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MESSAGGIO
DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2007
LA
PERSONA UMANA, CUORE DELLA PACE
1. All'inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Responsabili delle
Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il mio augurio di
pace. Lo rivolgo, in particolare, a quanti sono nel dolore e nella sofferenza, a chi vive
minacciato dalla violenza e dalla forza delle armi o, calpestato nella sua dignità,
attende il proprio riscatto umano e sociale. Lo rivolgo ai bambini, che con la loro
innocenza arricchiscono l'umanità di bontà e di speranza e, con il loro dolore, ci
stimolano a farci tutti operatori di giustizia e di pace. Proprio pensando ai bambini,
specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria
di adulti senza scrupoli, ho voluto che in occasione della Giornata Mondiale della Pace la
comune attenzione si concentrasse sul tema: Persona umana, cuore della pace. Sono
infatti convinto che rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la pace si
pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale. È così che si prepara un
futuro sereno per le nuove generazioni.
La persona umana e la pace: dono e compito
2. Afferma la Sacra Scrittura: « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo
creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). Perché creato ad immagine di Dio,
l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma
qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in
comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un'alleanza
con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può
dare al posto suo(1). In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato
all'essere umano di maturare se stesso nella capacità d'amore e di far progredire il
mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un'efficace sintesi sant'Agostino
insegna: « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi »(2).
È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani coltivare la consapevolezza del duplice
aspetto di dono e di compito.
3. Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli
individui ed i popoli — la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tessendo
rapporti di giustizia e di solidarietà — rappresenta un impegno che non conosce sosta,
è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio. La pace è, infatti,
una caratteristica dell'agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo
ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell'umanità bisognosa di essere
recuperata dal disordine del peccato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di
lettura che introduce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Il
mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, rivolgendosi all'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, ebbe a dire che noi « non viviamo in un mondo
irrazionale o privo di senso [...] vi è una logica morale che illumina l'esistenza umana
e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli »(3). La trascendente “grammatica”,
vale a dire l'insieme di regole dell'agire individuale e del reciproco rapportarsi delle
persone secondo giustizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si
rispecchia il progetto sapiente di Dio. Come recentemente ho voluto riaffermare, « noi
crediamo che all'origine c'è il Verbo eterno, la Ragione e non l'Irrazionalità »(4). La
pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale coerente
col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il
rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell'uomo dal divino suo Creatore.
In tale prospettiva, le norme del diritto naturale non vanno considerate come direttive
che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell'uomo. Al contrario, esse
vanno accolte come una chiamata a realizzare fedelmente l'universale progetto divino
iscritto nella natura dell'essere umano. Guidati da tali norme, i popoli — all'interno
delle rispettive culture — possono così avvicinarsi al mistero più grande, che è il
mistero di Dio. Il riconoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto
costituiscono anche oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse
religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di
incontro e, quindi, un fondamentale presupposto per un'autentica pace.
Il diritto alla vita e alla libertà religiosa
4. Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si
rispecchia l'immagine del Creatore, comporta come conseguenza che della persona non si
possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico,
economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati. È
infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace. Consapevole di ciò, la
Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona. In particolare, essa
rivendica il rispetto della vita e della libertà religiosa di ciascuno. Il
rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva
importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità.
Ugualmente, l'affermazione del diritto alla libertà religiosa pone l'essere umano in
rapporto con un Principio trascendente che lo sottrae all'arbitrio dell'uomo. Il
diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere
dell'uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è
disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in
quel patrimonio di valori che è proprio dell'uomo in quanto tale.
5. Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che
di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del
terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla
fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia. Come non vedere
in tutto questo un attentato alla pace?
L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione
dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare
durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria
fede un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato
dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano
spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose.
Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto
sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di
recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che
impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una
persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze
religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi
ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e
una cultura negative per la pace.
L'uguaglianza di natura di tutte le persone
6. All'origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante
ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse
particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell'accesso a beni
essenziali, come il cibo, l'acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti
disuguaglianze tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali.
Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pace il
riconoscimento dell'essenziale uguaglianza tra le persone umane, che scaturisce
dalla loro comune trascendente dignità. L'uguaglianza a questo livello è quindi un bene
di tutti inscritto in quella “grammatica” naturale, desumibile dal progetto divino
della creazione; un bene che non può essere disatteso o vilipeso senza provocare pesanti
ripercussioni da cui è messa a rischio la pace. Le gravissime carenze di cui soffrono
molte popolazioni, specialmente del Continente africano, sono all'origine di violente
rivendicazioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace.
7. Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce
fattori di instabilità nell'assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate
come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche
— in contesto diverso — alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che
riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo,
con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l'esercizio delle stesse
libertà fondamentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non
siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale,
inscritta dal Creatore in ogni essere umano(5).
L'« ecologia della pace »
8. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Centesimus annus: « Non solo
la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l'intenzione
originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l'uomo è stato donato a se
stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato
dotato »(6). È rispondendo a questa consegna, a lui affidata dal Creatore, che l'uomo,
insieme ai suoi simili, può dar vita a un mondo di pace. Accanto all'ecologia della
natura c'è dunque un'ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta
richiede un”‘ecologia sociale”. E ciò comporta che l'umanità, se ha a cuore la
pace, debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l'ecologia naturale,
ossia il rispetto della natura, e l'ecologia umana. L'esperienza dimostra che ogni
atteggiamento irrispettoso verso l'ambiente reca danni alla convivenza umana, e
viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibile tra la pace con il creato
e la pace tra gli uomini. L'una e l'altra presuppongono la pace con Dio. La
poesia-preghiera di San Francesco, nota anche come « Cantico di Frate Sole »,
costituisce un mirabile esempio — sempre attuale — di questa multiforme ecologia della
pace.
9. Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l'una ecologia e l'altra il
problema ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici. In questi anni nuove
Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni
energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti
con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora
condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a
motivo del rialzo dei prezzi dell'energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale
genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti
energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa alle fonti di energia? E
come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il
rispetto della natura sia strettamente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e
tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi
autentici bisogni. La distruzione dell'ambiente, un suo uso improprio o egoistico e
l'accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e
guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo
infatti che si limitasse all'aspetto tecnico-economico, trascurando la dimensione
morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano integrale e finirebbe, in quanto
unilaterale, per incentivare le capacità distruttive dell'uomo.
Visioni riduttive dell'uomo
10. Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni internazionali,
impegnarsi per dar vita ad un'ecologia umana che favorisca la crescita dell'« albero
della pace». Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una
visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi
politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza. È comprensibile che le
visioni dell'uomo varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è
che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe
della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di
Dio che stimolino all'insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza
nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di
Dio non è mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è all'origine di fatti
criminosi, è segno che tale concezione si è già trasformata in ideologia.
11. Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni
riduttive dell'uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall'indifferenza per ciò che
costituisce la vera natura dell'uomo. Molti contemporanei negano, infatti, l'esistenza
di una specifica natura umana e rendono così possibili le più stravaganti
interpretazioni dei costitutivi essenziali dell'essere umano. Anche qui è necessaria la
chiarezza: una visione « debole » della persona, che lasci spazio ad ogni anche
eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il
dialogo autentico ed apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie, finendo
così per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda
dell'oppressione e della violenza.
Diritti umani e Organizzazioni internazionali
12. Una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell'uomo. Se però questi
diritti si fondano su una concezione debole della persona, come non ne risulteranno
anch'essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda insufficienza di una concezione
relativistica della persona, quando si tratta di giustificarne e difenderne i diritti.
L'aporia in tal caso è palese: i diritti vengono proposti come assoluti, ma il fondamento
che per essi si adduce è solo relativo. C'è da meravigliarsi se, di fronte alle esigenze
“scomode” poste dall'uno o dall'altro diritto, possa insorgere qualcuno a contestarlo
o a deciderne l'accantonamento? Solo se radicati in oggettive istanze della natura donata
all'uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere affermati senza timore di
smentita. Va da sé, peraltro, che i diritti dell'uomo implicano a suo carico dei doveri.
Bene sentenziava, al riguardo, il mahatma Gandhi: « Il Gange dei diritti discende
dall'Himalaia dei doveri ». È solo facendo chiarezza su questi presupposti di fondo che
i diritti umani, oggi sottoposti a continui attacchi, possono essere adeguatamente difesi.
Senza tale chiarezza, si finisce per utilizzare la stessa espressione, ‘diritti umani’
appunto, sottintendendo soggetti assai diversi fra loro: per alcuni, la persona umana
contraddistinta da dignità permanente e da diritti validi sempre, dovunque e per
chiunque; per altri, una persona dalla dignità cangiante e dai diritti sempre
negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio.
13. Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi internazionali
e, in particolare, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione
Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fondamentale, la promozione dei
diritti dell'uomo. A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale
assunto dall'umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i
diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non
semplicemente nella decisione dell'assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa
dell'uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante,
pertanto, che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei
diritti dell'uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare
verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi
internazionali risulterebbero carenti dell'autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo
di difensori dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, principale
giustificazione del loro stesso esistere ed operare.
Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati
14. A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la
comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto internazionale umanitario,
alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra. Ciò purtroppo non
ha trovato coerente attuazione, a prescindere dal passato, in alcune situazioni di guerra
verificatesi di recente. Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto
per teatro il Libano del Sud, dove l'obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti
e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso. La dolorosa
vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprattutto da quando la
minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di violenza, richiedono
che la comunità internazionale ribadisca il diritto internazionale umanitario e lo
applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste
dal diritto internazionale in vigore. Inoltre, la piaga del terrorismo postula
un'approfondita riflessione sui limiti etici che sono inerenti all'utilizzo degli
strumenti odierni di tutela della sicurezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i
conflitti non vengono dichiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici
decisi a raggiungere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari
di questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi delle
regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica deriva a cui stiamo
assistendo. La guerra rappresenta sempre un insuccesso per la comunità internazionale ed
una grave perdita di umanità. Quando, nonostante tutto, ad essa si arriva, occorre almeno
salvaguardare i principi essenziali di umanità e i valori fondanti di ogni civile
convivenza, stabilendo norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e
tendano ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti (7).
15. Altro elemento che suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata di recente
da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulteriormente
accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica.
Ciò riporta gli animi indietro nel tempo, alle ansie logoranti del periodo della
cosiddetta « guerra fredda ». Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse
definitivamente scongiurato e che l'umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro
di sollievo. Quanto appare attuale, a questo proposito, il monito del Concilio Ecumenico
Vaticano II: « Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di
intere città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro
l'uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione » (8). Purtroppo ombre
minacciose continuano ad addensarsi all'orizzonte dell'umanità. La via per assicurare un
futuro di pace per tutti è rappresentata non solo da accordi internazionali per la non
proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall'impegno di perseguire con
determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di
intentato per arrivare, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco
il destino dell'intera famiglia umana!
La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana
16. Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché ogni
cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e strenuo difensore
della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al Signore per
averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa che, nel mondo, è « segno e tutela della
trascendenza della persona umana » (9), il cristiano non si stancherà di implorare da
Lui il fondamentale bene della pace che tanta rilevanza ha nella vita di ciascuno. Egli
inoltre sentirà la fierezza di servire con generosa dedizione la causa della pace,
andando incontro ai fratelli, specialmente a coloro che, oltre a patire povertà e
privazioni, sono anche privi di tale prezioso bene. Gesù ci ha rivelato che «Dio è
amore» (1 Gv 4,8) e che la vocazione più grande di ogni persona è l'amore. In
Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità
umana e coraggiosi costruttori di pace.
17. Non venga quindi mai meno il contributo di ogni credente alla promozione di un vero
umanesimo integrale, secondo gli insegnamenti delle Lettere encicliche Populorum
progressio e Sollicitudo rei socialis, delle quali ci apprestiamo a celebrare
proprio quest'anno il 40o e il 20o anniversario. Alla Regina della Pace, Madre di Gesù
Cristo « nostra pace » (Ef 2,14), affido la mia insistente preghiera per l'intera
umanità all'inizio dell'anno 2007, a cui guardiamo — pur tra pericoli e problemi —
con cuore colmo di speranza. Sia Maria a mostrarci nel Figlio suo la Via della pace, ed
illumini i nostri occhi, perché sappiano riconoscere il suo Volto nel volto di ogni
persona umana, cuore della pace!
Dal Vaticano, 8 Dicembre 2006.
BENEDICTUS PP. XVI
(1) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 357.
(2) Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923.
(3) N. 3.
(4) Omelia all'Islinger Feld di Regensburg (12 settembre 2006).
(5) Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa
Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31
maggio 2004), nn. 15-16.
(6) N. 38.
(7) A tale riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dettato criteri molto
severi e precisi: cfr nn. 2307-2317.
(8) Cost. past. Gaudium et spes,
80.
(9) Conc. Ecum. Vat. II, ibid. n. 76.
Da asianews
Papa: rispettare i
diritti dell'uomo condizione per una vera pace
di Franco
Pisano
Nel
Messaggio per la giornata del 2007, Benedetto XVI riafferma il rispetto per la vita e per
la libertà religiosa. Per favorire la crescita dell'’albero della pace’ è necessario
lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e
culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all’odio e alla violenza.
