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Accademia Ambrosiana 

Biblioteca Ambrosiana, 25 novembre 2010

Attualità e modernità di san Carlo

Indirizzo di saluto Carlo Borromeo e il cattolicesimo dell'età moderna Per me è sempre una gioia, ma insieme un dovere, essere presente all’inaugurazione del Dies Academicus della classe di Studi Borromaici dell’Accademia Ambrosiana, erede diretta dell’Accademia di San Carlo, voluta e promossa dai miei predecessori sulla cattedra episcopale di Milano. È innanzitutto una gioia, perché mi viene data la possibilità ogni anno di visitare questa prestigiosa istituzione, la Biblioteca Ambrosiana, di incontrarne il Collegio dei Dottori, di fare diretta esperienza – certo parziale ma significativa – della vivacità del mondo culturale che attorno all’Ambrosiana si sviluppa, di constatare come l’intuizione del cardinal Federico - dopo quattrocento anni - abbia ancora la sua attualità e la sua importanza: la necessità cioè di una presenza attiva della Chiesa milanese nel mondo della cultura, in Città, in Europa e nel mondo intero. Ma la mia presenza qui, questa sera, è anche un dovere: mai come quest’anno infatti è importante che l’arcivescovo di Milano, nel suo duplice ruolo di Patrono dell’Ambrosiana e di Gran Cancelliere dell’Accademia, sia presente a dare giusto risalto a questo Dies Academicus. Forse non pochi di voi ricorderanno che lo scorso anno, in analoga occasione, ebbi la gioia di annunciare che quest’anno il Dies Academicus sarebbe stato in qualche modo assunto dalla stessa Diocesi di Milano come iniziativa culturale ufficiale in occasione del IV centenario della canonizzazione di san Carlo, avvenuta – come sappiamo – il 1° novembre 1610. Abbiamo già avuto modo di sottolineare la singolare importanza di questa ricorrenza nell’ambito liturgico e religioso. L’anno centenario è stato aperto nel nostro Duomo, lo scorso 1° novembre, con la solenne esposizione dell’urna contenente il corpo del grande Arcivescovo. In questo primo mese sono stati numerosi i fedeli che hanno affollato la Cattedrale, scoprendo o riscoprendo la straordinaria figura di san Carlo. Ricordo in particolare che in 2 una delle navate laterali del Duomo è stato allestito un percorso didattico, con pregevoli illustrazioni e con testi di alta divulgazione, che offrono ai fedeli e ai turisti la possibilità di conoscere la vita e l’opera pastorale del Borromeo. Si tratta certo di un’iniziativa semplice ma intelligente, pastoralmente efficace e culturalmente incisiva, alla quale peraltro anche la stessa Ambrosiana, in sinergia con la Cattedrale e la Curia Arcivescovile, ha portato il suo prezioso contributo. A tutte queste istituzioni va ora il mio doveroso e vivo ringraziamento, ben sapendo che celebrare san Carlo nel IV centenario della sua canonizzazione significa anche farlo conoscere meglio, a vari livelli: a livello accademico, riservato agli specialisti (ed è quanto si farà in Ambrosiana in questi giorni), ma anche a livello popolare. In particolare desidero ricordare il grande dono che papa Benedetto XVI ci ha fatto con la sua lettera apostolica dal titolo Lumen caritatis, nella quale la figura del grande vescovo riformatore viene rivisitata nei suoi aspetti di attualità: esattamente come fece san Pio X cento anni fa in occasione del III centenario. Possiamo allora dire che ancora una volta, grazie alla figura di san Carlo e all’attenzione del Santo Padre, la Chiesa di Milano viene a ritrovarsi al centro dell’intera cattolicità. Penso di non mancare al giusto pudore se accenno ad un aspetto che mi tocca personalmente. Proprio in merito al problema della “attualità” dell’opera del Borromeo, di cui abbiano or ora parlato, ho voluto offrire un mio piccolo contributo nel contesto delle celebrazioni centenarie con un libro, da poco pubblicato e presentato lo scorso 11 novembre a Roma, la città dove avvenne la trasformazione di Carlo Borromeo da “cardinal nepote” a punta avanzata dell’episcopato riformatore di impronta tridentina. Il volume, dal titolo “Dalla tua mano”, porta questo sottotitolo: “San Carlo, un riformatore inattuale”. Lo stimolo mi è venuto dalla rilettura che di san Carlo ci ha magistralmente offerto il grande arcivescovo Giovanni Battista Montini nelle sue quattro omelie dedicate al Santo negli anni 1955-1958. È lui che ha suscitato in me il desiderio di andare a esplorare l’attualità o l’inattualità di san Carlo in riferimento ai problemi della Chiesa e della società odierna, giungendo alla conclusione che proprio ciò che oggi di san Carlo sembrerebbe inattuale, o