “l’uomo si trova in un cammino di ricerca umanamente interminabile:
ricerca di verità e ricerca di una persona a cui affidarsi”.
“Gli uomini e le donne di ogni generazione, in questo loro peregrinare, hanno bisogno
di essere orientati: quale stella possono dunque seguire?”, ha chiesto.
La luce spirituale della stella che indicò ai Magi dove trovare il Bambino, ha
risposto, continua a splendere “nella parola del Vangelo, che è anche oggi in grado di
guidare ogni uomo a Gesù”.
“Quella stessa parola, che altro non è se non il riflesso di Cristo vero
uomo e vero Dio, è autorevolmente echeggiata dalla Chiesa per ogni anima ben disposta”,
e per questo motivo la Chiesa stessa “svolge per l’umanità la missione della stella”.
Qualcosa del genere, ha proseguito, si può dire anche di ogni cristiano “chiamato
a rischiarare con la parola e la testimonianza della vita i passi dei fratelli”.
“Quanto è importante allora che noi cristiani siamo fedeli alla nostra vocazione!”,
ha esclamato.
“Ogni autentico credente è sempre in cammino nel proprio personale itinerario di
fede e, al tempo stesso, con la piccola luce che porta dentro di sé, può e deve essere
di aiuto a chi si trova al suo fianco, e magari stenta a trovare la strada che conduce a
Cristo”, ha infine concluso.