Città del Vaticano
(AsiaNews) - E’ il rispetto dell’uomo e dei suoi diritti la vera via per la pace, “caratteristica
dell’agire divino”, dono di Dio e compito che impegna individui, Stati e comunità
internazionale nel suo insieme.
E’ il concetto attorno
al quale si sviluppa il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace
2007, che sarà celebrata il prossimo primo gennaio, pubblicato oggi. Nel documento,
però, Benedetto XVI non si limita ad indicare fattori ed elementi che impediscono o
si oppongono all’affermazione della pace, dal mancato rispetto per la vita alle
violazioni della intangibile libertà di religione, dallo sfruttamento selvaggio della
natura al terrorismo, dal permanere delle diseguaglianze tra uomo e donna e nell’accesso
ai beni essenziali, alla nuova escalation nucleare, ma indica quegli atteggiamenti
culturali che ad essa si oppongono.
Urge, scrive il Papa, “impegnarsi
per dar vita ad un'ecologia umana che favorisca la crescita dell'’albero della pace’.
Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una visione della
persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed
economici, che incitino all’odio e alla violenza. E’ comprensibile che le visioni dell’uomo
varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano
coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della
contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che
stimolino all'insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro
confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di Dio non è
mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è all'origine di fatti criminosi, è
segno che tale concezione si è già trasformata in ideologia (n.10)”.
“Rispettando la persona
si promuove la pace”, scrive il Papa, che sottolinea “il dovere del rispetto per la
dignità di ogni essere umano” (n.4). Ciò ha come prima consguenza il fatto che “della
persona non si possa disporre a piacimento” (n.4). Il messaggio indica anche fattori che
gravemente si oppongono alla pace, come la negazione del diritto alla vita o della
libertà religiosa. “Per quanto concerne il diritto alla vita – scrive il Papa - è
doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle
vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le
morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e
dall'eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace? (n.5)”.
Quanto alla mancanza di
libertà di religione, essa è un “preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo”.
“Parlando in particolare dei cristiani – prosegue Benedetto XVI - debbo
rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono
addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di
efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi
indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio
culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un
diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica”. (n.5).
Ma all’origine di non
poche tensioni che minacciano la pace ci sono anche “sicuramente le tante ingiuste
disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose
sono, da una parte, le disuguaglianze nell'accesso a beni essenziali, come il cibo,
l'acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna
nell'esercizio dei diritti umani fondamentali. (n.6)”.
“Anche la non
sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce fattori di instabilità
nell'assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante
forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche — in contesto diverso
— alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna
una collocazione ancora fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo, con conseguenze
lesive per la sua dignità di persona e per l'esercizio delle stesse libertà fondamentali
(n.7)”.
Una pace vera e stabile
presuppone dunque il rispetto dei diritti dell'uomo ed anche un atteggiamento rispettoso
verso l’ambiante, in quanto “l'esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso
verso l'ambiente reca danni alla convivenza umana, e viceversa. Sempre più chiaramente
emerge un nesso inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L'una e
l'altra presuppongono la pace con Dio (n.8)”. Se dunque il rispetto dei diritti umani è
indispensabile, la questione torna alla concezione della persona, perché se “questi
diritti si fondano su una concezione debole della persona, come non ne risulteranno
anch'essi indeboliti? Si rende qui evidente – si legge ancora nel documento - la
profonda insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta di
giustificarne e difenderne i diritti” (n.12).
“Solo se radicati in
oggettive istanze della natura donata all'uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti
possono essere affermati senza timore di smentita” (n.12). La tutela dei diritti
umani rappresenta, infine, un “costante riferimento” dell’azione degli organismi
internazionali ed in particolare dell’Onu e della Dichiarazione universale in tale
ambito elaborata nel 1948. “Impegno morale assunto dal’umanità intera”, essa
dovrebbe garantire anche il rispetto di quel diritto internazionale umanitario “in gran
parte disatteso”, ad esempio, nel recente conflitto nel Libano del Sud.
E se il terrorismo da un
lato e “la volontà manifestata da alcuni Stati di dotarsi di armi nucleari” dall’altro
continuano ad addensare “ombre minacciose” all’orizzonte, “non venga mai meno il
contributo di ogni credente alla promozione di un vero umanesimo integrale” (n.17),
strumento per “farci fermipaladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace”.
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