inattuabile, potrebbe invece rivelarsi attualissimo, anzi di particolare urgenza, se vogliamo salvarci da alcune derive pericolose di 3 carattere morale sia in ambito personale, sia – soprattutto – in ambito pubblico. Ma anche questo lavoro si colloca tra le opere di divulgazione. Ora tocca a voi, con il Convegno di quest’anno, approfondire e portare gli studi su Carlo Borromeo a un livello propriamente accademico, ad opera di veri e propri specialisti. Mi trovo di fronte ad un programma ricco e accattivante. Accattivante infatti è il sottotitolo del Convegno: “Nascita e fortuna di un modello di santità”. Sappiamo che san Carlo venne recepito in qualche modo come il “prototipo” del vescovo in cura animarum, il modello ideale del pastore post-tridentino. Credo che a voi tocchi l’indagine critica sulle varie dinamiche che hanno portato alla formazione di questa figura ideale: il contesto religioso, quello sociale e persino il contesto politico della Milano del primo Seicento, nella quale nacque l’esigenza di avere in Carlo Borromeo un “santo” con l’attivarsi di tutte quelle procedure che di fatto portarono felicemente alla sua canonizzazione. E ancora: la ricaduta di questo modello di santità a livello popolare e la sua traduzione in termini iconografici (con piacere noto che un’ampia sezione del Convegno viene dedicata appunto alla rappresentazione visiva della figura di san Carlo, anche in riferimento alla devozione dei fedeli). Ritengo infine di estremo interesse la sezione dedicata a quella che i Tedeschi chiamano la “wirkungsgeschichte”, la “storia degli effetti”, la “recezione” della figura di san Carlo nei diversi ambiti culturali e nelle diverse epoche. La Spagna, la Francia, l’area asburgico-germanica, sono aree linguistico-culturali forse più frequentate in riferimento alla figura di san Carlo; meno consueto è andare ad esplorare a questo proposito l’Inghilterra, l’Europa Centrale, o addirittura, oltre Oceano, l’immenso Brasile. Attendo allora di poter leggere con grande interesse nel prossimo volume di “Studia Borromaica” i frutti di queste ricerche veramente originali e inedite al grande pubblico. Rivolgo un vivo ringraziamento agli Accademici che hanno organizzato questo importante Convegno, un grazie per l’originalità nel taglio di studio che si è voluto imprimervi, un grazie agli illustri relatori che in questi due giorni si succederanno. L’augurio è che da questo appuntamento accademico possa uscire ulteriormente rafforzata e scientificamente ancor più fondata l’immagine di san Carlo Borromeo, vescovo di Milano, come vero punto di irradiazione a livello mondiale di un modello di santità e di religiosità autenticamente cattolico, cioè “universale”. 4 Vorrei ora rivolgere il mio augurio al nuovo Direttore della Classe di Studi Borromaici don Alberto Rocca, che oltretutto interverrà durante il Convegno con un suo interessante contributo. È uno degli ultimi Dottori a essere stato cooptato nel Collegio: è dunque sua responsabilità e suo onore prendere in eredità questa istituzione culturale dedicata a san Carlo che vanta già una storia trentennale di altissimo profilo. Senz’altro saprà guidare questa istituzione verso mete all’altezza della sua pregevole tradizione. E un caloroso “benvenuto” ai nuovi accademici. Non solo ai nuovi della classe di Studi Borromaici, ma anche e soprattutto agli Accademici Fondatori della Classe di Studi Greci e Latini. Questa sera infatti verrà inaugurata in modo ufficiale l’ultima classe di Studi dell’Accademia Ambrosiana che ancora mancava all’appello: ultima solo cronologicamente, ma certo non dal punto di vista della missione che le viene affidata. Se pensiamo al quanto mai prezioso tesoro che la Biblioteca Ambrosiana conserva nel suo immenso fondo di manoscritti greci e latini, non possiamo che rallegrarci nel vedere oggi che attorno a questo tesoro inizia a coagularsi un vero e proprio cenacolo di studiosi. Questa classe di studi è affidata a uno dei più giovani Dottori del Collegio: don Federico Gallo. A lui va di cuore il mio ringraziamento e nello stesso tempo il mio augurio per il lavoro che saprà sicuramente realizzare in modo proficuo. Anche la nascita di una nuova classe di studi e questi avvicendamenti ci dicono che l’Accademia Ambrosiana è una realtà viva, così come una realtà viva è la stessa Biblioteca Ambrosiana, con l’annessa Pinacoteca, nella quale, in occasione di questo Dies Academicus, è stata allestita una mostra sulla figura di san Carlo. Due date quanto mai significative a distanza di un anno, quella del centenario di apertura della Biblioteca

