«La Chiesa vi guarda con immenso amore»
Cari fratelli e sorelle,
cari giovani amici!
Dopo la veglia di questa notte, il nostro incontro lauretano si conclude ora attorno
all’altare con la solenne Celebrazione eucaristica. Ancora una volta a voi tutti il mio
più cordiale saluto. Saluto in special modo i Vescovi e ringrazio l’Arcivescovo Angelo
Bagnasco che si è fatto interprete dei vostri comuni sentimenti. Saluto l’Arcivescovo
di Loreto che ci ha accolti con affetto e premura. Saluto i sacerdoti, i religiosi, le
religiose e quanti hanno preparato con cura quest’importante manifestazione di fede. Un
saluto deferente alle Autorità civili e militari presenti, con un ricordo particolare per
il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, l’on. Francesco Rutelli.
Questo è davvero un giorno di grazia! Le Letture che poco fa abbiamo ascoltato ci
aiutano a comprendere quale meravigliosa opera abbia compiuto il Signore facendoci
incontrare, qui a Loreto, così numerosi e in un clima gioioso di preghiera e di festa.
Nel nostro ritrovarci presso il Santuario della Vergine si avverano, in un certo senso, le
parole della Lettera agli Ebrei: "Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città
del Dio vivente". Celebrando l’Eucaristia all’ombra della Santa Casa, anche noi
ci avviciniamo "all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei
cieli". Possiamo così sperimentare la gioia di trovarci di fronte "al Dio
giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione". Con Maria, Madre
del Redentore e Madre nostra, andiamo soprattutto incontro "al Mediatore della Nuova
Alleanza", il Signore nostro Gesù Cristo (cfr Eb 12,22-24). Il Padre celeste,
che molte volte e in molti modi ha parlato agli uomini (cfr Eb 1,1) offrendo la sua
Alleanza e incontrando spesso resistenze e rifiuti, nella pienezza dei tempi ha voluto
stringere con gli uomini un patto nuovo, definitivo e irrevocabile, sigillandolo con il
sangue del suo Figlio Unigenito, morto e risorto per la salvezza dell’intera umanità.
Gesù Cristo, Dio fatto uomo, in Maria ha assunto la nostra stessa carne, ha preso parte
alla nostra vita e ha voluto condividere la nostra storia. Per realizzare la sua Alleanza,
Dio ha cercato un cuore giovane e lo ha trovato in Maria, "giovane donna".
Ancora oggi Dio cerca cuori giovani, cerca giovani dal cuore grande, capaci di fare
spazio a Lui nella loro vita per essere protagonisti della Nuova Alleanza. Per accogliere
una proposta affascinante come quella che ci fa Gesù, per stringere Alleanza con Lui,
occorre essere giovani interiormente, capaci di lasciarsi interpellare dalla sua novità,
per intraprendere con Lui strade nuove. Gesù ha una predilezione per i giovani, come ben
evidenzia il dialogo con il giovane ricco (cfr Mt 19,16-22; Mc 10,17-22); ne
rispetta la libertà, ma non si stanca mai di proporre loro mete più alte per la vita: la
novità del Vangelo e la bellezza di una condotta santa. Seguendo l’esempio del suo
Signore la Chiesa continua ad avere la stessa attenzione. Ecco perché, cari giovani, vi
guarda con immenso affetto, vi è vicina nei momenti della gioia e della festa, della
prova e dello smarrimento; vi sostiene con i doni della grazia sacramentale e vi
accompagna nel discernimento della vostra vocazione. Cari giovani, lasciatevi coinvolgere
nella vita nuova che sgorga dall’incontro con Cristo e sarete in grado di essere
apostoli della sua pace nelle vostre famiglie, tra i vostri amici, all’interno delle
vostre comunità ecclesiali e nei vari ambienti nei quali vivete ed operate.
Ma che cosa rende davvero "giovani" in senso evangelico? Questo nostro
incontro, che si svolge all’ombra di un Santuario mariano, ci invita a guardare alla
Madonna. Ci chiediamo dunque: Come ha vissuto Maria la sua giovinezza? Perché in lei è
diventato possibile l’impossibile? Ce lo svela lei stessa nel cantico del Magnificat:
Dio "ha guardato l’umiltà della sua serva" (Lc 1,48a). L’umiltà di
Maria è ciò che Dio apprezza più di ogni altra cosa in lei. E proprio dell’umiltà ci
parlano le altre due Letture della liturgia odierna. Non è forse una felice coincidenza
che questo messaggio ci venga rivolto proprio qui a Loreto? Qui, il nostro pensiero va
naturalmente alla Santa Casa di Nazaret che è il santuario dell’umiltà: l’umiltà di
Dio che si è fatto carne, si è fatto piccolo, e l’umiltà di Maria che l’ha accolto
nel suo grembo; l’umiltà del Creatore e l’umiltà della creatura. Da questo incontro
di umiltà è nato Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. "Quanto più sei
grande, tanto più umìliati, così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli
umili egli è glorificato", ci dice il brano del Siracide (3,18); e Gesù nel
Vangelo, dopo la parabola degli invitati a nozze, conclude: "Chiunque si esalta sarà
umiliato e chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14,11). Questa prospettiva
indicata dalle Scritture appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e la
sensibilità dell’uomo contemporaneo. L’umile è percepito come un rinunciatario, uno
sconfitto, uno che non ha nulla da dire al mondo. Invece questa è la via maestra, e non
solo perché l’umiltà è una grande virtù umana, ma perché, in primo luogo,
rappresenta il modo di agire di Dio stesso. È la via scelta da Cristo, il Mediatore della
Nuova Alleanza, il quale, "apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi
obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,8).
Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa parola di Dio sull’umiltà un messaggio
importante e quanto mai attuale per voi, che volete seguire Cristo e far parte della sua
Chiesa. Il messaggio è questo: non seguite la via dell’orgoglio, bensì quella dell’umiltà.
Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte
parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla
prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere.
Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete
destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da
questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie
"alternative" indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale;
relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse
profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati
per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti,
e specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo,
hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di
umanità manifestata da Gesù Cristo.
Quella dell’umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio.
Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo
e della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio
dell’umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore perché solo così potremo
diventare strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose.
Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e nei Santi! Penso ad esempio a Francesco d’Assisi
e Caterina da Siena, Patroni d’Italia. Penso anche a giovani splendidi come santa Gemma
Galgani, san Gabriele dell’Addolorata, san Luigi Gonzaga, san Domenico Savio, santa
Maria Goretti, nata non lontano da qui, i beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli. E
penso ancora ai molti ragazzi e ragazze che appartengono alla schiera dei santi
"anonimi", ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è
unica, con il suo nome e il suo volto. Tutti, e voi lo sapete, siamo chiamati ad essere
santi!
Come vedete, cari giovani, l’umiltà che il Signore ci ha insegnato e che i santi
hanno testimoniato, ciascuno secondo l’originalità della propria vocazione, è tutt’altro
che un modo di vivere rinunciatario. Guardiamo soprattutto a Maria: alla sua scuola, anche
noi come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio all’umanità da cui
scaturiscono tutti i sì della nostra vita. È vero, tante e grandi sono le sfide
che dovete affrontare. La prima però rimane sempre quella di seguire Cristo fino in
fondo, senza riserve e compromessi. E seguire Cristo significa sentirsi parte viva del suo
corpo, che è la Chiesa. Non ci si può dire discepoli di Gesù se non si ama e non si
segue la sua Chiesa. La Chiesa è la nostra famiglia, nella quale l’amore verso il
Signore e verso i fratelli, soprattutto nella partecipazione all’Eucaristia, ci fa
sperimentare la gioia di poter pregustare già ora la vita futura che sarà totalmente
illuminata dall’Amore. Il nostro quotidiano impegno sia di vivere quaggiù come se
fossimo già lassù. Sentirsi Chiesa è pertanto una vocazione alla santità per tutti; è
impegno quotidiano a costruire la comunione e l’unità vincendo ogni resistenza e
superando ogni incomprensione. Nella Chiesa impariamo ad amare educandoci all’accoglienza
gratuita del prossimo, all’attenzione premurosa verso chi è in difficoltà, i poveri e
gli ultimi. La motivazione fondamentale che unisce i credenti in Cristo, non è il
successo ma il bene, un bene che è tanto più autentico quanto più è condiviso, e che
non consiste prima di tutto nell’avere o nel potere ma nell’essere. Così si edifica
la città di Dio con gli uomini, una città che contemporaneamente cresce dalla terra e
scende dal Cielo, perché si sviluppa nell’incontro e nella collaborazione tra gli
uomini e Dio (cfr Ap 21,2-3).
Seguire Cristo, cari giovani, comporta inoltre lo sforzo costante di dare il proprio
contributo alla edificazione di una società più giusta e solidale, dove tutti possano
godere dei beni della terra. So che molti di voi si dedicano con generosità a
testimoniare la propria fede nei vari ambiti sociali, operando nel volontariato, lavorando
alla promozione del bene comune, della pace e della giustizia in ogni comunità. Uno dei
campi, nei quali appare urgente operare, è senz’altro quello della salvaguardia del
creato. Alle nuove generazioni è affidato il futuro del pianeta, in cui sono evidenti i
segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura.
Prima che sia troppo tardi, occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una
forte alleanza tra l’uomo e la terra. Serve un sì deciso alla tutela del creato
e un impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di
degrado irreversibile. Per questo ho apprezzato l’iniziativa della Chiesa italiana di
promuovere la sensibilità sulle problematiche della salvaguardia del creato fissando una
Giornata nazionale che cade proprio il 1° settembre. Quest’anno l’attenzione è
puntata soprattutto sull’acqua, un bene preziosissimo che, se non viene condiviso
in modo equo e pacifico, diventerà purtroppo motivo di dure tensioni e aspri conflitti.
Cari giovani amici, dopo aver ascoltato le vostre riflessioni di ieri sera e di questa
notte, lasciandomi guidare dalla Parola di Dio ho voluto ora affidarvi queste mie
considerazioni, che intendono essere un paterno incoraggiamento a seguire Cristo per
essere testimoni della sua speranza e del suo amore. Da parte mia, continuerò a starvi
accanto con la preghiera e con l’affetto perché proseguiate con entusiasmo il cammino
dell’Agorà, questo singolare percorso triennale di ascolto, di dialogo e di
missione. Concludendo oggi il primo anno con questo stupendo incontro, non posso non
invitarvi a guardare già al grande appuntamento della Giornata Mondiale della Gioventù
che si terrà nel luglio del prossimo anno a Sidney. Vi invito a prepararvi a questa
grande manifestazione di fede giovanile, meditando il Messaggio che approfondisce il tema
dello Spirito Santo, per vivere insieme una nuova primavera dello Spirito. Vi aspetto
dunque numerosi anche in Australia, a conclusione del vostro secondo anno dell’Agorà.
Volgiamo infine, ancora una volta, i nostri occhi verso Maria, modello di umiltà e di
coraggio. Aiutaci, Vergine di Nazaret, ad essere docili all’opera dello Spirito Santo
come lo fosti tu; aiutaci a diventare sempre più santi, discepoli innamorati del tuo
Figlio Gesù; sostieni e accompagna questi giovani perché siano gioiosi e infaticabili
missionari del Vangelo tra i loro coetanei, in ogni angolo dell’Italia. Amen!
-
|