Lo ha spiegato ai Vescovi della Slovenia, Paese di due milioni di abitanti, per la maggior parte cattolici, entrato nel 2004 nell'Unione Europea. Nello Stato sloveno circola l'euro dal 2007 e dalla fine dell'anno scorso le sue frontiere sono aperte agli altri Paesi, in seguito all'applicazione del Trattato di Schengen per la libera circolazione.
Come ha ricordato il Papa, "quasi a coronare tale evoluzione, nel semestre corrente è affidata alla Slovenia la presidenza di turno dell'Unione Europea".
"Se l'Europa vuole rimanere e diventare sempre più una terra di pace, conservando come uno dei valori fondamentali il rispetto della dignità della persona umana, non può rinnegare la componente principale - sul piano spirituale ed etico - di tale fondamento, cioè quella cristiana - ha affermato -. Gli umanesimi non sono tutti uguali, né sono equivalenti sotto il profilo morale".
"Non mi riferisco qui agli aspetti religiosi, mi limito a quelli etico-sociali. A seconda della visione di uomo che si adotta, infatti, si hanno conseguenze diverse per la convivenza civile".
"Se, per esempio, si concepisce l'uomo, secondo una tendenza oggi diffusa, in modo individualistico, come giustificare lo sforzo per la costruzione di una comunità giusta e solidale?", ha chiesto.
Il Pontefice ha citato una lettera scritta dai Vescovi sloveni il 23 aprile 2004, in occasione dell'ingresso del Paese nell'Unione Europea, nella quale affermavano che "il cristianesimo è la religione della speranza: speranza nella vita, nella felicità senza fine, nel compimento della fraternità tra tutti gli uomini".
"Questo è vero in ogni continente, e lo è anche in un'Europa dove molti intellettuali stentano ancora ad accettare il fatto che 'ragione e fede hanno bisogno l'una dell'altra per realizzare la loro vera natura e la loro missione'", ha aggiunto Benedetto XVI citando la sua recente Enciclica Spe salvi (n. 23).
ZI08012409 - 24/01/2008
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Benedetto XVI: il secolarismo occidentale è forse più subdolo di quello marxista
Mette in guardia i Vescovi sloveni
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 24 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Secondo Benedetto XVI, il secolarismo di impronta occidentale è forse più subdolo di quello marxista.
Lo ha spiegato questo giovedì incontrando i Vescovi della Slovenia che concludevano la loro visita "ad limina apostolorum" al Papa e ai suoi collaboratori della Curia romana.
Secondo il Papa, il secolarismo è "la principale sfida con cui deve misurarsi oggi la Chiesa" nel Paese, che dopo la Seconda Guerra Mondiale ha vissuto sotto il regime comunista. La Slovenia è indipendente dalla Yugoslavia dal 1991.
"Il secolarismo di impronta occidentale, diverso e forse più subdolo di quello marxista, presenta segni che non possono non preoccuparci", ha constatato Benedetto XVI.
Il Papa si è riferito, ad esempio, "alla ricerca sfrenata dei beni materiali, alla riduzione della natalità, e ancora al calo della pratica religiosa con una sensibile diminuzione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata".
In questo contesto, ha lanciato alla Slovenia l'appello che Mosè rivolse al popolo d'Israele in procinto di entrare nella terra promessa: "Scegli la vita" (Dt 30,19).
"Ogni generazione è chiamata a rinnovare questa scelta, tra 'la vita e il bene, la morte e il male'", ha aggiunto.
"E noi Pastori abbiamo il dovere di indicare ai cristiani la via della vita, perché essi siano a loro volta sale e luce nella società".
Il Vescovo di Roma ha quindi incoraggiato "la Chiesa che è il Slovenia a rispondere alla cultura materialistica ed egoistica con una coerente azione evangelizzatrice, che parta dalle parrocchie".
"È infatti dalle comunità parrocchiali più che da altre strutture che possono e devono venire iniziative ed atti concreti di testimonianza cristiana", ha detto.
Allo stesso tempo, ha osservato che è necessario "che i Vescovi siano più vicini ai loro sacerdoti e fedeli e li accompagnino più efficacemente nel cammino della fede e nell'impegno apostolico".