Dionigi card. Tettamanzi

Arcivescovo di Milano

 

 

Resoconto della prima giornata del seminario Attualità e modernità di san Carlo

«San Carlo venne recepito in qualche modo come il “prototipo” del vescovo in cura animarum, il modello ideale del pastore post-tridentino», ricorda il cardinale Dionigi Tettamanzi. E le sue parole sembrano avere un immediato riscontro proprio nel grande dipinto del Cerano che si staglia davanti a lui, dove perfino sant’Ambrogio è ritratto con il volto del grande Borromeo...

La sala dell’Ambrosiana è gremita: studiosi, docenti, cattedratici, per lo più. Un pubblico di specialisti, certo, perchè quello che si celebra è il Dies Academicus della classe di studi borromaici, che quest’anno assume un significato del tutto particolare, inserendosi nell’anniversario del quarto centenario della canonizzazione del copatrono della diocesi ambrosiana. Così particolare da essere stato concepito come un convegno articolato in ben tre giornate di studi sotto il titolo: «Carlo Borromeo e il cattolicesimo dell’età moderna. Nascita e “fortuna” di un modello di santità».

Ai diversi e qualificati relatori, osserva ancora lo stesso arcivescovo di Milano, che dell’Accademia Ambrosiana è il Gran Cancelliere, tocca infatti «l’indagine critica sulle varie dinamiche che hanno portato alla formazione di questa figura ideale: il contesto religioso, quello sociale e persino il contesto politico della Milano del primo Seicento, nella quale nacque l’esigenza di avere in Carlo Borromeo un “santo” con l’attivarsi di tutte quelle procedure che di fatto portarono felicemente alla sua canonizzazione». E ancora la ricaduta di questo modello di santità nei vari ambiti culturali, la sua ricezione nelle diverse aree geografiche, la sua traduzione in termini iconografici...

Un appuntamento di grande importanza, insomma. Anzi, l’evento culturale dell’anno per la diocesi di Milano. E tuttavia il cardinal Tettamanzi non rinuncia neppure in questa occasione a ripetere come, accanto alla doverosa indagine accademica, sia necessario far conoscere san Carlo «anche a livello popolare», con iniziative semplici ma intelligenti, pastoralmente efficaci e culturalmente incisive, per mostrare come l’insegnamento del Borromeo, lungi dall’essere inattuale, sia invece «attualissimo, anzi di particolare urgenza, se vogliamo salvarci da alcune derive pericolose di carattere morale sia in ambito personale, sia, soprattutto, in ambito pubblico». Come, peraltro, l’arcivescovo di Milano ha sottolineato, sulla scorta del suo illustre predecessore cardinal Montini, anche nel suo recentissimo libro dal titolo volutamente provocatorio: San Carlo, un riformatore inattuale.

Ma questo Dies Academicus 2010 sarà anche ricordato come quello del “completamento” dell’Accademia Ambrosiana che, da statuto, comprende ora sette classi: quella di Italianistica, quella di Patristica ambrosiana, quella Borromaica, quella di Slavistica, quelle del Vicino e dell’Estremo Oriente, e, per l’appunto, l’ultima a essere ufficialmente istituita in questa occasione, quella di studi Greci e Latini. Classe affidata a un giovane accademico, già direttore: don Federico Gallo. Così come la classe di studi borromaici trova d’ora in avanti la sua nuova guida in don Alberto Rocca.

«Questa rinnovata organizzazione dell’Accademia», ha spiegato con la consueta amabilità il prefetto, monsignor Franco Buzzi, «rappresenta innanzitutto l’impegno e la volontà dell’Ambrosiana di dialogare con tutti, attraverso il lavoro e il contributo di oltre cinquecento studiosi di tutto il mondo». Sette classi di studi che, ogni anno, produrranno ciascuna uno specifico annuario, a cui si aggiungeranno particolari saggi monografici. Come quello, fra gli altri, che è stato presentato proprio nel corso di questa serata, la pubblicazione del manoscritto inedito di Biagio Guenzati, dottore dell’Ambrosiana del XVII secolo: una biografia del cardinal Federigo Borromeo che potrebbe identificarsi con la fonte a cui attinse lo stesso Manzoni per i suoi Promessi Sposi.

