«Sognamo la felicità ad occhi aperti»
Giunti a Loreto verso sera la spianata di Montorso si presenta
subito con un colpo d'occhio eccezionale si
potrebbe dire come uno stadio da tutto esaurito. Tuttavia diverso dai soliti.
Le giornate di Loreto sono state segnate da tre momenti, il dialogo
tra il papa e i giovani, la veglia con la musica e le testimonianze di alcuni giovani e le
Fontane di Luce, lo spazio dedicato
alla preghiera e all’ascolto nella notte ed infine la Messa della domenica mattina.
La gioia, l’entusiasmo e l’attesa per le parole del Papa
traspaiono sui volti dei giovani ed il Papa lo ha capito: “il Papa vi é vicino,
condivide le vostre gioie e le vostre pene, soprattutto condivide le speranze più intime
che sono nel vostro animo e per ciascuno chiede al Signore il dono di una vita piena e
felice, una vita ricca di senso, una vita vera.”
Nel dialogo coi giovani significative sono state le risposte del Papa
ai giovani che chiedevano come affrontare il silenzio di Dio. Prima di tutto, ha chiarito,
“la bellezza della Creazione è una delle fonti dove realmente possiamo toccare la
bellezza di Dio, possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è vero quanto la
Sacra Scrittura dice nel racconto della Creazione”.
Poi l’ascolto della Parola di Dio. In terzo luogo, ha detto, si può
scoprire Dio con “il dialogo personale con Cristo”. “Lui non sempre risponde, ma ci
sono momenti in cui realmente risponde”. Le parole di Benedetto XVI certo non hanno
puntato ad essere accomodanti verso i giovani, anzi sono state esigenti.
“Ciascuno
di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non
dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete
lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate
realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è
impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui“. Ci ha esortato ad avere coraggio, lo stesso coraggio che ha avuto
Maria una giovane donna che ha detto si a Dio. Poi il Papa ha parlato di come spesso i
giovani vedono Dio e la Chiesa, come “un limite alla libertà, un Dio di comandamenti,
di divieti e, che ci impone delle proibizioni.” Ha indicato “la Chiesa viva, come la
comunità di compagnia nella quale nonostante tutti i problemi della vita, nasce la gioia
di vivere.”
Ci hanno colpito
molto le testimonianze della veglia: storie
vere, di fatiche, di conversioni, di gioia ritrovata come ci hanno raccontato la ragazza
violentata, il figlio del boss mafioso e la giovane che ha tentato il suicidio. In tutte c’era
una fatica superata grazie alla compagnia di testimoni del Vangelo che hanno permesso di
riscoprire l’incontro con Dio e da questo l’incontro con gli altri. Solo la fede da un
senso alle prove e una risposta sul significato e lo scopo della vita. Le testimonianze di
questi giovani hanno mostrato come la riscoperta della fede ha portato un cambiamento che
ha reso la loro vita migliore, perché hanno saputo incontrare nelle fatiche un Dio che
ama e che non lascia soli e che apre a una vita nuova.
L'Agorà ha mostrato la realtà dimenticata del mondo giovanile, quella, come ha
detto padre Bossi, di chi opera nel nascondimento, ma che esiste e costruisce la società
migliore il mondo nuovo a cui il Papa ci ha invitato a partecipare perchè ognuno possa dire:"Io sono importante
nella totalità della Storia. Il Signore ci aiuterà". Il coraggio che ci è chiesto
è però il coraggio dell’umiltà sull’esempio di Maria. Nascosti ma come ha
detto Padre Bossi a volte, come lui, chiamati a dare testimonianza. Il Papa ha colto nel segno puntando sui sogni e i
grandi desideri che abitano il cuore dei giovani. L'umiltà di Maria, il coraggio e la
speranza sono gli elementi per andare controcorrente, perché nulla è impossibile a Dio.
“Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e
suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e
alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere,
a scapito dell’essere”.
Il Papa ci ha anche incoraggiato a non avere “paura di apparire
diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda”. Questo
messaggio così forte, la risposta di tanti giovani, hanno mostrato il legame profondo tra
Benedetto XVI e i giovani. Un percorso esigente che chiede di puntare in alto non
allontana ma anzi attrae i giovani che cercano risposte vere e non ammiccamenti o proposte
che presto si scoprono illusorie. Anche noi nelle nostre comunità parrocchiali siamo
chiamati a seguire questa via.
Luca e Paolo Tanduo
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