|
20 Marzo 2009
IL DISCORSO
ALL'ARRIVO IN ANGOLA
«Non riconoscetevi nella legge del
più forte»
Eccellentissimo Signor Presidente della
Repubblica,
Illustrissime Autorità civili e militari,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Cari amici angolani!
Con vivi sentimenti di deferenza e amicizia, metto piede sul
suolo di questa nobile e giovane Nazione nell’ambito di
una visita pastorale che, nel mio spirito, ha per orizzonte
il Continente africano, anche se i miei passi ho dovuto
circoscriverli a Yaoundé e Luanda. Sappiano tutti però
che, nel mio cuore e nella mia preghiera, ho presenti
l’Africa in generale e il popolo di Angola in particolare,
al quale desidero offrire un cordiale incoraggiamento a
proseguire sulla via della pacificazione e della
ricostruzione del Paese e delle istituzioni.
Signor Presidente, inizio con il ringraziare per l’amabile
invito che Ella mi ha fatto di visitare l’Angola e per le
cordiali espressioni di benvenuto appena rivoltemi. Voglia
gradire i miei deferenti saluti e i migliori auguri, che
estendo alle altre Autorità qui gentilmente convenute ad
accogliermi. Saluto tutta la Chiesa cattolica in Angola
nella persona dei suoi Vescovi qui presenti, e ringrazio
tutti gli amici angolani dell’affettuosa accoglienza che
mi hanno riservato. A quanti mi seguono mediante la radio e
la televisione, giunga pure l’espressione della mia
amicizia, con la certezza della benevolenza del Cielo sopra
la comune missione che c’è stata affidata: quella
d’edificare insieme una società più libera, più
pacifica e più solidale.
Come non ricordare quell’illustre Visitatore che benedisse
l’Angola nel mese di giugno 1992: il mio amato
Predecessore Giovanni Paolo II? Instancabile missionario di
Gesù Cristo fino agli estremi confini della terra, egli ha
indicato la via verso Dio, invitando tutti gli uomini di
buona volontà ad ascoltare la propria coscienza rettamente
formata e ad edificare una società di giustizia, di pace e
di solidarietà, nella carità e nel perdono vicendevole.
Quanto a me, vi ricordo che provengo da un Paese dove la
pace e la fraternità sono care ai cuori di tutti i suoi
abitanti, in particolare di quanti – come me – hanno
conosciuto la guerra e la divisione tra fratelli
appartenenti alla stessa Nazione a causa di ideologie
devastanti e disumane, le quali, sotto la falsa apparenza di
sogni e illusioni, facevano pesare sopra gli uomini il giogo
dell’oppressione. Potete dunque capire quanto io sia
sensibile al dialogo fra gli uomini come mezzo per superare
ogni forma di conflitto e di tensione e per fare di ogni
Nazione – e quindi anche della vostra Patria – una casa
di pace e di fraternità. In vista di tale scopo, dovete
prendere dal vostro patrimonio spirituale e culturale i
valori migliori, di cui l’Angola è portatrice, e farvi
gli uni incontro agli altri senza paura, accettando di
condividere le personali ricchezze spirituali e materiali a
beneficio di tutti.
Cari amici angolani, il vostro territorio è ricco; la
vostra Nazione è forte. Utilizzate queste vostre
prerogative per favorire la pace e l’intesa fra i popoli,
su una base di lealtà e di uguaglianza che promuovano per
l’Africa quel futuro pacifico e solidale al quale tutti
anelano e hanno diritto. A tale scopo vi prego: Non
arrendetevi alla legge del più forte! Perché Dio ha
concesso agli esseri umani di volare, al di sopra delle loro
tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se
vi fate sollevare da queste ali, non vi sarà difficile
riconoscere nell’altro un fratello, che è nato con gli
stessi diritti umani fondamentali. Purtroppo dentro i vostri
confini angolani ci sono ancora tanti poveri che rivendicano
il rispetto dei loro diritti. Non si può dimenticare la
moltitudine di angolani che vivono al di sotto della linea
di povertà assoluta. Non deludete le loro aspettative!