Infine la prolusione del professor Simon Ditchfield, docente di storia moderna presso l’università inglese di York, ha riportato l’attenzione sulla figura di san Carlo, inserendola, con un approccio originale, nella “costruzione” del cattolicesimo romano come religione universale. Un’autorevole introduzione a quelli che sono i temi delle altre giornate di convegno, dalla “seconda” età borromaica (1610 e dintorni) alle pluralità dei canoni iconografici, fino all’universalità di una santità “moderna”.

Mentre l’Ambrosiana, fedele al suo mandato, apre le porte al pubblico mostrando i suoi tesori più nascosti, come le carte e i documenti vergati dalla mano stessa di san Carlo, posti accanto alle opere d’arte care al Borromeo e fedeli alla sua memoria.



ZI10110404 - 04/11/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-24384?l=italian

Il Papa per i 400 anni dalla canonizzazione di san Carlo Borromeo

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 4 novembre 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il Messaggio che Benedetto XVI ha inviato all’Arcivescovo di Milano, il Cardinale Dionigi Tettamanzi, in occasione della celebrazione del IV centenario della Canonizzazione di san Carlo Borromeo.

* * *

Al venerato Fratello

Cardinale DIONIGI TETTAMANZI

Arcivescovo di Milano

Lumen caritatis. La luce della carità di san Carlo Borromeo ha illuminato tutta la Chiesa e, rinnovando i prodigi dell’amore di Cristo, nostro Sommo ed Eterno Pastore, ha portato nuova vita e nuova giovinezza al gregge di Dio, che attraversava tempi dolorosi e difficili. Per questo mi unisco con tutto il cuore alla gioia dell’Arcidiocesi ambrosiana nel commemorare il quarto centenario della canonizzazione di questo grande Pastore, avvenuta il 1° novembre 1610.

1. L’epoca in cui visse Carlo Borromeo fu assai delicata per la Cristianità. In essa l’Arcivescovo di Milano diede un esempio splendido di che cosa significhi operare per la riforma della Chiesa. Molti erano i disordini da sanzionare, molti gli errori da correggere, molte le strutture da rinnovare; e tuttavia san Carlo si adoperò per una profonda riforma della Chiesa, iniziando dalla propria vita. È nei confronti di se stesso, infatti, che il giovane Borromeo promosse la prima e più radicale opera di rinnovamento. La sua carriera era avviata in modo promettente secondo i canoni di allora: per il figlio cadetto della nobile famiglia Borromeo si prospettava un futuro di agi e di successi, una vita ecclesiastica ricca di onori, ma priva di incombenze ministeriali; a ciò si aggiungeva anche la possibilità di assumere la guida della famiglia dopo la morte improvvisa del fratello Federico.

Eppure, Carlo Borromeo, illuminato dalla Grazia, fu attento alla chiamata con cui il Signore lo attirava a sé e lo voleva consacrare al servizio del suo popolo. Così fu capace di operare un distacco netto ed eroico dagli stili di vita che erano caratteristici della sua dignità mondana, e di dedicare tutto se stesso al servizio di Dio e della Chiesa. In tempi oscurati da numerose prove per la Comunità cristiana, con divisioni e confusioni dottrinali, con l’annebbiamento della purezza della fede e dei costumi e con il cattivo esempio di vari sacri ministri, Carlo Borromeo non si limitò a deplorare o a condannare, né semplicemente ad auspicare l’altrui cambiamento, ma iniziò a riformare la sua propria vita, che, abbandonate le ricchezze e le comodità, divenne ricolma di preghiera, di penitenza e di amorevole dedizione al suo popolo. San Carlo visse in maniera eroica le virtù evangeliche della povertà, dell’umiltà e della castità, in un continuo cammino di purificazione ascetica e di perfezione cristiana.

