Nel saluto inviato a Pistoia, il Papa ha ribadito le emergenze «etiche e
sociali» che chiamano all’impegno: il rispetto della vita umana, la tutela della
famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, la giustizia, la pace e la salvaguardia
del creato
Benedetto XVI:
«Da credenti siamo al
servizio
del bene di tutti»
La
«grande opportunità» offerta dalle «sfide» del Paese esige che i credenti
«reagiscano non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi ma, al contrario, con un
rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna
delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia». Lo
afferma Benedetto XVI nel messaggio inviato al presidente della Cei monsignor Angelo
Bagnasco per la 45ª Settimana sociale dei cattolici italiani, letto ieri ai delegati dal
nunzio in Italia monsignor Giuseppe Bertello.
La Chiesa, aggiunge il Papa «non può esimersi dall’interessarsi del
bene dell’intera comunità civile, in cui vive e opera, e a essa offre il suo peculiare
contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità
e di onestà». La Settimana, che da oggi a domenica prosegue a Pisa, secondo il Papa è l’«occasione
per ribadire che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito
proprio dei fedeli laici » ai quali, «come cittadini dello Stato», compete di
«partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime
autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri
cittadini secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità».
(F.Ogn.)
Pubblichiamo il testo integrale del messaggio inviato da Benedetto XVI ai
partecipanti alla 45ª Settimana sociale
Cade quest’anno il centenario della prima Settimana sociale dei cattolici
italiani, svoltasi a Pistoia dal 23 al 28 settembre 1907, per iniziativa soprattutto
del professor Giuseppe Toniolo, luminosa figura di laico cattolico, di scienziato ed
apostolo sociale, protagonista del movimento cattolico sul finire del XIX secolo e agli
albori del XX.
In questa significativa ricorrenza giubilare, invio volentieri il mio cordiale
saluto a lei, venerato fratello, a monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente
del Comitato scientifico ed organizzatore delle Settimane sociali, ai collaboratori e a
tutti i partecipanti alla 45ª «Settimana », che si svolgerà a Pistoia e a Pisa da 18
al 21 ottobre corrente.
Il tema scelto – «Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano»
–, pur essendo stato già affrontato in alcune precedenti edizioni, mantiene intatta la
sua attualità ed anzi è opportuno che sia approfondito e precisato proprio ora, per
evitare un uso generico e talvolta I improprio del termine «bene comune».
Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, rifacendosi all’insegnamento
del Concilio Ecumenico Vaticano II, specifica che «il bene comune non consiste
nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo
di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme
è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro»
(Costituzione Gaudium et spes, 164). Già il teologo Francisco
Suarez individuava un bonum commune omnium nationum, inteso come «bene comune
del genere umano».
In passato, e ancor più oggi in tempo di globalizzazione, il bene comune va
pertanto considerato e promosso anche nel contesto delle relazioni internazionali ed
appare chiaro che, proprio per il fondamento sociale dell’esistenza umana, il bene di
ciascuna persona risulta naturalmente interconnesso con il bene del l’intera umanità. L’amato
servo di Dio Giovanni Paolo II osservava, in proposito, nell’enciclica Sollicitudo
rei socialis che «si tratta dell’interdipendenza, sentita come sistema determinante
di relazioni nel mondo contemporaneo, nelle sue componenti economica, culturale, politica
e religiosa, e assunta come categoria morale» (n. 38). Ed aggiungeva: «Quando l’interdipendenza
viene così riconosciuta, la correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale,
come 'virtù', è la solidarietà. Questa, dunque, non è un sentimento di vaga
compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane.
Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune:
ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di
tutti» ( ibid.).
Nell’enciclica Deus caritas est ho voluto ricordare che «la
formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene
alla sfera della politica, cioè all’ambito della ragione autoresponsabile» (n. 29). Ed
ho poi notato che «in questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le
spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali,
senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative
a lungo» ( ibid.). Quale occasione migliore di questa per ribadire che
operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli
laici?
Come cittadini dello Stato tocca ad essi partecipare in prima persona alla vita
pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la
vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di ognuno e
sotto la propria autonoma responsabilità. Nel mio intervento al Convegno ecclesiale
nazionale di Verona, l’anno scorso, ebbi a ribadire che agire in ambito politico per
costruire un ordine giusto nella società italiana non è compito immediato della Chiesa
come tale, ma dei fedeli laici. A questo loro compito della più grande importanza, essi
debbono dedicarsi con generosità e coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della
Chiesa e animati dalla carità di Cristo. Per questo sono state sapientemente istituite le
Settimane sociali dei cattolici italiani e questa provvida iniziativa potrà anche in
futuro offrire un contributo decisivo per la formazione e l’animazione dei cittadini
cristianamente ispirati.
La cronaca quotidiana mostra che la società del nostro tempo ha di fronte
molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di
compromettere seriamente il suo futuro. Particolarmente attuale è la questione
antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare
alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato
più volte ribadito, non si tratta di valori e principi solo «cattolici», ma di valori
umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del
creato.
Che dire, poi, dei problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai
giovani? Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una
loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente
compromesso. Riprendo qui l’invito che ebbi a rivolgere nel Convegno ecclesiale
di Verona ai cattolici italiani, perché sappiano cogliere con consapevolezza la grande
opportunità che offrono queste sfide e reagiscano non con un rinunciatario ripiegamento
su se stessi, ma, al contrario, con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi
rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita
culturale e morale dell’Italia.
Non posso infine non accennare ad un ambito specifico, che anche in Italia stimola
i cattolici ad interrogarsi: è l’ambito dei rapporti tra religione e politica.
La novità sostanziale portata da Gesù è che Egli ha aperto il cammino verso un mondo
più umano e più libero, nel pieno rispetto della distinzione e dell’autonomia che
esiste tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21).
La Chiesa, dunque, se da una parte riconosce di non essere un agente
politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi del bene dell’intera
comunità civile, in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare
contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità
e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale.
Sono queste le tematiche quanto mai attuali a cui la prossima Settimana sociale dei
cattolici italiani dedicherà la sua attenzione. Per coloro che vi prendono parte assicuro
un particolare ricordo nella preghiera e, mentre auspico un fecondo e fruttuoso lavoro per
il bene della Chiesa e dell’intero Popolo d’Italia, invio di cuore a tutti una
speciale benedizione apostolica.
Dal Vaticano, 12 Ottobre 2007
Benedetto XVI
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