Si tratta di un’opera immane, che richiede una più grande
partecipazione civica da parte di tutti. È necessario
coinvolgere in essa l’intera società civile angolana;
questa però ha bisogno di presentarsi all’appuntamento più
forte e articolata, sia tra le forze che la compongono come
anche nel dialogo con il Governo. Per dare vita ad una
società veramente sollecita del bene comune, sono necessari
valori da tutti condivisi. Sono convinto che l’Angola li
potrà trovare anche oggi nel Vangelo di Gesù Cristo, come
accadde tempo addietro con un vostro illustre antenato, Dom
Afonso I Mbemba-a-Nzinga; per opera sua, cinquecento anni fa
è sorto in Mbanza Congo un regno cristiano che sopravvisse
fino al XVIII secolo. Dalle sue ceneri poté poi sorgere, a
cavallo dei secoli XIX e XX, una Chiesa rinnovata che non ha
cessato di crescere fino ai nostri giorni; ne sia
ringraziato Dio! Ecco il motivo immediato che mi ha portato
in Angola: ritrovarmi con una delle più antiche comunità
cattoliche dell’Africa sub-equatoriale, per confermarla
nella sua fede in Gesù risorto ed associarmi alle suppliche
dei suoi figli e figlie affinché il tempo della pace, nella
giustizia e nella fraternità, non conosca tramonto in
Angola, consentendole di adempiere alla missione che Dio le
ha affidato in favore del suo popolo e nel concerto delle
Nazioni. Dio benedica l’Angola!
|
20 Marzo 2009
IL
DISCORSO ALLE AUTORITÀ POLITICHE DELL'ANGOLA
"La famiglia fondamento
dell'edificio sociale"
Signor Presidente della Repubblica,
Distinte Autorità, Illustri Ambasciatori, Venerati Fratelli
nell'Episcopato, Signore e Signori,
Con gentile gesto di ospitalità, il Signor Presidente ha
voluto accoglierci nella sua residenza, offrendomi così la
gioia di potere incontrare tutti voi, per salutarvi e
augurarvi i migliori successi nell'esercizio delle
formidabili responsabilità che ciascuno di voi porta su di
sé nei settori governativo, civile e diplomatico, dove
serve la propria nazione a bene dell'intera famiglia umana.
Signor Presidente, grazie per la Sua accoglienza e per le
parole appena rivoltemi, piene di stima verso la persona del
Successore di Pietro e di fiducia nell'attività della
Chiesa cattolica a beneficio di questa Nazione tanto amata.
Amici miei, voi siete artefici e testimoni di un'Angola
che si sta risollevando. Dopo ventisette anni di guerra
civile che ha devastato questo Paese, la pace ha cominciato
a mettere radici, portando con sé i frutti della stabilità
e della libertà. Gli sforzi palpabili del Governo per
stabilire le infrastrutture e rifare le istituzioni
fondamentali per lo sviluppo e il benessere della società
hanno fatto rifiorire la speranza tra i cittadini della
Nazione. A sostegno di questa speranza sono intervenute
diverse iniziative di agenzie multilaterali, decise a
trascendere interessi particolari per operare nella
prospettiva del bene comune. Non mancano in varie parti del
Paese esempi di insegnanti, operatori sanitari e impiegati
statali che, con magri stipendi, servono con integrità e
dedizione le loro comunità umane; e vanno moltiplicandosi
le persone impegnate in attività di volontariato al
servizio dei più bisognosi. Voglia Iddio benedire e
moltiplicare tutte queste buone volontà e le loro
iniziative a servizio del bene!
L'Angola sa che è arrivato per l'Africa il tempo della
speranza. Ogni comportamento umano retto è speranza in
azione. Le nostre azioni non sono mai indifferenti davanti a
Dio; e non lo sono neanche per lo sviluppo della storia.
Amici miei, armati di un cuore integro, magnanimo e
compassionevole, voi potete trasformare questo Continente,
liberando il vostro popolo dal flagello dell'avidità, della
violenza e del disordine, guidandolo sul sentiero segnato
dai principi indispensabili ad ogni moderna civile
democrazia: il rispetto e la promozione dei diritti umani,
un governo trasparente, una magistratura indipendente, una
comunicazione sociale libera, un'onesta amministrazione
pubblica, una rete di scuole e di ospedali funzionanti in
modo adeguato, e la ferma determinazione, radicata nella
conversione dei cuori, di stroncare una volta per tutte la
corruzione. Nel Messaggio di quest'anno per la Giornata
Mondiale della Pace ho voluto richiamare all'attenzione di
tutti la necessità di un approccio etico allo sviluppo.