Egli era consapevole che una seria e credibile riforma doveva cominciare proprio dai Pastori, affinché avesse effetti benefici e duraturi sull’intero Popolo di Dio. In tale azione di riforma seppe attingere alle sorgenti tradizionali e sempre vive della santità della Chiesa cattolica: la centralità dell’Eucaristia, nella quale riconobbe e ripropose la presenza adorabile del Signore Gesù e del suo Sacrificio d’amore per la nostra salvezza; la spiritualità della Croce, come forza rinnovatrice, capace di ispirare l’esercizio quotidiano delle virtù evangeliche; l’assidua frequenza ai Sacramenti, nei quali accogliere con fede l’azione stessa di Cristo che salva e purifica la sua Chiesa; la Parola di Dio, meditata, letta e interpretata nell’alveo della Tradizione; l’amore e la devozione per il Sommo Pontefice, nell’obbedienza pronta e filiale alle sue indicazioni, come garanzia di vera e piena comunione ecclesiale.

Dalla sua vita santa e conformata sempre più a Cristo nasce anche la straordinaria opera di riforma che san Carlo attuò nelle strutture della Chiesa, in totale fedeltà al mandato del Concilio di Trento. Mirabile fu la sua opera di guida del Popolo di Dio, di meticoloso legislatore, di geniale organizzatore. Tutto questo, però, traeva forza e fecondità dall’impegno personale di penitenza e di santità. In ogni tempo, infatti, è questa l’esigenza primaria e più urgente nella Chiesa: che ogni suo membro si converta a Dio. Anche ai nostri giorni non mancano alla Comunità ecclesiale prove e sofferenze, ed essa si mostra bisognosa di purificazione e di riforma. L’esempio di san Carlo ci sproni a partire sempre da un serio impegno di conversione personale e comunitaria, a trasformare i cuori, credendo con ferma certezza nella potenza della preghiera e della penitenza. Incoraggio in modo particolare i sacri ministri, presbiteri e diaconi, a fare della loro vita un coraggioso cammino di santità, a non temere l’ebbrezza di quell’amore fiducioso a Cristo per cui il Vescovo Carlo fu disposto a dimenticare se stesso e a lasciare ogni cosa. Cari fratelli nel ministero, la Chiesa ambrosiana possa trovare sempre in voi una fede limpida e una vita sobria e pura, che rinnovino l’ardore apostolico che fu di sant’Ambrogio, di san Carlo e di tanti vostri santi Pastori!

2. Durante l’episcopato di san Carlo, tutta la sua vasta Diocesi si sentì contagiata da una corrente di santità che si propagò al popolo intero. In che modo questo Vescovo, così esigente e rigoroso, riuscì ad affascinare e conquistare il popolo cristiano? È facile rispondere: san Carlo lo illuminò e lo trascinò con l’ardore della sua carità. "Deus caritas est", e dove c’è l’esperienza viva dell’amore, lì si rivela il volto profondo di Dio che ci attira e ci fa suoi.

Quella di san Carlo Borromeo fu anzitutto la carità del Buon Pastore, che è disposto a donare totalmente la propria vita per il gregge affidato alle sue cure, anteponendo le esigenze e i doveri del ministero ad ogni forma di interesse personale, comodità o tornaconto. Così l’Arcivescovo di Milano, fedele alle indicazioni tridentine, visitò più volte l’immensa Diocesi fin nei luoghi più remoti, si prese cura del suo popolo nutrendolo continuamente con i Sacramenti e con la Parola di Dio, mediante una ricca ed efficace predicazione; non ebbe mai timore di affrontare avversità e pericoli per difendere la fede dei semplici e i diritti dei poveri.

San Carlo fu riconosciuto, poi, come vero padre amorevole dei poveri. La carità lo spinse a spogliare la sua stessa casa e a donare i suoi stessi beni per provvedere agli indigenti, per sostenere gli affamati, per vestire e dare sollievo ai malati. Fondò istituzioni finalizzate all’assistenza e al recupero delle persone bisognose; ma la sua carità verso i poveri e i sofferenti rifulse in modo straordinario durante la peste del 1576, quando il santo Arcivescovo volle rimanere in mezzo al suo popolo, per incoraggiarlo, per servirlo e per difenderlo con le armi della preghiera, della penitenza e dell’amore.

La carità, inoltre, spinse il Borromeo a farsi autentico e intraprendente educatore. Lo fu per il suo popolo con le scuole della dottrina cristiana. Lo fu per il clero con l’istituzione dei seminari. Lo fu per i bambini e i giovani con particolari iniziative loro rivolte e con l’incoraggiamento a fondare congregazioni religiose e confraternite laicali dedite alla formazione dell’infanzia e della gioventù.

Sempre la carità fu la motivazione profonda delle asprezze con cui san Carlo viveva il digiuno, la penitenza e la mortificazione. Per il santo Vescovo non si trattava solo di pratiche ascetiche rivolte alla propria perfezione spirituale, ma di un vero strumento di ministero per espiare le colpe, invocare la conversione dei peccatori e intercedere per i bisogni dei suoi figli.

In tutta la sua esistenza possiamo dunque contemplare la luce della carità evangelica, la carità longanime, paziente e forte che "tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1Cor 13,7). Rendo grazie a Dio perché la Chiesa di Milano è sempre stata ricca di vocazioni particolarmente consacrate alla carità; lodo il Signore per gli splendidi frutti di amore ai poveri, di servizio ai sofferenti e di attenzione ai giovani di cui può andare fiera. L’esempio e la preghiera di san Carlo vi ottengano di essere fedeli a questa eredità, così che ogni battezzato sappia vivere nella società odierna quella profezia affascinante che è, in ogni epoca, la carità di Cristo vivente in noi.

3. Non si potrebbe comprendere, però, la carità di san Carlo Borromeo se non si conoscesse il suo rapporto di amore appassionato con il Signore Gesù. Questo amore egli lo ha contemplato nei santi misteri dell’Eucaristia e della Croce, venerati in strettissima unione con il mistero della Chiesa. L’Eucaristia e il Crocifisso hanno immerso san Carlo nella carità di Cristo, e questa ha trasfigurato e acceso di ardore tutta la sua vita, ha riempito le notti passate in preghiera, ha animato ogni sua azione, ha ispirato le solenni liturgie celebrate con il popolo, ha commosso il suo animo fino a indurlo sovente alle lacrime.

Lo sguardo contemplativo al santo Mistero dell’Altare e al Crocifisso risvegliava in lui sentimenti di compassione per le miserie degli uomini e accendeva nel suo cuore l’ansia apostolica di portare a tutti l’annuncio evangelico. D’altra parte, ben sappiamo che non c’è missione nella Chiesa che non sgorghi dal "rimanere" nell’amore del Signore Gesù, reso presente a noi nel Sacrificio eucaristico. Mettiamoci alla scuola di questo grande Mistero! Facciamo dell’Eucaristia il vero centro delle nostre comunità e lasciamoci educare e plasmare da questo abisso di carità! Ogni opera apostolica e caritativa prenderà vigore e fecondità da questa sorgente!

4. La splendida figura di san Carlo mi suggerisce un’ultima riflessione rivolta, in particolare, ai giovani. La storia di questo grande Vescovo, infatti, è tutta decisa da alcuni coraggiosi "" pronunciati quando era ancora molto giovane. A soli 24 anni egli prese la decisione di rinunciare a guidare la famiglia per rispondere con generosità alla chiamata del Signore; l’anno successivo accolse come una vera missione divina l’ordinazione sacerdotale e quella episcopale. A 27 anni prese possesso della Diocesi ambrosiana e dedicò tutto se stesso al ministero pastorale. Negli anni della sua giovinezza, san Carlo comprese che la santità era possibile e che la conversione della sua vita poteva vincere ogni abitudine avversa. Così egli fece della sua giovinezza un dono d’amore a Cristo e alla Chiesa, diventando un gigante della santità di tutti i tempi.

Cari giovani, lasciate che vi rinnovi questo appello che mi sta molto a cuore: Dio vi vuole santi, perché vi conosce nel profondo e vi ama di un amore che supera ogni umana comprensione. Dio sa che cosa c’è nel vostro cuore e attende di vedere fiorire e fruttificare quel meraviglioso dono che ha posto in voi. Come san Carlo, anche voi potete fare della vostra giovinezza un’offerta a Cristo e ai fratelli. Come lui, potete decidere, in questa stagione della vostra vita, di "scommettere" su Dio e sul Vangelo. Voi, cari giovani, non siete solo la speranza della Chiesa; voi fate già parte del suo presente! E se avrete l’audacia di credere alla santità, sarete il tesoro più grande della vostra Chiesa ambrosiana, che si è edificata sui Santi.

Con gioia Le affido, venerato Fratello, queste riflessioni, e, mentre invoco la celeste intercessione di san Carlo Borromeo e la costante protezione di Maria Santissima, di cuore imparto a Lei e all’intera Arcidiocesi una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 1° novembre 2010, IV Centenario della Canonizzazione di san Carlo Borromeo.

BENEDICTUS PP. XVI