Infatti, più che semplici programmi e protocolli, le
persone di questo continente stanno giustamente chiedendo
una conversione profondamente convinta e durevole dei cuori
alla fraternità (cfr n. 13). La loro richiesta a quanti
servono nella politica, nella amministrazione pubblica,
nelle agenzie internazionali e nelle compagnie
multinazionali è soprattutto questa: stateci accanto in
modo veramente umano; accompagnate noi, le nostre famiglie,
le nostre comunità!
Lo sviluppo economico e sociale in Africa richiede il
coordinamento del Governo nazionale con le iniziative
regionali e con le decisioni internazionali. Un simile
coordinamento suppone che le nazioni africane siano viste
non solo come destinatarie dei piani e delle soluzioni
elaborate da altri. Gli stessi africani, lavorando insieme
per il bene delle loro comunità, devono essere gli agenti
primari del loro sviluppo. A questo proposito, vi è un
numero crescente di efficaci iniziative che meritano di
essere sostenute. Tra esse, la New Partnership for Africa's
Development (NEPAD), il Patto sulla sicurezza, la stabilità
e lo sviluppo nella Regione dei Grandi Laghi, il Kimberley
Process, la Publish What You Pay Coalition e l'Extractive
Industries Transparency Iniziative: loro comune obiettivo è
promuovere la trasparenza, l'onesta pratica commerciale e il
buon governo. Quanto alla comunità internazionale nel suo
insieme, è di urgente importanza il coordinamento degli
sforzi per affrontare la questione dei cambiamenti
climatici, la piena e giusta realizzazione degli impegni per
lo sviluppo indicati dal Doha round e ugualmente la
realizzazione della promessa dei Paesi sviluppati molte
volte ripetuta di destinare lo 0,7 % del loro PIL (prodotto
interno lordo) agli aiuti ufficiali per lo sviluppo. Questa
assistenza è ancor più necessaria oggi con la tempesta
finanziaria mondiale in atto; l'auspicio è che essa non sia
una in più delle sue vittime.
Amici, desidero concludere la mia riflessione
confidandovi che la mia visita in Camerun e in Angola va
suscitando in me quella gioia umana profonda che si prova
nel trovarsi tra famiglie. Penso che tale esperienza possa
essere il dono comune che l'Africa offre a quanti provengono
da altri continenti e giungono qui, dove "la famiglia
è il fondamento sul quale è costruito l'edificio
sociale" (Ecclesia in Africa, 80). Eppure, come tutti
sappiamo, anche qui numerose pressioni si abbattono sulle
famiglie: ansia e umiliazione causate dalla povertà,
disoccupazione, malattia, esilio, per menzionarne solo
alcune. Particolarmente sconvolgente è il giogo opprimente
della discriminazione sulle donne e ragazze, senza parlare
della innominabile pratica della violenza e dello
sfruttamento sessuale che causa loro tante umiliazioni e
traumi. Devo anche riferire un'ulteriore area di grave
preoccupazione: le politiche di coloro che, col miraggio di
far avanzare l'"edificio sociale", minacciano le
sue stesse fondamenta. Quanto amara è l'ironia di coloro
che promuovono l'aborto tra le cure della salute
"materna"! Quanto sconcertante la tesi di coloro
secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una
questione di salute riproduttiva (cfr Protocollo di Maputo,
art. 14)!
La Chiesa, Signore e Signori, la troverete sempre - per
volontà del suo divino Fondatore - accanto ai più poveri
di questo continente. Posso assicurarvi che essa, attraverso
iniziative diocesane e innumerevoli opere educative,
sanitarie e sociali dei diversi Ordini religiosi, programmi
di sviluppo delle Caritas e di altre organizzazioni,
continuerà a fare tutto ciò che le è possibile per
sostenere le famiglie - comprese quelle colpite dai tragici
effetti dell'Aids - e per promuovere l'uguale dignità di
donne e uomini sulla base di un'armoniosa complementarità.
Il cammino spirituale del cristiano è quello della
quotidiana conversione; a questo la Chiesa invita tutti i
leaders dell'umanità, affinché essa possa seguire i
sentieri della verità, dell'integrità, del rispetto e
della solidarietà.
Signor Presidente, desidero confermarLe la mia viva
riconoscenza per l'accoglienza che ci ha offerta nella Sua
casa. Ringrazio ciascuno di voi per la gentilezza della
presenza e dell'attento ascolto. Contate sulle mie preghiere
per voi e per le vostre famiglie e per tutti gli abitanti di
questa meravigliosa Africa! Il Dio del cielo vi sia propizio
e tutti benedica!
-
|